Inizio
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TESI
8^
LE POLITICHE CONTRATTUALI
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Tesi 8^ alternativa
Le politiche contrattuali
1^ firmatario Gianni Rinaldini
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1.
La nostra proposta sulle politiche contrattuali deve
essere rigorosa e funzionale all’insieme della linea
politica assunta su tutto ciò che riguarda la nostra
rappresentanza e il nostro ruolo di sindacato generale.
Essa non può prescindere da luci ed ombre che hanno
caratterizzato i risultati della contrattazione negli anni
più recenti.
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1.
La nostra proposta sulle politiche contrattuali deve essere
rigorosa e coerente all’insieme della linea sindacale e
politica che assume la centralità del lavoro e la sua
autonoma espressione come scelta fondamentale per un nuovo
progetto sociale.
La stagnazione economica italiana è anche il frutto di una
politica economica e industriale che ha scelto di competere
nell’economia globale sul terreno dei costi, sul
peggioramento delle condizioni di lavoro, sulla
precarizzazione e sui bassi salari. Oggi occorre superare
l’impostazione monetarista che vede nel taglio della spesa
pubblica e delle retribuzioni gli strumenti per favorire lo
sviluppo. Esiste un rapporto positivo tra la necessità di
affermare una nuova politica economica e industriale e la
necessità di invertire il processo in atto nella
redistribuzione della ricchezza, oggi a tutto vantaggio
delle rendite e dei profitti.
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1.1 Vi è stata mediamente una dinamica delle
retribuzioni nette inferiore a quella inflazionistica, per
effetto di una iniqua politica fiscale e per la mancata
restituzione del fiscal drag che ha prodotto una reale
erosione delle retribuzioni, nonché per una esigua
distribuzione della produttività. A ciò va aggiunto un
sistema parametrale e di inquadramento fermo nel tempo; il
ritorno ad un addensamento sostanziale nei livelli di minor
professionalità, collegato al diffondersi di varie forme di
lavoro precario e atipico; il sistematico ritardo nei
rinnovi dei CCNL, per responsabilità delle controparti
pubbliche e private che hanno di fatto prodotto un
allungamento dei tempi di rinnovo; la mancata revisione del
meccanismo di calcolo dell’inflazione riferita ai meccanismi
ISTAT e quindi alla composizione e al peso delle voci del
paniere. |
1.1.
Nel corso di questi anni le scelte compiute dal governo con
il sostegno della Confindustria su fisco, lavoro, Stato
sociale hanno determinato una redistribuzione del reddito
contro il lavoro e le pensioni e hanno generato
precarizzazione della di vita e del lavoro. Il sistema
delle imprese, inoltre, ha utilizzato profitti e
produttività per attuare, a partire dalle grandi imprese,
operazioni di natura prevalentemente finanziaria piuttosto
che di carattere industriale.
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1.2 Contro questi effetti negativi, che hanno pesato
sulla tenuta dei salari, la CGIL ha condotto una convinta
battaglia a sostegno dei redditi e per la difesa del CCNL, a
partire dal superamento delle regole sull’inflazione
programmata. L’articolazione dei risultati va inserita nel
contesto e nelle responsabilità politiche sopra descritte. |
1.2.
In questo contesto politico e sociale la Cgil ha condotto
una convinta battaglia a sostegno dei redditi, contro la
Legge 30 e per la difesa del Contratto nazionale di lavoro,
a partire dal superamento delle regole sull’inflazione
programmata. Ciò è avvenuto anche a fronte della pratica
degli accordi separati. |
2. La contrattazione di secondo livello nell’ultimo
decennio è stata prevalentemente insufficiente, con
risultati diversificati all’interno delle categorie e fra
Nord, Centro e Sud e che ha risentito della incidenza della
profonda crisi industriale in particolare degli ultimi 4
anni.
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2.
2.La contrattazione di secondo livello pur con risultati
diversificati all’interno delle categorie e nelle aree
territoriali è stata complessivamente insufficiente.
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2.1 I dati disponibili indicano una copertura media
nazionale pari ad un terzo dei lavoratori e delle
lavoratrici e sull’insieme dei comparti. I risultati
ottenuti evidenziano differenze qualitative e quantitative
fra aziende, settori e territori, anche per le diverse
modalità e struttura contrattuale con le quali si è
esercitata la contrattazione decentrata.
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2.1.
La copertura dell’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori
dipendenti con la contrattazione rimane un obiettivo della
nostra iniziativa, non scindibile dalla riunificazione del
lavoro a fronte di processi sempre più estesi di
frammentazione e frantumazione del ciclo del prodotto. La
situazione attuale evidenzia una copertura contrattuale
differenziata anche per le diverse modalità e struttura
contrattuale con le quali si esercita la contrattazione
decentrata. |
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2.2 Nel Pubblico Impiego, nei settori dell’istruzione,
dell’università e della ricerca la generalizzazione della
contrattazione decentrata è stata resa possibile dalla
definizione per legge del sistema della rappresentanza
sindacale e delle RSU.
Oggetto della contrattazione è stato l’intervento
sull’insieme delle condizioni delle prestazioni del lavoro,
sulle questioni retributive e professionali messe in
discussione anche dal taglio dei trasferimenti finanziari al
sistema delle autonomie locali e dall’attacco al sistema
dell’istruzione e della ricerca pubblica.
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2.2.
Nel Pubblico impiego, nei settori dell’istruzione,
dell’università e della ricerca la generalizzazione della
contrattazione decentrata è stata resa possibile dalla
definizione per legge del sistema della rappresentanza
sindacale e delle Rsu. Oggetto della contrattazione è stato
l’intervento sull’insieme delle condizioni di lavoro, sulle
questioni retributive e professionali, messe in discussione
anche dal taglio dei trasferimenti finanziari al sistema delle
Autonomie locali e dall’attacco al sistema dell’istruzione e
della ricerca pubblica. |
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2.3 Nello stesso settore dell’impiego pubblico si assiste
ad un attacco al sistema contrattuale attraverso il tentativo
di tornare indietro dalla contrattualizzazione del rapporto di
lavoro, che rimane punto fermo per il sindacato, per un
sistema fatto di interventi legislativi che snaturano il ruolo
e la funzione della stessa contrattazione in nome di “un
primato” dell’interesse della politica non solo sulle
tematiche relative al rapporto di lavoro (come è successo per
il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco o come il Governo
intende prefigurare per i docenti dopo la cancellazione della
contrattazione e delle RSU), ma con la massiccia estensione
dello spoil system, che stravolge i principi di imparzialità e
di interesse generali sui quali si basa l’agire pubblico. |
2.3.
