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CHIUSURE DI NIDI : LA CGIL CHIEDE CHE SI APRA UN CONFRONTO SUL FUTURO DEI SERVIZI EDUCATIVI 0/6

Modena, 2 luglio 2015

La chiusura di 2 nidi in città, fra mobilitazioni di contrarietà e oggettiva drastica riduzione di iscrizioni al servizio, riporta alla pubblica attenzione un tema che interessa i servizi educativi e, più in generale, il welfare dei nostri territori.
Non è da quest’anno che chiudono sezioni o addirittura interi servizi, ma è almeno 4/5 anni che nell’indifferenza pressoché totale, nella nostra provincia si riducono posti negli asili nido (per contrazione della domanda) o, come accaduto anche a Modena negli ultimi anni, alcune sezioni di nido vengono trasformate in sezioni di materna.
E magari il clamore si alza quando chiudono strutture storiche, ma si alza meno quando la riduzione avviene nelle strutture convenzionate, cooperative o private che siano.
Il tema non può essere affrontato solo schierandosi a favore o contro la chiusura, ma richiede una discussione che coinvolga l’intera comunità se non vogliamo che un’esperienza presa ad esempio nel resto d’Italia, si impoverisca giorno per giorno in modo irreparabile.
Nei nidi e nelle scuole dell’infanzia di questa regione il  cuore del progetto educativo e pedagogico è stato quello di mettere il bambino, il suo sviluppo, la sua formazione  al centro.
E pensiamo che questa sia stata una scelta vincente per lo sviluppo di tutta la società.
Questo è il tema da cui occorre ripartire, anche quando si intravvede la necessità, ineludibile, di cambiare .
Il tema su cui la Cgil chiede una discussione pubblica e trasparente, peraltro proposta dallo stesso Sindaco qualche mese fa, è: come sono cambiate le esigenze delle famiglie nel nostro territorio? Come rispondiamo a queste esigenze salvaguardando il cuore del progetto pedagogico dei nostri nidi e delle nostre scuole dell’infanzia?  Da cosa è determinato il calo delle iscrizioni ? Dalla crisi economica, dalla quota di compartecipazione troppo elevata? Dalla organizzazione dei servizi? Come affrontiamo l’idea del cambiamento con risorse che, a causa dei tagli agli enti locali, rischiano di essere quasi sempre in riduzione?
E’ un peccato se questa discussione a Modena non si fa per intero.
Troppo riduttivo pensare che ci salverà solo il welfare aziendale, ingiusto pensare che le famiglie possono anche trovare la loro risposta privatamente, paradossale pensare che troviamo tutte le soluzioni se costruiamo servizi con i turni flessibili a seconda delle esigenze dei singoli lavoratori (le scuole aperte fino alle 10 di sera o tutti i sabati e le domeniche).
Ma i problemi esistono tutti. La Cgil qualche proposta ce l’ha.
Ad esempio, per noi sarebbe certo utile il coinvolgimento del sistema delle imprese e dei privati  nella difesa di un sistema di welfare integrato, anche attraverso la costituzione di fondi territoriali per la spesa sociale.
Altro esempio: il tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro non può essere un problema dei singoli, ma deve essere assunto come un tema collettivo.
Ancora, cambiamenti anche nell’organizzazione del servizio si possono ragionare, a partire dalla valorizzazione di chi quei servizi tutti i giorni li fa vivere .
Sono alcuni temi, ce ne potrebbero essere altri. Tutti però implicano la disponibilità di una visione lunga, di prospettiva, che coinvolga l’intera comunità.
Un Comune come Modena, che i servizi qualche anno fa se li è letteralmente inventati, non dovrebbe arrendersi, uscendo pian piano dalla gestione dei servizi e come sta avvenendo anche in questo periodo anche dalla supervisione degli appalti dei servizi integrativi (come il servizio di doposcuola) .
Se l’obiettivo che si è dato il Comune, anche con il Patto per la Crescita, è quello dell’essere un distretto dell’innovazione del welfare, il pubblico deve essere protagonista di questa discussione.

Tania Scacchetti, segretario Cgil Modena
Marco Bonaccini, segretario sindacato FP/Cgil Modena