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LAVORO CHE CAMBIA:
CRISI, RIORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E QUALITÀ DELLO SVILUPPO
Convegno CGIL provinciale e CGIL Mirandola, venerdì 4 novembre 2005
ore 14.30 - Auditorium Scuola Media Medolla (via Genova)
Prosegue la serie delle iniziative precongressuali che accompagnano il
percorso del XV° Congresso provinciale della CGIL di Modena, avviato in
queste settimane per concludersi il 18-20 gennaio 2006, sui temi del
documento programmatico “Riprogettare il paese. Lavoro, saperi, diritti,
libertà”.
Dopo le iniziative dei giorni scorsi a Spilamberto e a Pavullo sui temi
degli appalti e cooperative irregolari e sullo sviluppo del Frignano, il
prossimo 4 novembre è la volta del convegno “Lavoro che cambia: crisi,
riorganizzazione del lavoro e qualità dello sviluppo” presso
l’auditorium della scuola media di Medolla alle ore 14.30.
Dopo il saluto del sindaco di Medolla Enzo Rinaldi, sono previsti
interventi del sindaco di Mirandola Luigi Costi, dell’assessore
provinciale alle Attività Produttive Morena Diazzi e del coordinatore
della CGIL di Mirandola Lorella Zeni.
Segue la tavola rotonda con Alberto Papotti responsabile economico Cna
provinciale, Tiziano Neri responsabile sindacale e del lavoro
Confindustria Modena, Lorenzo Roncadi direttore commerciale Cassa di
Risparmio di Mirandola. Le conclusioni sono affidate al segretario
generale della CGIL di Modena Donato Pivanti.
Il distretto produttivo mirandolese sta cambiando fisionomia per la
terza volta dal dopoguerra ad oggi, e anche il mondo del lavoro ne
subisce le conseguenze.
Tra la fine degli anni Quaranta e negli anni Cinquanta, il distretto ha
visto l’espansione di agricoltura e industria meccanica con la presenza
delle fonderie. Negli anni Sessanta-Settanta, alla chiusura delle
fonderie, è seguito lo sviluppo dell’industria di trasformazione
agroalimentare, del tessile, l’insediamento del polo ceramico a Finale
Emilia e l’avvio di un consistente polo biomedicale.
Negli ultimi anni si assiste ad un’ulteriore trasformazione delle
vocazioni produttive del distretto con una forte contrazione del tessile
- processi di ristrutturazione hanno di recente interessato anche gli
ultimi grandi stabilimenti sul territorio come il Maglificio Fontana e
Alessandra Confezioni di Cavezzo – e un pesante ridimensionamento dell’agroindustria
con perdita di 500 posti di lavoro stagionale (in prevalenza manodopera
femminile, extracomunitari e soggetti deboli del mercato del lavoro),
mentre è a rischio chiusura anche l’ultimo zuccherificio quello di Massa
Finalese che occupa 100 lavoratori fissi e 200 stagionali.
Mentre cresce il lavoro nei servizi di cura e in ambito domestico (per
effetto delle espulsioni di manodopera a bassa specializzazione),
rimangono una presenza importante l’industria meccanica e il biomedicale,
settore strategico che ha registrato forti ritmi di crescita con
l’insediamento di importanti multinazionali e stabilimenti di diverse
centinaia di dipendenti.
Dalla fotografia del distretto, la CGIL non può non essere preoccupata
per l’espulsione di manodopera a bassa specializzazione dai settori in
crisi, così come dal futuro di certe lavorazioni di bassa qualità del
biomedicale, come l’assemblaggio di componenti monouso in plastica
(linee, disposable) svolto nelle camere bianche principalmente da
manodopera femminile. Una lavorazione sempre più esposta alla
concorrenza internazionale che produce a costi inferiori, se non
addirittura alla concorrenza interna fra stabilimenti della stessa
multinazionale collocati in altri siti produttivi.
A fronte dunque di produzioni destinate a ridimensionarsi, la CGIL
chiede agli imprenditori di puntare su uno sviluppo di qualità.
Strategiche sono a questo fine la ricerca e la produzione di nuove
apparecchiature sanitarie più sofisticate e diversificate (dall’emodialisi
alla cardiochirurgia alla plasmaferesi), la ricerca di nuovi prodotti
monouso e materiali plastici più compatibili, l’automazione/innovazione
dei reparti più poveri, oltre che il risparmio energetico in queste
produzioni, aprendo nuovi spazi di collocamento per la manodopera
femminile non più solo nell’assemblaggio, ma in altre aree dalla ricerca
ai reparti meccanici.
Occorre guardare alle potenzialità del distretto nel suo insieme e
puntare ad uno sviluppo di qualità alta. L’industria meccanica presente
sul territorio, insieme alla filiera dei piccoli produttori biomedicali,
diventano dunque fondamentali per la produzione di macchinari avanzati,
ma anche sul versante dell’innovazione dei prodotti monouso, a
cominciare dallo stampaggio.
La CGIL chiama tutti gli interlocutori pubblici e privati a fare
sistema, mettendo in campo investimenti pubblici e privati nella
direzione dell’innovazione e della ricerca, indirizzando a tal fine le
leve creditizie in modo selettivo, ma anche orientando la produzione
verso l’internazionalizzazione con scelte imprenditoriali coraggiose
verso nuovi mercati sbocco.
Da perseguire è anche il raccordo tra centri di
formazione/sperimentazione e aziende, e in tal senso è un’esperienza
importante da prendere a modello, l’accordo tra Università, Azienda Usl,
Imprese ed Enti Locali che ha portato alla costituzione del quality
center network per la sperimentazione di apparecchiature sanitarie
innovative frutto di ricerca pubblica e privata.
La formazione gioca poi un ruolo fondamentale nell’accompagnare i
lavoratori con percorsi di aggiornamento, riqualificazione professionale
e ricollocazione in altri settori produttivi, in stretto raccordo con i
centri pubblici per l’impiego.
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