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Colf e badanti, sanatoria a metà/Rassegna.it

Scade alla mezzanotte del 30 settembre la procedura per regolarizzare le collaboratrici domestiche. Le stime parlavano di 700 mila domande, ne sono arrivate meno di 300 mila. Maroni boccia la richiesta dei sindacati: “Niente proroga”

Scade alla mezzanotte di oggi (30 settembre) la sanatoria per colf e badanti. Quando mancavano ventiquattro ore al termine, ha fatto sapere ieri il Viminale, le domande presentate erano 257.975. L’ipotesi più probabile è che entro la serata di oggi si raggiungano le 300 mila. Poche, lamentano sindacati e associazioni giudicando un fallimento l’intera operazione. Le stime che aveva diffuso il Viminale, infatti, erano ben altre: al varo della sanatoria si era parlato di 500 mila, forse addirittura 700 mila famiglie interessate. Oggi siamo a meno della metà: colpa dei 500 euro richiesti, delle 20 ore di lavoro che molti avevano spezzettate in tanti datori e del tetto di reddito previsto. Bocciata, però, la richiesta di prorogare i termini della sanatoria arrivata dalle organizzazioni di lavoratori.

LE CIFRE. La procedura era partita il primo settembre scorso. I datori devono pagare 500 euro per ciascun lavoratore da regolarizzare, e finora sono stati versati 115 milioni di euro, che diventeranno 150 milioni se si raggiungerà quota 300 mila domande. La gran parte delle domande riguarda le colf (oltre 155 mila), circa 71 mila quelle per le badanti e quasi 30 mila le richieste di badante per altra persona. La cifra più consistente di domande è stata inoltrata da privati (128 mila circa), molte anche quelle inviate da patronati e associazioni (123 mila circa). Meno numerosi i moduli inviati dai Comuni (2.900) e dai consulenti del lavoro (4 mila). Tra le nazionalità di chi fruisce di questa sanatoria, al primo posto ci sono gli ucraini, con quasi 42 mila moduli richiesti (il 13,1 per cento del totale), seguiti da marocchini (37 mila), moldavi (29 mila) e cinesi (21 mila).

SINDACATI E ASSOCIAZIONI: UN FLOP. Sindacati e associazioni sono tornati a chiedere una proroga dei termini. Per l’Inca Cgil il governo deve provvedere a “prorogare i termini per l’emersione del lavoro nero, che coinvolge un numero ben più consistente di lavoratori e lavoratrici stranieri, presenti in Italia”. La Uil considera la regolarizzazione un “relativo successo” ottenuto nonostante le limitazioni all’accesso alla procedura di molti datori di lavoro e chiede di estendere questa possibilità di almeno un mese. Medesima richiesta da parte di Domina, associazione nazionale datori di lavoro domestico e firmataria del contratto collettivo di categoria, che lamenta una “scarsa campagna informativa”. L’Adoc aveva previsto almeno il doppio delle domande, ma a penalizzare le richieste, il presidente Carlo Pileri, è stata “l’eccessiva onerosità della domanda, la paura di essere schedati e la mancanza di un’adeguata campagna informativa”.

NIENTE PROROGHE. “Non c’è alcuna possibilità di fare proroghe”. Così il ministro Maroni in una intervista su Canale5. “È una norma che si conosce da tempo – precisa –, si sa quali sono le scadenze, le modalità e le condizioni. Questa finestra per la regolarizzazione si chiude oggi e da domani queste saranno regolarizzate, chi non ha voluto usufruire di questa norma avrà deciso di continuare nel lavoro irregolare e quindi sarà soggetto alle sanzioni previste dalla legge”. Di fronte a un numero di richieste ben inferiore a quello che si attendeva (cioè 700 mila), Maroni risponde parlando di “stime fatte a casaccio” e concludendo che “è sbagliato basarsi su di esse per giudicare”.
Rassegna.it, 30/09/2009

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