CGIL Modena

DOSSIER VIMINALE DI FERRAGOSTO: IL CONTRASTO A VIOLENZE E POSSIBILE TERRORISMO DEVE PERO’ RINFORZARSI NEI TERRITORI

Dossier Viminale Ferragosto - Legalità e sicurezza Cgil ER

Gli allarmismi strumentali della bieca politica di destra danneggiano e non aiutano, così come le ingenuità e le semplificazioni nel cercare le possibili soluzioni sempre addosso agli altri. Anche i dati dell’ormai tradizionale dossier di ferragosto 2017 del Ministero dell’Interno lo confermano.

E’ vero che nel semestre alle spalle, dal gennaio al 13 agosto di quest’anno, gli sbarchi sono in calo del 4,1%, ma con oltre 12 mila minori non accompagnati e qualche centinaio di scafisti arrestati. Ma da quei dati ministeriali emergono anche e sopratutto le tendenze riguardanti il “terrorismo internazionale” che colpiscono il sentire dei cittadini: triplicano le persone ed i veicoli controllati, raddoppiano le espulsioni per ragioni di sicurezza.
L’ultimo caso, in ordine di tempo, è l’espulsione del 12 agosto, effettuata dalla Digos di Modena, di un giovane marocchino in carcere che ad ogni attentato, in questi mesi, inneggiava al terrorismo islamico.
Queste sono azioni di contrasto che riguardano il pesante lavoro dei Corpi dello Stato.
Dobbiamo però rinforzare un’azione di contrasto più diffusa nei territori, coinvolgendo la nostra ampia e sana rete civica e sociale.

Le preoccupazioni e le paure sempre più diffuse fra i ceti sociali e popolari, che anche il sindacato rappresenta, sono però in crescendo e percepibili nelle assemblee, negli incontri di lavoro, nelle riunioni di quartiere, nei circoli per anziani, nelle conversazioni del tempo libero.
Cresce perciò l’urgenza e l’esigenza di smuovere una società che non resti solo in attesa delle azioni di polizia – che pure vanno rafforzate e perfezionate – e che agisca sulla cultura e la qualità degli interventi per la prevenzione fatta dalla buona accoglienza, dalla reale integrazione ed in concreta sintonia con forti politiche di cooperazione internazionale. Altrimenti, è vero, il detto “aiutiamoli a casa loro” si riduce al solo respingimento.
Si può e si deve “fare” perciò nei territori.

L’Emilia-Romagna, le nostre province, non partono certamente da zero. Possiamo però mettere una marcia in più, valorizzando il patrimonio delle nostre organizzazioni sindacali, economiche, culturali, del tempo libero e ricreative.
Confrontandosi e definendo nei vari territori programmi di attività necessarie per approfondire e consolidare i percorsi concreti della “integrazione sociale e culturale” delle migliaia di migranti che già vivono, spesso isolati ed emarginati, nei nostri territori. Filoni di lavoro, spesso sottovalutati per tanti anni.

Ovviamente, il perno indispensabile di questo utile salto di qualità, sta nel ruolo delle nostre istituzioni locali, per convocare tavoli specifici di lavoro. Occorre attivare una vera e propria fase – per dirla in sindacalese – di confronto e contrattazione sociale territoriale.
Anche coinvolgendo in primis le nostre Associazioni di ispirazione religiosa e le rappresentanze delle Comunità musulmane. In ogni nostro territorio sono presenti centri di preghiera e moschee, che molto spesso non conosciamo, e rappresentanze organizzate delle loro comunità, che sono attive e con le quali dobbiamo sviluppare contatti, iniziative comuni di conoscenza e condivisione reciproca dei valori di democrazia e convivenza.
Interessante e da valorizzare, ad esempio, la ferma condanna espressa in questi giorni dalla comunità islamica di Sassuolo, al gesto vandalico con la scritta sul muro della chiesa di Braida.

Cerchiamo di promuovere in ognuno dei nostri territori – sollecitando sindaci, scuole e varie comunità organizzate – programmi di lavoro su alcuni filoni e tematiche ben radicate ovunque.

Obiettivi concreti?

  • Rinforzare e rendere normali il dialogo e l’intesa con le comunità straniere ed islamiche sulle tante esigenze e problematiche locali.
  • Valorizzare e condividere le regole sociali ed i principi della nostra Costituzione, perchè legge fondamentale per ognuno che vive in Italia.
  • Valorizzare le esperienze concrete, e che conosciamo, dei tanti immigrati che già si rivolgono alla ricca rete associativa che opera in questi territori: frequentare polisportive e strutture ricreative e del tempo libero, aderire al sindacato, partecipare ai tanti eventi culturali, condividere il ruolo delle nostre istituzioni locali che sono di tutti i cittadini, ecc.

Cose scontate? Mettiamole allora tutti noi in agenda.

Modena, 23 agosto 2017

Franco Zavatti
Coordinatore legalità e sicurezza Cgil Emilia-Romagna

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