Nello stesso tempo nel settore dell’impiego pubblico si
assiste a un attacco al sistema contrattuale attraverso il
tentativo di revocare la contrattualizzazione del rapporto di
lavoro, che rimane punto fermo per il sindacato, per riesumare
un sistema fatto di interventi legislativi che snaturano il
ruolo e la funzione della stessa contrattazione in nome di «un
primato» dell’interesse della politica, non solo sulle
tematiche relative al rapporto di lavoro (come è successo per
il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, o come il Governo
intende prefigurare per i docenti dopo la cancellazione della
contrattazione e delle Rsu), ma con la massiccia estensione
dello Spoil system, che stravolge i princìpi di
imparzialità e di interesse generale sui quali si basa l’agire
pubblico. |
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3. I limiti più evidenti di cui dobbiamo prendere atto
riguardano il ruolo e lo sforzo esercitato su tutto ciò che
attiene l’Organizzazione del Lavoro e i cambiamenti prodotti
dai numerosi processi di ristrutturazione, trasformazione, ed
esternalizzazione che hanno modificato e frantumato buona
parte del sistema delle imprese nell’ultimo decennio. A ciò
va aggiunto l’insufficiente coinvolgimento nella
contrattazione delle nuove e diverse forme di lavoro. |
3.
I limiti più evidenti della nostra iniziativa contrattuale
riguardano l’intervento su tutto ciò che attiene
all’organizzazione del lavoro e ai cambiamenti prodotti dai
processi di trasformazione ed esternalizzazione delle imprese.
A ciò va aggiunto l’insufficiente coinvolgimento a partire
dall’elaborazione delle piattaforme delle nuove e diverse
forme del lavoro.
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3.1 In questo contesto si sono altresì accentuati i
differenziali salariali tra donne e uomini. Infatti, sia la
selezione degli obiettivi del salario derivante dalla
contrattazione di secondo livello, che la caratteristica dei
modelli organizzativi del lavoro hanno limitato la
partecipazione delle donne alle dinamiche del lavoro nei
singoli luoghi di lavoro.
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3.1.
In questo contesto si sono altresì accentuati i differenziali
salariali tra donne e uomini. Infatti, sia la selezione degli
obiettivi del salario derivante dalla contrattazione di
secondo livello, che la caratteristica dei modelli
organizzativi del lavoro hanno limitato la partecipazione
delle donne alle dinamiche del lavoro nei singoli luoghi
lavorativi. |
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3.2 Tali processi hanno contribuito ad indebolire il nostro
ruolo contrattuale, ed a favorire in molte realtà fenomeni che
devono essere rigorosamente contrastati, in particolare:
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3.2.
Tali processi che avvengono nell’ambito di una situazione di
crisi del sistema industriale hanno contribuito a indebolire
il nostro ruolo contrattuale favorendo in molte realtà
fenomeni che devono essere rigorosamente contrastati, in
particolare:
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3.3 - l’introduzione di doppi regimi contrattuali che
hanno contrapposto lavoratori in forza a lavoratori di futura
assunzione; |
3.3.
l’introduzione di doppi regimi contrattuali che hanno
contrapposto lavoratori in forza a lavoratori di futura
assunzione; |
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3.4 - aumenti salariali legati a parametri, indici ed
obiettivi non verificabili che hanno impedito alle RSU di
esercitare un controllo reale sulla prestazione lavorativa; |
3.4.
aumenti salariali legati a parametri, indici e obiettivi non
verificabili che hanno impedito alla Rsu di esercitare un
controllo reale sulla prestazione lavorativa; |
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3.5 - l’insufficiente rapporto fra contrattazione del salario
e controllo degli orari, ambiente, organizzazione del lavoro;
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3.5.
l’insufficiente rapporto fra contrattazione del salario e
controllo degli orari, ambiente e organizzazione del lavoro; |
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3.6
- frequenti erogazioni unilaterali. |
3.6.
accordi sull’utilizzo degli impianti che scaricano gli orari
più disagiati su determinate fasce di lavoratrici e
lavoratori; |
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3.7.
aumenti salariali legati a parametri di presenza, a carattere
individuale e/o collettivo; |
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3.8.
frequenti erogazioni unilaterali. |
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4. E’ ormai un dato incontestabile il fatto che in
Italia si è verificato uno spostamento della ricchezza
prodotta verso i profitti e le rendite e che le retribuzioni
hanno complessivamente subito un arretramento tra i più
significativi in Europa. |
4.
È ormai un dato incontestabile il fatto che in Italia si è
verificato uno spostamento della ricchezza prodotta verso i
profitti e le rendite e che le retribuzioni hanno subìto un
arretramento tra i più significativi in Europa.
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4.1 Tutto questo in una fase in cui, il processo di
ristrutturazione delle imprese a livello globale ha indebolito
spiazzandoli i sistemi di regolazione legislativa nazionale
provocando una tendenza alla decontrattualizzazione dei
rapporti tra capitale e lavoro.
Ciò che si intende imporre è l’assunzione di un modello di
competitività basato sulla compressione dei costi e dei
diritti quale valore assoluto nell’evoluzione aziendalistica
delle relazioni industriali.
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4.1.
Tutto questo in una fase in cui il processo di
ristrutturazione delle imprese a livello globale ha
indebolito, spiazzandoli, i sistemi di regolazione legislativa
nazionale provocando una tendenza alla decontrattualizzazione
dei rapporti tra capitale e lavoro. Ciò che si intende imporre
è l’assunzione di un modello di competitività basato sulla
compressione dei costi e dei diritti quale valore assoluto
nell’evoluzione aziendalistica delle relazioni industriali. |
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4.2 La legislazione, di matrice “liberista”, enfatizza il
processo di frantumazione della forma impresa, nella
moltiplicazione delle tipologie dei rapporti di lavoro e nel
rapporto diretto fra azienda e singolo lavoratore. Nella
tendenza alla individualizzazione del rapporto di lavoro, così
come nella frammentazione delle figure giuridiche di impresa,
sta la crisi della stessa “forma-contratto” quale compromesso
fra interessi diversi ed asimmetrici, asimmetria che sta alla
base dell’organizzazione collettiva degli interessi più
deboli. |
4.2.
