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Bonus bebè per tutti: la marcia indietro del Comune di Brescia

Il comune di Brescia pagherà il bonus bebè a tutti i neo-genitori che l’hanno richiesto, siano essi italiani o immigrati. La decisione, trapelata ieri, è stata presa nella riunione di giunta di giovedì scorso.

Si tratta comunque di una scelta di carattere tecnico. Secondo fonti interne al Comune, una dirigente del settore Servizi sociali si sarebbe trovata nella scomoda posizione di essere la diretta interessata delle ingiunzioni della magistratura. Starebbe in capo a lei la responsabilità di rispettare le ordinanze della magistratura. In ultima analisi, era lei quella che rischiava la parte del «capro espiatorio». A livello politico il Comune intende invece proseguire la battaglia legale fino al Consiglio di Stato, nonostante i cinque pronunciamenti negativi fin qui ottenuti dai magistrati.

 Il bonus è stato richiesto da 1.067 famiglie: 675 composte da cittadini italiani e 392 da genitori immigrati e regolarmente residenti sul territorio comunale. Ora verrà dato a tutti ma la Loggia, par di capire, si riserva di chiedere indietro i mille euro di bonus alle famiglie dei neonati stranieri qualora ci fosse un ribaltamento legale futuro.
L’atteggiamento della giunta non ci sorprende ma a onoro del vero speravamo in un maggiore pudore. Tutto ha avuto origine a causa di un provvedimento sbagliato e discriminatorio del Comune preso il 21 novembre di un anno fa. In seguito al ricorso legale fatto da Cgil e Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), cinque sentenze di tribunale hanno confermato il carattere discriminatorio del provvedimento che voleva concedere il bonus solo ai genitori italiani.

In questa vicenda, il di porsi della Cgil è sempre stato lo stesso: difendere i diritti di tutti, italiani e stranieri: vale per il riconoscimento del bonus, vale nei luoghi di lavoro. In queste settimane siamo mobilitati a difesa dell’occupazione contro i licenziamenti e non ci poniamo l’interrogativo se questi lavoratori e lavoratrici sono italiani o stranieri, e tempo indeterminato o precari.

Fonte: Cgil Brescia

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