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ABORTI IN CRESCITA TRA LE DONNE STRANIERE

Secondo i dati del rapporto del ministero del Welfare sull’applicazione della legge in materia di gravidanza, diminuiscono gli aborti legali (-48,3% dal 1982 ad oggi), ma non tra le donne straniere. Per quest’ultime la tendenza al ricorso all’aborto è tre volte maggiore rispetto alle italiane, e oltre quattro volte per le più giovani.
Emerge una stretta correlazione tra aborto e dati socio-demografici: età, livello di informazione redditto, accesso ai servizi. E’ evidente che questa stretta correlazione sottolinea anche il livello di inclusione nel sistema della cittadinanza, segnalando in questo caso una difficoltà nei processi di integrazione.

E’ dal 1995 che si è iniziato sistematicamente a rilevare l’informazione sulla cittadinanza delle donne che ricorrono all’aborto. Quell’anno le donne straniere che lo fecero furono 8.967. Nel 2007 saranno 40.224 (dalle quali però bisogna scalare le 6.825 venute appositamente dall’estero), il 32,2% del dato nazionale.

Dal tasso di abortività specifico per classe di età elaborato dall’Istat per il 2005 risulta che per le straniere è di 3, 4 volte superiore. E’ più alto per tutte le classi di età, ma la differenza aumenta per le classi di età più giovani: se per le italiane tra i 18-24 anni è del 10.5% per le straniere è del 46,1%.

Il rapporto riferisce anche alcune risultanze di un’indagine del 2004 curata dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’ASP Lazio.
Da quest’indagine risulta una scarsa conoscenza della fisiologia della riproduzione e dei metodi per la procreazione responsabile: “una parte consistente delle donne non è stata in grado di identificare il periodo fertile”.

Tra le donne dell’Est Europa il coito interotto risulta il metodo più utilizzato. Tra quelle del Sud America pillola e preservativo risultano spesso aver fallito per un uso non corretto.

Le motivazioni più frequenti per il ricorso all’aborto sono l’aver raggiunto il numero di figli desiderato e i problemi economici.

Quasi sempre è il consultorio pubblico o un servizio IVG (Interruzione volontaria della Gravidanza) a rilasciare il documento per l’aborto.

Lo studio, infine, evidenzia la necessità di promuovere l’offerta attiva di counselling sui metodi della procreazione responsabile.

PER SAPERNE DI PIU’:

http://www.ministerosalute.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1010_allegato.pdf

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