La legislazione, di matrice liberista, enfatizza il processo
di frantumazione della forma impresa, nella moltiplicazione
delle tipologie dei rapporti di lavoro e nel rapporto diretto
fra azienda e singolo lavoratore. Nella tendenza
all’individualizzazione del rapporto di lavoro sta la crisi
della stessa «forma-contratto» quale compromesso tra interessi
diversi e asimmetrici che sta alla base della tutela
collettiva degli interessi più deboli. Vi è quindi la
necessità di una nuova legislazione sul lavoro che sostituisca
e abolisca quella esistente. |
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4.3 Vi è quindi la necessità di far fronte alla linea di
decontrattazione e di individualizzazione, attraverso il
superamento e la sostituzione di tale legislazione
“liberista”. |
4.3.
Anche per queste ragioni il sindacato deve saper mettere in
campo una proposta alta di politica contrattuale per
ristabilire autorità negoziale, salariale e normativa a tutti
i livelli della contrattazione e per tutte le tipologie di
lavoro, in coerenza con le nostre politiche sul mercato del
lavoro.
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4.4 Anche per queste ragioni il sindacato deve saper
mettere in campo una proposta alta di politica contrattuale
per ristabilire autorità negoziale, autorità salariale,
autorità normativa, a tutti i livelli della contrattazione e
per tutte le tipologie di lavoro, in linea con le nostre
politiche sul mercato del lavoro. |
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5. Il nostro Congresso si caratterizza nella centralità
del valore del lavoro.
La politica contrattuale, le sue funzioni, i suoi compiti e il
ruolo del sindacato ne sono una parte determinante.
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5.
Il nostro Congresso si caratterizza sulla centralità del
lavoro. La politica contrattuale, le sue funzioni, i suoi
compiti e il ruolo del sindacato ne sono parte determinante.
Il problema della ridefinizione delle regole contrattuali è
posto. È dunque necessario definire i criteri di una nostra
proposta che sia funzionale ai nostri obiettivi, nella
consapevolezza che l’obiettivo della Confindustria è quello di
ridurre e modificare strutturalmente funzione e ruolo della
contrattazione collettiva a livello nazionale e a livello
decentrato.
Un sistema di regole contrattuali non è un problema tecnico,
di ingegneria contrattuale, né tanto meno può essere ridotto a
un fatto di congiuntura sociale e politica, ma inerisce ruolo
e funzione della contrattazione per un non breve periodo.
La logica liberista vuole ridisegnare la stessa funzione della
rappresentanza sociale e ne subordina il ruolo a pura funzione
rispetto a un solo punto di vista, quello delle imprese e del
mercato. È questa la radice più profonda della messa in
discussione del ruolo della contrattazione e delle relazioni
industriali in buona parte dei paesi industrializzati ed è
questo l’obiettivo che persegue la Confindustria con la
definizione di un nuovo sistema di regole contrattuali.
Assumere la centralità del lavoro significa volere affermare
coerentemente l’espressione di un altro punto di vista,
autonomo e democratico che è quello del lavoro, della sua
valorizzazione e della solidarietà che deve poter vivere nella
contrattazione.
Questo è il valore che assegniamo alle scelte e alle opzioni
che abbiamo prodotto in questi anni come Cgil dall’Assemblea
di Chianciano al Comitato direttivo del 30 settembre 2004.
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5.1 Il nostro punto di riferimento deve essere il lavoro e
le opzioni prodotte in questi anni che hanno avuto la loro
massima espressione all’assemblea di Chianciano nel Maggio del
2004 e il documento del Direttivo Nazionale del 30 settembre
2004. |
5.1 Il nostro punto di riferimento deve essere il
lavoro e le opzioni prodotte in questi anni che hanno avuto la
loro massima espressione all’assemblea di Chianciano nel
Maggio del 2004 e il documento del Direttivo Nazionale del 30
settembre 2004. |
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5.2 Occorre rilanciare una campagna di rinnovata politica
contrattuale in grado di riunificare il valore del lavoro che
abbia carattere acquisitivo e non solo difensivo, sia per le
retribuzioni che per i diritti rivendicando altresì
investimenti per l’innovazione di prodotto e di processo quale
fattore determinante per assicurare qualità e continuità
produttiva e salvaguardia dell’occupazione. |
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6. La CGIL nel ribadire che il sistema di regole
contrattuali deve essere unico per tutti i contratti pubblici
e privati, ritiene prioritario definire ruolo, compiti e
funzioni:
-
del contratto Nazionale
-
della contrattazione decentrata
-
del collegamento con le politiche negoziali in Europa
-
della contrattazione confederale territoriale.
Pertanto la Cgil conferma che:
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6.
6.La Cgil nel ribadire che il sistema di regole
contrattuali deve essere unico per tutti, ritiene prioritario
definirne ruolo, compito e funzioni, essendo oramai evidente
la crisi dell’attuale sistema contrattuale.
Non si tratta di definire le regole del prossimo contratto
nazionale con un accordo quadro, bensì di definire una
politica contrattuale e un sistema contrattuale, che segnerà
per un periodo non breve le relazioni industriali e quindi
ruolo e funzione della rappresentanza sociale.
- Contratto nazionale;
- contrattazione decentrata;
- collegamento con le politiche negoziali in Europa;
- contrattazione confederale territoriale.
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6.1 Fermo restando la necessità di rivendicare e
verificare una nuova e diversa politica redistributiva a
sostegno del lavoro dipendente e l’intervento per la
fiscalizzazione contributiva dei salari più bassi, il
contratto collettivo nazionale di lavoro rimane lo strumento
universale e indispensabile per concorrere alla difesa e
all’incremento del potere d’acquisto delle retribuzioni e per
aumentare i salari contrattuali, nonché per pari diritti su
tutto il territorio nazionale, per tutte le lavoratrici e i
lavoratori. |
6.1.
Il Contratto nazionale rappresenta lo strumento assolutamente
decisivo in cui il lavoro esercita il massimo e più unificante
ruolo di solidarietà generale sulle retribuzioni e sui
diritti.
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6.2 Occorrono regole, parametri e criteri certi di
riferimento per tutti i contratti collettivi nazionali di
lavoro, a partire dall’inflazione effettiva e prevedendo
altresì l’utilizzo di quote di produttività, affinché le
categorie, nella loro autonomia, definiscano le piattaforme
per i rinnovi dei CCNL, al fine di stabilire le richieste
salariali e dare risposte alle esigenze di modifica delle
parti normative e alla revisione degli inquadramenti
professionali. |
6.2.
