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IL DISTRETTO DI CARPI È ANCORA… “DI MODA”?
Le proposte della CGIL per rilanciare il distretto industriale di Carpi

convegno, venerdì 11 novembre 2005
ore 14.30 - CGIL Carpi (via Tre Febbraio 1)


Il distretto di Carpi è ancora di moda? La domanda che la CGIL provinciale e quella carpigana si pongono, apre il convegno di venerdì pomeriggio 11 novembre presso la sede della stessa Camera del Lavoro di Carpi. Tanti gli interlocutori invitati all’iniziativa organizzata nell’ambito del XV° Congresso provinciale della CGIL per approfondire le tematiche del documento congressuale “Riprogettare il paese. Lavoro, saperi, diritti, libertà” in chiave territoriale, affrontando le problematiche dei distretti industriali della nostra provincia a partire dal distretto carpigiano.
I lavori iniziano alle ore 14.30, presiede Fiorella Prodi della segreteria provinciale CGIL e introduce Tamara Calzolari coordinatrice della CGIL di Carpi. La dottoressa Daniela Bigarelli dell’Istituto di Ricerca R&I e il professore Giovanni Solinas dell’Università di Modena e Reggio Emilia presenteranno la ricerca “Struttura produttiva e internazionalizzazione dei mercati. Il caso di Carpi”.
A seguire gli interventi del sindaco di Carpi Enrico Campedelli, Duccio Campagnoli assessore alle Attività Produttive e Sviluppo economico Regione Emilia-Romagna, Morena Diazzi assessore provinciale agli Interventi Economici, Alberto Allegretti assessore Economia e Bilancio Comune di Carpi e le conclusioni di Donato Pivanti segretario generale della CGIL di Modena.

Dalla ricerca di Bigarelli-Solinas sul caso Carpi, emerge la profonda mutazione del settore tessile nell’ultimo decennio: poche le aziende medie e medio-grandi rimaste, mentre la stragrande maggioranza (86%) ha meno di 10 addetti (dati al 31.12.02). Ne è seguita una forte espulsione di manodopera (-626 è il saldo 2004 fra avviamenti e cessazioni di rapporti di lavoro, dati Osservatorio provinciale), prevalentemente femminile, che fatica a ricollocarsi in modo stabile (solo il 21% è assunta a tempo indeterminato) e trova prevalentemente impiego precario nei servizi di badantato e pulimento.
Se si considerano situazioni di crisi anche in altri settori, come il metalmeccanico - dal caso più eclatante della Lugli Carrelli Elevatori (più di 120 lavoratori in cassa integrazione) sino alla Siat (ex Faip) che ha licenziato 35 dipendenti - la realtà del distretto carpigiano diventa paradigmatica di tutti i distretti della nostra provincia.

La domanda è come si può rilanciare la nostra economia basata sulla rete di piccole imprese industriali che ha sempre beneficiato della forma a distretto? Questa modalità è un freno alla futura sopravvivenza delle attività o è ancora una risorsa?

Secondo la CGIL bisogna andare oltre i palliativi di natura fiscale proposti dalla Finanziaria e contrapporre politiche industriali serie che portino alla valorizzazione dei nostri prodotti attraverso l’etichettatura obbligatoria che renda possibile la tracciabilità dei prodotti.
Per evitare una competizione stritolante da costi bisogna percorre la strada della qualità che passa per l’incentivazione alla ricerca e all’innovazione, la formazione continua dei lavoratori sia sul posto di lavoro sia per favorire il passaggio a nuovi settori a più alto tasso di specializzazione, l’aiuto all’internazionalizzazione delle imprese, la crescita dimensionale delle aziende.
Senza dimenticare la “sostenibilità sociale”: le risposte all’evoluzione del distretto debbono tener conto di questo aspetto a cominciare dalla riconversione delle professionalità obsolete, dal sostegno degli armonizzatori sociali sino all’integrazione della popolazione straniera.

La CGIL avanza queste proposte alle controparti perché si vada a posizioni condivise come quelle contenute nei documenti che si stanno sottoscrivendo con Confindustria e con la Provincia, o a strumenti di concertazione come il Tavolo per l’economia di Carpi, che è opportuno allargare anche agli altri comuni limitrofi con stessa tipologia di problemi.

A Regione e Provincia, la CGIL chiede di condividere queste priorità e di utilizzare le risorse in modo integrato per evitare sprechi e massimizzare il raggiungimento dei risultati.
A istituzioni locali e parti datoriali, si propone di istituire una modalità condivisa di gestione delle crisi industriali per favorire il passaggio da lavoro a lavoro, anche con strumenti formativi, come è stato sperimentato con il protocollo per l’apertura del nuovo Ipercoop.

Tutto ciò in piena coerenza con le tesi congressuali che rifiutano la politica dei due tempi e rivendicano il risanamento contestualmente allo sviluppo, chiedono un lavoro di qualità che si leghi a legalità, sicurezza, sostenibilità ambientale, scommettendo su una via alta allo sviluppo che valorizzi i nostri sistemi manifatturieri, investa in innovazione e ricerca.