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CGIL/LETTERA APERTA DI EPIFANI: “TROVARE UNA SOLUZIONE RAGIONEVOLE PER LO STRANIERO CHE LAVORA ONESTAMENTE, ANCHE SE E' SENZA PERMESSO DI SOGGIORNO”

 
   Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani con una lettera aperta ai presidenti del Consiglio, del Senato e della Camera condanna il pacchetto sicurezza e chiede di “trovare una soluzione ragionevole per lo straniero che lavora onestamente, anche se è senza permesso di soggiorno”. Di seguito pubblichiamo la lettera aperta.

 

 

 

 Al Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi
Palazzo Chigi
Al Presidente del Senato
Renato Schifani
Palazzo Madama
Al Presidente della Camera
Gianfranco Fini
Palazzo Montecitorio
Roma, 10 luglio 2009

 

Lettera aperta al Governo ed al Parlamento
“Trovare una soluzione ragionevole per lo straniero che lavora onestamente, anche se è senza permesso di soggiorno

Con l’approvazione del ddl 733 b e l’ormai prossima entrata in vigore della nuova legge sulla sicurezza vengono cambiate le regole del gioco per chi è immigrato nel nostro Paese, con provvedimenti che incidono sullo status e sulle condizioni di vita e lavoro di chi ha deciso di cercare nel nostro Paese la chance di un futuro migliore, per sé e per la propria famiglia.
La CGIL non condivide la filosofia del pacchetto sicurezza in quanto prefigura una separazione normativa nella condizione degli immigrati da quella degli italiani, colpendo così in prima battuta i lavoratori stranieri ma finendo per abbassare i diritti di tutti.
In particolare considera l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, basato non su fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale ma su una condizione individuale, una norma contrastante con il principio in materia penale, in base al quale si può essere puniti solo per fatti materiali.
Inoltre l’introduzione di questo dispositivo produce effetti a catena sulla normativa e conseguenze forse poco valutate:
1. Detto reato ha carattere di “costanza” in quanto riguarda una situazione (il soggiorno) che dura nel tempo, e finisce per applicarsi anche a chi è in Italia prima dell’entrata in vigore della nuova legge sulla sicurezza. Assume dunque carattere di retroattività;
2. Per chi è in Italia irregolarmente da tempo, non c’è modo di evitare il reato che finisce per essere attribuito indipendentemente dalla volontà di chi vi incorre;
3. La nuova legge rende più onerosa e difficile la condizione di soggiorno anche per gli immigrati regolari; per chi non lo è prefigura un futuro nero: privo di diritti e di speranze;
4. Per chi è irregolare vengono meno diritti fondamentali della persona, come iscrivere il figlio all’anagrafe, il diritto allo studio oltre l’obbligo scolastico, il diritto ad una casa ed all’invio di rimesse in Patria, ecc. Inoltre impone agli operatori del servizio pubblico l’obbligo di denuncia, per non incorrere loro stessi in un reato.

Pur non condividendo la nuova legge, la CGIL crede utile evitare una situazione di criminalizzazione diffusa di chi è venuto in Italia per vivere onestamente ed è presente sul territorio al momento di entrata in vigore della nuova legge.
Per questo motivo il nostro sindacato propone di dare la possibilità, a chi ha un lavoro di uscire dalla trappola della clandestinità.
Va anche considerato che la legge metterebbe a rischio anche i datori di lavoro e le famiglie che occupano migranti senza permesso di soggiorno. Una situazione che – se non rimediata – rischia di avere pesanti costi sociali.
Oggi il sindacato valuta che in Italia ci sono almeno un milione di lavoratori stranieri senza permesso, il che costa allo Stato italiano almeno 2 miliardi di Euro l’anno in mancate tasse e contributi previdenziali, fondi che dovrebbero essere investiti in integrazione ed aiuti allo sviluppo dei paesi di origine degli stessi immigrati.
La CGIL propone dunque di fare emergere dal sommerso e dalla condizione di clandestinità chiunque oggi lavori e viva onestamente. Questo può e deve essere fatto:
a) Non solo per le badanti. Nel lavoro domestico, in edilizia, in agricoltura e nel commercio vi sono situazioni di forte presenza del lavoro etnico irregolare e spesso condizioni di estremo sfruttamento;
b) Quello che è importante è agire però subito con un provvedimento che abbia efficacia immediata, preferibilmente prima dell’entrata in vigore della nuova legge.

Si propone, inoltre:
c) Di prevedere meccanismi efficaci per l’ingresso regolare; si rischia altrimenti di dare il segnale opposto a quello dichiarato: quello di una Italia chiusa alla migrazione legale;
d) Usare più efficacemente gli ammortizzatori sociali per non licenziare, sia italiani sia immigrati. Inoltre chiediamo le garanzie di permanenza regolare in Italia per gli immigrati che hanno perso il lavoro a causa di crisi economica.

Per questo motivo la CGIL chiede di riaprire da subito il dibattito con le Istituzioni e con il Governo per trovare soluzioni condivise al tema dell’immigrazione e soluzioni ragionevoli, equilibrate ed umane al tema degli irregolari.
Guglielmo Epifani

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