6.2 Per questo il livello nazionale della
contrattazione va rafforzato e vanno respinte regole e modelli
che portano a un federalismo contrattuale finalizzato a
determinare differenze per aree geografiche e territori e a
provocare un più generale smantellamento dei diritti
universalistici.
Così come il livello nazionale non va depotenziato alla luce
degli assetti istituzionali e delle titolarità introdotte già
con la riforma del titolo V della Costituzione e attribuite
alle Regioni e alle Autonomie locali, soprattutto a seguito
dell’inaccettabile ipotesi di stravolgimento della
Costituzione, in particolare con la «devolution» in tema di
sanità e assistenza, istruzione, polizia locale.
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6.3 Per incrementare il reale potere d’acquisto ed
stendere i diritti, vanno respinte regole e modelli che
portano ad un federalismo contrattuale finalizzato a
determinare differenze per aree geografiche e territori, oltre
a ridurre la possibilità di accrescere le condizioni di parità
di trattamento e di tutela per tutti i lavoratori e le
lavoratrici, indipendentemente dalle caratteristiche del
rapporto di lavoro.
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6.3.
Contratto, fisco, politiche sociali devono coerentemente
essere affrontati con l’obiettivo di invertire l’attuale
tendenza e recuperare, nella distribuzione della ricchezza,
quote verso il lavoro e le pensioni. La redistribuzione della
ricchezza verso profitti, rendita e finanza non viene
registrata dagli indici d’inflazione anche se poi essa si
manifesta come condizione sociale e potere d’acquisto sociale.
Il potere d’acquisto, la situazione economica, quote di
produttività e la distribuzione della ricchezza devono essere
i criteri di riferimento del Contratto nazionale. Starà
all’autonoma valutazione delle organizzazioni sindacali
decidere come equilibrare le proprie richieste nazionali
rispetto all’insieme della situazione sociale ed economica,
fermo restando l’obiettivo della redistribuzione della
ricchezza e dell’aumento delle retribuzioni reali in sede
nazionale. |
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6.4 Il livello nazionale della contrattazione, non va
depotenziato alla luce degli assetti istituzionali e della
titolarità delle competenze introdotte già con la Riforma del
Titolo V° della Costituzione ed attribuite alle Regioni ed
alle Autonomie Locali soprattutto a seguito dell’inaccettabile
ipotesi di stravolgimento della costituzione in particolare
con la “devolution” in tema di sanità ed assistenza;
istruzione; polizia locale. |
6.4. Un contratto nazionale che
allarga le competenze è la condizione necessaria per puntare
nella contrattazione articolata alla riunificazione della
rappresentanza del lavoro, con una vertenzialità di sito
industriale, di filiera, di prodotto, di servizio.
Per questo accanto alla contrattazione aziendale e di gruppo,
bisogna prevedere un forte coordinamento tra obiettivi e sedi
di rappresentanza e di trattativa: a livello di sito e a
livello di filiera.
Una nuova e più incisiva legislazione sugli appalti può
contribuire alla difesa dei diritti, salute, sicurezza,
legalità.
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6.5 Il contratto nazionale rimane garante delle modalità
concrete con le quali la valorizzazione del lavoro
contribuisce all’uniformità delle prestazioni su tutto il
territorio nazionale. Anche queste motivazioni rafforzano la
nostra contrarietà al cosiddetto “federalismo contrattuale”. |
6.5. È necessario introdurre
strumenti che incentivino il rispetto da parte delle
controparti pubbliche e private dei rinnovi contrattuali, a
tal fine va incrementato il valore dell’indennità di vacanza
contrattuale con una tempistica e gradualità che abbia come
riferimento il prolungarsi dei tempi della trattativa.
Una valutazione a parte merita poi la questione per la quale i
Ccnl pubblici vengono sempre rinnovati in ritardo rispetto
alle loro scadenze e, una volta sottoscritti, diventano
esigibili dalle lavoratrici e dai lavoratori in tempi lunghi e
comunque superiori alle stesse disposizioni legislative in
materia.
È necessario introdurre strumenti che incentivino il rispetto
da parte del Governo e di tutte le controparti pubbliche delle
scadenze e tempistiche previste. In particolare dopo i novanta
giorni dalla scadenza del Ccnl, nel caso in cui le trattative
non siano state ancora aperte, le eventuali azioni di lotta
proclamate dalle Organizzazioni sindacali potranno derogare
dai contenuti della Legge 83/2000 sulla regolamentazione del
diritto di sciopero nei servizi pubblici a eccezione della
garanzia sui servizi minimi essenziali che andrà comunque
mantenuta. Inoltre dopo la sottoscrizione il Contratto
nazionale si intenderà definitivamente approvato e quindi
esigibile se entro 45 giorni dalla sua firma i comitati di
settore e gli organi di controllo non avranno espresso
esplicite riserve o dinieghi.
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6.6 Al contrario occorre un progetto che indichi modalità
e qualità di riaggregazione del ciclo produttivo per
consentire parità di costi contrattuali e contributivi.
Riduzione significativa delle tipologie e del numero dei
contratti, definendo percorsi condivisi per regole che
vincolano l’individuazione delle aree o delle filiere
contrattuali di riferimento, al fine di consolidare la
contrattazione sull’intera organizzazione del lavoro, evitando
la pluralità contrattuale e rispondendo alle nostre proposte
di politiche produttive e di sviluppo. |
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6.7 Il ricorso alle continue esternalizzazioni e
frantumazioni, agli appalti e subappalti avvenuti
prevalentemente per ridurre il costo del lavoro, e
introdurre precarietà, ha contribuito ad attivare un
insopportabile dumping contrattuale. Una nuova e più incisiva
legislazione sugli appalti può contribuire alla difesa dei
diritti, salute, sicurezza, legalità. |
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7. Per rafforzare l’autorità normativa occorre inoltre
realizzare:
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7.
Per rafforzare l’autorità normativa occorre inoltre
realizzare:
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7.1 Un sistema informativo in un quadro di democrazia
industriale in grado di rendere esigibile il diritto alla
conoscenza preventiva al fine di consentire la contrattazione
d’anticipo a monte dei processi di ristrutturazione e quindi
delle strategie d’impresa.
