CGIL Modena

COSA RIMANE DOPO IL JOBS ACT, CONFRONTO-DIBATTITO IN CGIL MARTEDÌ 3 NOVEMBRE

Modena, 28 ottobre 2015

Cosa rimane dopo il Jobs Act” è l’iniziativa promossa in Cgil a Modena martedì prossimo 3 novembre al pomeriggio, partendo dalle promesse tradite, a oltre sette mesi dall’entrata in vigore, della riforma del lavoro del Governo Renzi.
L’appuntamento è alle ore 17 presso la sala “9 Gennaio 1950” in Cgil (piazza Cittadella 36). A discutere sono invitati il professor Francesco Basenghi ordinario di Diritto del Lavoro Unimore, Marta Fana ricercatrice in Economia presso l’Institut d’Etudes Politiques di SciencesPo Parigi (impegnata, tra le altre cose, anche in numerose analisi e commenti sui dati dell’occupazione diffusi dal Ministero), e Fausto Durante responsabile Cgil nazionale Politiche Europee e Internazionali. Coordina il dibatto Claudio Riso della segreteria Cgil Modena.

Il Jobs Act ha modificato radicalmente l’impianto del diritto del lavoro, del sistema di tutele e anche delle relazioni sindacali costruite nel tempo. Configura un cambio nell’equilibrio dei poteri tra datore di lavoro e lavoratori, diversamente da quanto era stato disciplinato con lo Statuto dei Lavoratori (legge 300/1970) che, riconoscendo un dislivello tra lavoro e impresa, aveva introdotto strumenti di riequilibrio del potere del datore di lavoro a garanzia dei lavoratori.
Sostenuti da un’imponente operazione propagandistica, gli obiettivi dichiarati dal Governo – cancellazione dei contratti precari, equiparazione tra tutti i lavoratori, creazione di nuovi posti di lavoro (pure in presenza di una crisi economica dagli effetti economici e sociali devastanti) – si scontrano con una realtà che nella contrattazione, nella vertenzialità e negli effetti reali sul tessuto economico, è profondamente diversa.
Le disuguaglianze rimangono tutte inalterate, si fanno prepotentemente spazio nuove forme di precarietà, a partire da quelle alimentate dal sistema dei voucher e da forme di “lavoro volontario”, non si registra ad oggi creazione di nuovi rapporti di lavoro. E disuguaglianze rimangono anche tra i lavoratori dei diversi Paesi membri della UE, dove permangono sistemi contrattuali, salariali e di protezione sociale differenti e differenti approcci da parte delle Organizzazioni Sindacali stesse.
Da ultimo poi si è aperto nel nostro Paese un dibattito sull’introduzione per legge di un salario minimo che rischia di diventare un escamotage per non applicare i contratti nazionali.

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