Coop Estense

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COMUNICATO SINDACALE RSA SIXTEMA: NO A LIBERALIZZAZIONE ORARI COMMERCIALI

La Gazzetta di Modena ha istituito un sondaggio via web sul gradimento delle persone relativamente all’apertura dei negozi nelle domeniche e nelle ore serali.

La Filcams/CGIL di Modena, prima che il governo istituisse le liberalizzazioni, assieme al Comune e alle altre forze sociali, aveva stipulato una convenzione garantendo sempre, alla domenica, un centro commerciale aperto e anche la rotazione di apertura dei Centri di vicinato, nonostante la firma fosse stata apposta da tutti coloro che avevano partecipato al tavolo tutto ciò e’ decaduto e molte catene commerciali del nostro territorio comunale e nella provincia hanno dato luogo, immediatamente, alle aperture domenicali.

In queste ore viene annunciata ai lavoratori Coop (non al sindacato) la decisione di prolungare l’orario d’apertura in alcune realtà sino alle 24, scelta che si aggiunge alla decisione di aprire 52 domeniche in quasi tutte le strutture di Modena e provincia. Molto diversa, ad esempio, è la scelta dei cugini di Reggio e Bologna, dove le aperture previste nel 2012 sono tra 15 e 30 annue.

Come sindacato siamo profondamente contrari a questa liberalizzazione, perché crediamo fermamente che non possa favorire il consumo, la crisi e’ forte e i soldi a disposizione dei consumatori  sono limitati e sicuramente non saranno spesi esclusivamente per le aperture domenicali dei negozi.
Noi pensiamo che liberalizzare l’apertura domenicale dei negozi sia un arretramento culturale e civile molto forte che ha come obbiettivo di concentrare l’attenzione solo sul consumo.
Pensiamo che le persone alla domenica siano propense ad orientare  le loro energie per stare con le proprie famiglie e con i propri amici, coltivare passioni, riposarsi.
Crediamo che esistano già molto lavoratori che la domenica operano nei servizi essenziali, nei trasporti, nelle attività ricreative, e pensiamo che siano sufficienti.
Pensiamo che sia sbagliato eticamente invogliare le persone a concentrarsi nel consumo e spingerle  a riversarsi nell’odiosa santificazione domenicale della spesa.

Per questi motivi vi invitiamo a partecipare al sondaggio dalla Gazzetta di Modena e votare no alla liberalizzazione delle aperture domenicali degli esercizi commerciali questo il link al sondaggio:
http://temi.repubblica.it/gazzettadimodena-sondaggio/?pollId=3040

In questo clima di fine carnevale anche la famiglia Pavironica ha dato la sua interpretazione alle aperture domenicali nel consueto sproloquio di Sandrone per il Giovedì Grasso:

Sandrone: É-t cunteint adèsa? A speràm ch-i t’ascolten. Dai mò Pulonia ch’andam vers cà .
Pulonia: Sè, andam,…. a turnam po’ dmanga a fèr spesa in ceinter adèsa ch’a-i ho savu che i negozi i tgnaran avért anch a la festa.

Sandrone: ‘Sa dit ? Mò i comerciant éni po’ d’acord?Va bein andèr incounter ai biságn dal popol, ma da quand al mánd l’è mánd, la festa l’è fàtta per arpunsères e stèr in famía.
Pulonia: A sun propria d’acord tégh, a-n gh’è piò religioun!!

“Da che mondo è mondo la festa è fatta per riposare e stare in famiglia”, dice Sandrone.

“Sono proprio d’accordo con te, non c’è più religione!!”, gli risponde la Pulònia.

Rappresentanza Sindacale Aziendale SIXTEMA (Modena)

A-N GH’E’ PIO’ RELIGIOUN!! UN RINGRAZIAMENTO ALLA FAMIGLIA PAVIRONICA DAI LAVORATORI DEL COMMERCIO DI MODENA

Sand.: É-t cunteint adèsa? A speràm ch-i t’ascolten. Dai mò Pulonia ch’andam vers cà .
Pul.: Sè, andam,…. a turnam po’ dmanga a fèr spesa in ceinter adèsa ch’a-i ho savu che i negozi i tgnaran avért anch a la festa.

Sandr. : ‘Sa dit ? Mò i comerciant éni po’ d’acord?Va bein andèr incounter ai biságn dal popol, ma da quand al mánd l’è mánd, la festa l’è fàtta per arpunsères e stèr in famía.
Pul.
: A sun propria d’acord tégh, a-n gh’è piò religioun!!

“Da che mondo è mondo la festa è fatta per riposare e stare in famiglia”, dice Sandrone.

“Sono proprio d’accordo con te, non c’è più religione!!”, gli risponde la Pulònia.

Tutti i lavoratori, dipendenti e titolari del commercio modenese, debbono ringraziare la famiglia Pavironica e la Società del Sandrone per queste semplici quanto efficaci parole, dette durante il tradizionale Sproloquio del giovedì grasso.