Nella disponibilità di strumenti per la contrattazione di
anticipo, si colloca il nostro ruolo per il governo dei
processi, che non può declinarsi né alla presenza del
sindacato nei consigli di amministrazione né tanto meno con
forme di partecipazione azionaria dei lavoratori.
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7.1. Una normativa nel Ccnl sulla politica degli orari, in
grado di contrastare tutti gli aspetti di deregolamentazione
introdotti dalla legislazione e stabile regole di sostegno
alla contrattazione di secondo livello.
Il sistema degli orari delle turnazioni e delle flessibilità
deve favorire la possibilità di conciliare per uomini e donne
complessivamente il tempo di vita ricostruendo organicamente
una strategia di riduzione del tempo di lavoro a 35 ore
settimanali.
Per questo deve essere confermato l’orario settimanale e
rafforzato il ruolo contrattuale delle Rsu nella definizione
degli orari plurisettimanali.
L’offensiva della Confindustria per la gestione unilaterale
del tempo di lavoro è l’espressione più evidente della volontà
di ridurre la contrattazione collettiva a un fatto residuale,
puramente adattiva a un unico punto di vista, quello
dell’impresa esautorando le Rsu di qualsiasi prerogativa
negoziale.
La Cgil è impegnata al controllo degli orari e a respingere
l’uso strumentale della direttiva e dei dispositivi europei
sugli orari e ritiene inaccettabile che si possa affermare a
livello europeo a partire dall’annualizzazione degli orari una
pratica derogativa in pejus rispetto ai contratti nazionali.
Si tratta di riprendere il controllo degli orari di fatto e
del ricorso agli straordinari, nonché di rilanciare la
strategia dei contratti di solidarietà quale strumento per
difendere l‘occupazione e la stessa integrità dell’impresa in
una fase di crisi industriale e di aumento delle
delocalizzazioni, rifiutando qualsiasi procedura di riduzione
occupazionale che preveda i licenziamenti.
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7.2 Vanno affermati ed individuati strumenti e sedi, a
partire dagli osservatori, nei quali le parti sociali
possono monitorare, verificare e controllare l’andamento
della produttività e la sua distribuzione. |
7.2.
Coerentemente con le scelte compiute contro la Legge 30
nella contrattazione, va perseguito l’obiettivo di
renderne inefficace l’applicazione. Il sindacato deve
operare anche sul piano contrattuale per l’abrogazione
della Legge 30, in particolare contrastando quelle norme
che liberalizzano gli appalti e introducono nuove figure
di precarietà come il lavoro a chiamata e il lavoro in
affitto a tempo indeterminato e stabilire regole e diritti
per tutti i lavoratori con l’obiettivo generale della
trasformazione a tempo indeterminato di tutti i rapporti
di lavoro precari superando in questo modo gli effetti
della legislazione sul lavoro. |
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7.3 - Normative nel CCNL sulla politica degli orari,
in grado di contenere tutti gli aspetti di
deregolamentazione introdotti dalla legislazione italiana,
e stabilire regole di sostegno alla contrattazione di
secondo livello.
Il sistema degli orari, delle turnazioni e delle
flessibilità deve favorire la possibilità di conciliare
per uomini e donne il tempo di vita ed il tempo di lavoro,
e ricostruire organicamente una strategia di riduzione del
tempo di lavoro.
Sulla politica degli orari la Cgil è impegnata al
controllo ed all’intervento rigoroso sulle direttive e sui
dispositivi europei e ritiene indispensabile impedire che
si sviluppi una pratica derogativa “in pejus” rispetto
alla stessa normativa europea.
E’ inoltre importante riprendere il controllo degli orari
di fatto e del ricorso agli straordinari nonché rilanciare
la strategia dei contratti di solidarietà quale uno degli
strumenti per contenere le riduzioni del personale, e la
tempo stesso difendere l’integrità dell’impresa in una
fase di crisi industriale e di aumento delle
delocalizzazioni.
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7.3. Va ridefinito un
sistema informativo che in un quadro di democrazia
industriale, fornisca gli strumenti per rendere esigibile
il diritto alla conoscenza preventiva al fine di
consentire la contrattazione d’anticipo a monte dei
processi di ristrutturazione e quindi delle strategie
d’impresa a partire dalla cessione di ramo d’azienda,
mettendo i lavoratori e le lavoratrici e le loro
organizzazioni nelle condizioni di potersi avvalere di
esperti e strutture competenti di loro scelta.
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7.4 - Ridefinire un sistema classificatorio nazionale
per l’individuazione delle professionalità nonché un
sistema di regole e di rimandi alla contrattazione
aziendale per il loro riconoscimento. |
7.4.
Ridefinire un sistema classificatorio nazionale per
l’individuazione delle professionalità anche attraverso un
sistema di regole che rafforzi il ruolo della
contrattazione aziendale. |
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7.5 - Azioni positive per pari opportunità per le
lavoratici al fine di impedire discriminazioni di genere. |
7.5.
Azioni positive per pari opportunità, per le lavoratrici
al fine di impedire discriminazioni di genere. |
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7.6 - Istituzione di un osservatorio nazionale con
articolazioni decentrate sulle discriminazioni razziali o
etniche, per promuovere azioni finalizzate ad eliminare
comportamenti discriminatori nei luoghi di lavoro. |
7.6.
Istituzione di un Osservatorio nazionale con articolazioni
decentrate aventi per finalità l’eliminazione di
comportamenti discriminatori nei luoghi di lavoro. |
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7.7 - Formazione e riqualificazione prevedendo, nei
rimandi a livello decentrato, normative (orari, luoghi,
modalità) in grado di rendere esigibile questo diritto a
tutti i lavoratori ed alle lavoratrici, e compatibili con
i carichi familiari che incidono prevalentemente sulle
donne. |
7.7.
Formazione e riqualificazione prevedendo, nei rimandi a
livello decentrato, normative (orari, luoghi, modalità) in
grado di rendere esigibile questo diritto da tutti i
lavoratori e tutte le lavoratrici, compatibili con i
carichi familiari che incidono prevalentemente sulle
donne. |
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7.8 - Un sistema di contrattazione e di controllo su
tutto ciò che attiene ai piani della sicurezza e ad azioni
preventive per la tutela della salute e per impedire
infortuni, malattie professionali, morti sul lavoro |
7.8.
Un sistema di contrattazione e di controllo che unifichi
l’insieme dei lavoratori coinvolti su tutto ciò che
attiene ai piani della sicurezza e a azioni preventive per
la tutela della salute e per impedire infortuni, malattie
professionali, morti sul lavoro. |
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7.9 - Bilateralità: gli enti bilaterali non sono sede
di contrattazione e pertanto non possono sostituirsi ad
essa, ma devono al contrario applicare le intese avvenute
tra le parti sociali nelle sedi proprie del negoziato.
Gli enti bilaterali non devono svolgere funzioni di
certificazione a partire dai rapporti di lavoro, né tanto
meno gestire il mercato del lavoro.
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7.9.
Gli enti bilaterali non devono svolgere funzioni di
certificazione a partire dai rapporti di lavoro, ne tanto
meno gestire il mercato del lavoro. |
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8. La contrattazione decentrata, va estesa e
riqualificata a partire da quella aziendale o di gruppo,
di posti di lavoro nel caso del pubblico impiego, del
sistema dell’istruzione e della ricerca. Non va
ridimensionata ma al contrario resta per noi la scelta
centrale per consegnare ai delegati ed ai lavoratori ed
alle lavoratrici un ruolo effettivo di intervento e di
negoziato sull’organizzazione del lavoro, salute e
sicurezza, condizioni di lavoro, orari, riconoscimento
della professionalità e tutto ciò che il CCNL demanda ai
luoghi di lavoro, nonché distribuire aumenti salariali
variabili e con quote da consolidare attraverso
l’individuazione di obiettivi raggiungibili, parametri ed
indicatori da concordare nella contrattazione, collegati
ai risultati del lavoro e della sua organizzazione, in
grado di consentire la loro verificabilità e il loro
controllo. |
8.
Il secondo livello di contrattazione deve avere per
oggetto l’organizzazione del lavoro, l’ambiente di lavoro,
la produttività, la qualità, la professionalità nei luoghi
lavorativi. La contrattazione non potrà più limitarsi alla
pura contrattazione del premio di risultato. L’esperienza
ci ha insegnato che, salvo importanti eccezioni la
funzione partecipativa del premio di risultato è stata
nulla. La contrattazione deve, in primo luogo, affrontare
i problemi dell’organizzazione e della condizione di
lavoro, tenendo conto della professionalità e del salario
aziendale. La contrattazione deve porsi l’obiettivo di
stabilizzare la parte prevalente del premio di risultato,
partendo da quanto sinora raggiunto. Vanno superati gli
indici riferiti ai bilanci e il legame con la presenza,
mentre la contrattazione della parte variabile dovrà
essere strettamente collegata a quella della prestazione e
dell’organizzazione del lavoro. |
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8.1 L’esigenza è quella di mettere in campo una
contrattazione che superi in via definitiva la
contraddizione che vuole gli stessi lavoratori attenti e
responsabili, mentre nello stesso tempo li si priva sia di
certezze attraverso le tante forme di lavoro precario, che
di autonomia attraverso la perdita del governo del proprio
tempo di lavoro e di vita, con particolare riferimento
alle lavoratrici. |
8.1. Questa riconquista
della capacità di intervento autonomo delle lavoratrici e
dei lavoratori sulle proprie condizioni di lavoro,
sull’organizzazione della produzione o delle modalità di
offerta dei servizi pubblici, è tanto più importante di
fronte ad una scelta esasperata da parte delle imprese e
di buona parte della Pubblica amministrazione per una
competitività fondata sui costi. Si è determinato in
questo modo un intervento unilaterale, solo in parte
contrastato dalla contrattazione, che ha fatto arretrare
prassi negoziali condivise sulla gestione degli orari di
lavoro, sui carichi di lavoro, sulla qualità del lavoro e
che ha prodotto l’estensione della precarietà.
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8.2 Questa riconquista della capacità di intervento
autonomo dei lavoratori sulle loro condizioni di lavoro,
sull’organizzazione della produzione o delle modalità di
offerta dei servizi pubblici, è tanto più importante se
consideriamo che in conseguenza di una ricerca esasperata
da parte delle imprese e in buona parte della pubblica
amministrazione, di una competitività fondata sui costi,
si è determinato un intervento unilaterale, solo in parte
contrastato dalla contrattazione, che ha fatto arretrare
prassi condivise sulla gestione degli orari di lavoro, sui
carichi di lavoro, sulla qualità del lavoro in gran parte
espressa con l’uso di una diffusa precarietà. |
8.2.
Nella contrattazione di secondo livello, vanno riaffermati
i valori di solidarietà, equità, uguaglianza, di rispetto
delle differenze (di genere, etniche ecc.) come fondamento
per una iniziativa di portata strategica e coerente con
l’iniziativa della Cgil. L’unificazione dei diritti è
l’obiettivo prioritario della nostra iniziativa. Questo
significa l’estensione a tutte le lavoratrici e a tutti i
lavoratori dei risultati contrattuali e la definizione di
percorsi e modalità per la trasformazione dei rapporti di
lavoro precari a tempo indeterminato. |
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8.3 Nella contrattazione di secondo livello vanno
riaffermati i valori di solidarietà, equità, uguaglianza,
di rispetto delle differenze (di genere, etniche, ecc.)
come fondamento per una iniziativa di portata strategica e
coerente con l’iniziativa della Cgil, che abbia
l’obiettivo di realizzare percorsi di inclusione, nel
ciclo produttivo e organizzativo dell’impresa di tutti
quei lavoratori precari e ai margini del ciclo per effetto
delle riorganizzazioni dell’impresa, dei limiti avuti
nelle contrattazioni precedenti e per effetto dei danni
provocati dalla nuova produzione legislativa. |
8.3. Nella contrattazione va
rilanciato l’impegno della Cgil a tutela della sicurezza
delle lavoratrici e dei lavoratori, per una diversa
gestione delle 626 che finora non ha portato a concreti
miglioramenti nella difesa della salute nel mondo del
lavoro.
Nei luoghi di lavoro occorre realizzare ogni anno
un’assemblea retribuita esclusivamente dedicata alla
tutela della salute. Rls ed Rsu devono operare sulla base
di precisi programmi di salute e sicurezza costruiti con i
lavoratori e contrattati con le imprese che devono avere
l’obbligo di fornire agli Rls tutta la documentazione
necessaria.
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8.4 Nel lavoro pubblico la contrattazione integrativa
deve rappresentare lo strumento principale per valorizzare
il lavoro, costruendo un rapporto fra la contrattazione ed
un nuovo spazio pubblico sul versante della tutela dei
diritti delle persone, dell’efficacia e della trasparenza
dell’agire pubblico. |
8.4.
Nel lavoro pubblico la contrattazione integrativa deve
rappresentare lo strumento principale per valorizzare il
lavoro, costruendo un rapporto fra la contrattazione e un
nuovo spazio pubblico, sul versante della tutela dei
diritti delle persone, dell’efficacia e della trasparenza
dell’agire pubblico. |
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9. Territoriale, di sito, di distretto, di filiera.
9.1 Fermo restando la scelta prioritaria del livello
aziendale, la Cgil, al fine di estendere la contrattazione
decentrata, in particolare nelle piccole imprese, ritiene
che i contratti nazionali di categoria potranno prevedere
il ricorso anche a questo livello decentrato, il suo
confine e le materie ad esso demandate. Non deve essere un
livello aggiuntivo a quello aziendale, né tanto meno
contrapposto. Saranno i singoli comparti e relativi CCNL a
definire, sulla base della struttura del modello
produttivo, le sue articolazioni e i cambiamenti
verificatisi in questi anni sia nel pubblico che nel
privato e nel terziario, ad individuare le modalità, le
caratteristiche e gli strumenti dell’eventuale livello
territoriale.
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9.
Territoriale, di sito, di distretto, di filiera.
9.1.
Ferma restando la scelta prioritaria del livello
aziendale, la Cgil, al fine di estendere la contrattazione
decentrata, in particolare nelle piccole imprese, ritiene
che i contratti nazionali di categoria potranno prevedere
il ricorso anche a questo livello decentrato, il suo
confine e le materie a esso demandate. Non deve trattarsi
di un livello aggiuntivo a quello aziendale, né tanto meno
contrapposto. Saranno i singoli comparti e relativi Ccnl a
definire, sulla base della struttura del modello
produttivo, delle sue articolazioni e dei cambiamenti
verificatisi in questi anni sia nel pubblico che nel
privato e nel terziario, a individuare le modalità, le
caratteristiche e gli strumenti dell’eventuale livello
territoriale.
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9.2 Alcune esperienze si sono consolidate, altre vanno
ridefinite individuando ambiti di sperimentazione anche
per far fronte ad una filiera produttiva lunga ed
articolata in più tipologie contrattuali. La Cgil ritiene
pertanto utile - al fine di respingere la logica del
supermarket contrattuale che produce dumping a sfavore dei
lavoratori - dare vita ad una stagione che nell’ambito
della contrattazione decentrata sperimenti azioni
contrattuali intercategoriali, fermo restando le
rispettive titolarità contrattuali. |
9.2. Alcune esperienze si
sono consolidate, altre vanno ridefinite individuando
ambiti di sperimentazione anche per far fronte a una
filiera produttiva lunga e articolata in più tipologie
contrattuali. La Cgil ritiene pertanto utile – al fine di
respingere la logica del supermarket contrattuale che
produce dumping sociale – dare vita a una stagione che
nell’ambito della contrattazione decentrata sperimenti
azioni contrattuali intercategoriali.
Questa sperimentazione apre la strada alla soluzione di un
problema più generale. È evidente che le categorie
sindacali sono nate e si sono definite sulla base delle
diverse esigenze che le differenze dei cicli produttivi
determinavano. Oggi queste differenze sono in gran parte
saltate nel settore privato e pubblico. Tutto questo
produce la necessità di ripensare l’organizzazione
sindacale rispetto all’attuale suddivisione delle
categorie e dei contratti.
Si tratta allora di ridefinire l’organizzazione
corrispondente all’attuale modello sociale e alle scelte
di politica rivendicativa che vogliamo compiere per la
riunificazione del lavoro.
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9.3 In questo contesto la contrattazione di sito,
dovrà mettere in rete le varie strutture sindacali
aziendali presenti nell’unità produttiva, per apportare
politiche rivendicative in grado di armonizzare e
migliorare le condizioni di lavoro.
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9.3.
In questo contesto la contrattazione di sito e di filiera,
dovrà mettere in rete le varie strutture sindacali
aziendali presenti nell’unità produttiva, per apportare
politiche rivendicative in grado di armonizzare e
migliorare le condizioni di lavoro. |
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9.4 L’obiettivo di consolidare ed estendere
l’esercizio della contrattazione per i livelli decentrati
(territoriali, sito, distretto, filiera) impone
l’individuazione di forme organizzative in grado di
assicurare un allargamento della rappresentanza e dei
diritti sindacali. |
9.4.
L’obiettivo di consolidare ed estendere l’esercizio della
contrattazione per i livelli decentrati (territoriali,
sito, distretto, filiera) impone l’individuazione di forme
organizzative in grado di assicurare un allargamento della
rappresentanza e dei diritti sindacali. |
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10. la Cgil considera vincolante la validazione
certificata dei lavoratori e delle lavoratrici su tutto
ciò che attiene sia le piattaforme che gli accordi in cui
sono coinvolti. |
10.
La Cgil considera vincolante il referendum dei lavoratori
e delle lavoratrici su tutto ciò che attiene sia le
piattaforme che gli accordi in cui sono coinvolti. |
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11. Europa
11.1 Fermo restando ciò che viene proposto nelle tesi
sulle politiche europee, occorre prevedere un livello
contrattuale per la dimensione sovranazionale
dell’impresa, che affronti la nuova dimensione societaria
in ambito europeo, che intervenga su tutto ciò che ha
prodotto la forte delocalizzazione e il nuovo assetto
delle multinazionali, che preveda strumenti e regole per
le direttive sul lavoro e sul ruolo dei CAE, degli
organismi previsti dalle direttive sulla Società Europea,
che consegni al sindacato una funzione contrattuale e non
solo informativa.
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11. Europa
11.1. Fermo restando ciò che viene proposto nelle tesi
sulle politiche europee, occorre prevedere un livello
contrattuale per la dimensione sovranazionale
dell’impresa, che affronti la nuova dimensione societaria
in ambito europeo, che intervenga su tutto ciò che ha
prodotto la forte delocalizzazione e il nuovo assetto
delle multinazionali, che preveda strumenti e regole per
le direttive sul lavoro e sul ruolo dei Cae, degli
organismi previsti dalle direttive sulla Società europea,
che consegni al sindacato una funzione contrattuale e non
solo informativa.
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11.2 La CES deve svolgere un ruolo di soggetto
negoziale, al fine di promuovere azioni utili alla
realizzazione di una politica di coesione sociale a
livello europeo. |
11.2.
La Ces deve svolgere un ruolo di soggetto negoziale, al
fine di promuovere azioni utili alla realizzazione di una
politica di coesione sociale a livello europeo. |
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11.3 Una delle questioni più importanti che va
messa al centro del confronto negoziale sovranazionale,
in particolare per le imprese multinazionali riguarda
la responsabilità sociale dell’impresa nei confronti
dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici,
dell’ambiente e dell’economia, in tutti i paesi in cui
opera. |
11.3.
Una delle questioni più importanti che va messa al
centro del confronto negoziale sovranazionale, in
particolare per le imprese multinazionali, riguarda la
responsabilità sociale dell’impresa nei confronti dei
diritti dei lavoratori e delle lavoratrici,
dell’ambiente e dell’economia, in tutti i paesi in cui
opera. |
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12. Il ruolo confederale nella contrattazione
territoriale e sociale
12.1 Dalle politiche di sviluppo, alle politiche
contrattuali emerge con forza la necessità di aprire
una nuova fase per la contrattazione confederale nel
territorio, anche attraverso processi democratici di
coinvolgimento dei lavoratori, delle lavoratrici, dei
pensionati delle pensionate.
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12. Il ruolo confederale
nella contrattazione territoriale e sociale
12.1. Dalle politiche di sviluppo alle politiche
contrattuali emerge con forza la necessità di aprire
una nuova fase per la contrattazione confederale nel
territorio, anche attraverso processi democratici di
coinvolgimento dei lavoratori, delle lavoratrici, dei
pensionati e delle pensionate.
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12.2 Tale scelta è ancora più urgente per il peso
che le politiche sociali territoriali e di
sostenibilità e sicurezza ambientale hanno assunto sia
per quanto riguarda gli effetti della redistribuzione
del reddito sia per quanto riguarda le più specifiche
politiche dello sviluppo locale. Per tale obiettivo è
necessario coinvolgere le associazioni che possono
contribuire alla costruzione di uno sviluppo di
qualità sia dal punto di vista sociale, occupazionale,
ambientale. |
12.2.
Tale scelta è ancora più urgente per il peso che le
politiche sociali territoriali e di sostenibilità e
sicurezza ambientale hanno assunto sia per quanto
riguarda gli effetti della redistribuzione del reddito
sia per quanto riguarda le più specifiche politiche
dello sviluppo locale. Per tale obiettivo è necessario
coinvolgere le associazioni che possono contribuire
alla costruzione di uno sviluppo di qualità sia dal
punto di vista sociale che occupazionale e ambientale. |
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12.3 Il fine è quello di progettare e definire
politiche di sviluppo locale del territorio,
affrontando i temi della reindustrializzazione, della
finalizzazione specialistica di filiera, di nuovi
insediamenti industriali, della riunificazione del
lavoro, dello sviluppo sostenibile quindi legato ai
problemi dell’ambiente e della tutela del territorio,
della crescita professionale con la formazione
d’anticipo e i fabbisogni formativi; ed affrontando le
politiche sociali e dei servizi come fattore di
sviluppo nel territorio. |
12.3.
Il fine è quello di progettare e definire politiche di
sviluppo locale del territorio, affrontando i temi
della reindustrializzazione, della finalizzazione
specialistica di filiera, di nuovi insediamenti
industriali, della riunificazione del lavoro, dello
sviluppo sostenibile quindi legato ai problemi
dell’ambiente e della tutela del territorio, della
crescita professionale con la formazione d’anticipo e
i fabbisogni formativi; e affrontando le politiche
sociali e dei servizi come fattore di sviluppo nel
territorio. |
12.4 La programmazione negoziata e la
contrattazione sono necessarie affinché vi sia un uso
delle risorse che premino il territorio ed evitino
dispersioni a pioggia, responsabilizzando le
istituzioni in una funzione di effettiva promozione
dello sviluppo. |
12.4.
La programmazione negoziata e la contrattazione sono
necessarie affinché vi sia un uso delle risorse che
premino il territorio ed evitino dispersioni a
pioggia, responsabilizzando le istituzioni in una
funzione di effettiva promozione dello sviluppo. |
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12.5 L’intreccio di queste politiche devono vedere
la confederazione assumerle in accordo con le
categorie compreso lo SPI, trovando risposte di
rappresentanza e di reinsediamento confederale nel
territorio. |
12.5.
L’intreccio di queste politiche devono vedere la
confederazione assumerle in accordo con le categorie
compreso lo Spi, trovando risposte di rappresentanza e
di reinsediamento confederale nel territorio. |
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12.6 L’insieme del ruolo della contrattazione
confederale territoriale e ruolo della contrattazione
nei posti di lavoro, deve consentire all’insieme del
sindacato di elevare la sua capacità di rappresentanza
e di riunificazione degli interessi di uomini e donne,
siano essi lavoratori, cittadini, studenti,
pensionati, immigrati ragazzi e ragazze che
costituiscono il nuovo contesto del mondo del lavoro e
della società in cui viviamo. |
12.6.
L’insieme del ruolo della contrattazione confederale
territoriale e del ruolo della contrattazione nei
posti di lavoro, deve consentire all’insieme del
sindacato di elevare la sua capacità di rappresentanza
e di riunificazione degli interessi di uomini e donne,
siano essi lavoratori, cittadini, studenti,
pensionati, immigrati, ragazzi e ragazze che
costituiscono il nuovo contesto del mondo del lavoro e
della società in cui viviamo. |
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13.
Le nostre proposte sulle politiche della
contrattazione e il ruolo negoziale del sindacato
dovranno continuare a misurarsi con Cisl e Uil al fine
di costruire obiettivi comuni e progetti unitari in
grado di sostenere e difendere le esigenze ed i
bisogni delle lavoratrici, dei lavoratori, delle
pensionate e dei pensionati del nostro paese.
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13.
Le nostre proposte sulle politiche della
contrattazione e il ruolo negoziale del sindacato
dovranno continuare a misurarsi con Cisl e Uil al fine
di costruire obiettivi comuni e progetti unitari in
grado di sostenere e difendere le esigenze e i bisogni
delle lavoratrici, dei lavoratori, delle pensionate e
dei pensionati del nostro paese. |
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