Non c’è più religione, non c’è più famiglia con l’assurda rincorsa a chi fa peggio in materia di orari commerciali.

Bisogna fermarsi a riflettere sui danni portati a migliaia di persone ed alle loro famiglie da scelte troppo precipitose. Bisogna avere l’intelligenza di tornare indietro.

Non è impossibile, si può fare, se la nostra Comunità lo vuole.

Modena, 17 febbraio 2012

Marzio Govoni, segretario provinciale sindacato commercio-terziario Filcams CGIL Modena

GALLERIE DEI CENTRI COMMERCIALI: I SINDACATI DENUNCIANO IL RISCHIO ILLEGALITA’

Nella giornata di ieri le Organizzazioni Sindacali del commercio hanno scritto a Prefetto e Questore di Modena, al Presidente della Provincia ed alla Direzione Provinciale del Lavoro

Nella nota si afferma:

“La recente liberalizzazione degli orari commerciali ha sollevato nella nostra provincia rilevanti problematiche, alcune delle quali relative al rispetto della legalità.

Ci riferiamo alla improvvisa decisione, da parte di diversi centri commerciali della provincia, di incrementare vistosamente l’orario di apertura, superando la mezza giornata di chiusura, aprendo tutte le domeniche ed annunciando l’apertura anche in alcune festività nazionali.

Come reso noto dalla stampa gli esercenti dei centri commerciali sono legati da accordi privati che puniscono la ritardata o mancata apertura con rilevanti sanzioni, che giungono sino alla espulsione. La condizione organizzativa venutasi a creare con maggiori aperture di 17 ore settimanali, se gestibile con difficoltà dalle grandi strutture commerciali, è del tutto ingestibile da parte delle numerose piccole e medie strutture presenti nelle gallerie dei centri commerciali.

In una fase economica difficilissima, ed in presenza di una contrazione nei consumi, nessuna impresa è intenzionata ad operare reali assunzioni.

In un’area già caratterizzata da diffuse irregolarità nei rapporti di lavoro, da una preoccupante assenza di diritti minimi, l’ampliamento smisurato degli orari di lavoro determinerà l’inevitabile deragliamento verso l’illegalità. Porterà e sta portando alla crescita del lavoro nero e grigio, alla crescita dell’evasione contributiva totale o parziale. Porterà e sta portando al mancato rispetto del riposo obbligatorio, ma anche delle condizioni contrattuali pattuite al momento dell’assunzione.

Oltre l’80% del personale che opera nei Centri Commerciali è femminile. Il rischio concreto è che molte donne siano costrette, causa l’inconciliabilità tra lavoro e famiglia, a dimettersi dal lavoro. Ciò accade già oggi quando una lavoratrice cerca di rientrare dopo la maternità, o quando i carichi familiari aumentano. Accadrà domani quando per intravedere i propri figli questi dovranno essere portati in gita al centro commerciale.

Le prime domeniche di apertura consegnano una situazione drammatica nei piccoli e medi negozi dei centri commerciali: orari di 60 ore settimanali, turni continuati da 20 giorni senza riposo, e senza che all’orizzonte ne sia previsto uno. Ed infine buste paga che non registreranno tutto ciò.

Ci rivolgiamo a Voi per vedere rispettato il diritto di migliaia di lavoratori e lavoratrici ad una vita decente, e a vedere rispettati Leggi e contratti. Senza dimenticare i numerosi imprenditori che hanno fatto sapere di volersi opporre alle aperture senza regole. Cosa oggi resa impossibile dall’iniquo sistema sanzionatorio dei centri commerciali, che rende impossibile, al singolo esercente, una scelta diversa da quella dell’ipermercato a fianco del quale sorge la Galleria.

Chiediamo una Vostra iniziativa finalizzata alla rimozione di tali clausole, attivate in momenti economici assolutamente diversi dall’attuale ed a fronte di condizioni organizzative assai diverse: clausole che oggi sono percepite come un capestro dalle imprese e mettono a rischio il posto di lavoro dei dipendenti.

Chiediamo che le SSVV convochino le parti interessate, Direzioni delle Gallerie, i soggetti economici di maggior rilievo ivi presenti, le associazioni del commercio, sindacali, dei consumatori e gli amministratori locali interessati.

Chiediamo il Vostro fattivo interessamento affinché venga garantito il rispetto di Leggi e contratti di lavoro, perché non cresca l’illegalità nella Provincia di Modena.”

Le Organizzazioni Sindacali del commercio continuano nel frattempo l’iniziativa più generale perché sia rivista la deregulation totale degli orari commerciali.

Modena, 14/2/2012

Filcams/Cgil – Fisascat/Cisl – Uiltucs/Uil
Modena

LIBERALIZZAZIONE ORARI DEL COMMERCIO: SCONFITTA DELL’ECONOMIA E DELLE VITE DEI LAVORATORI

A seguito di queste nostre considerazioni troverete un’ampia rassegna stampa sulla situazione che si è concretizzata nel territorio modenese.

La scelta ideologica della liberalizzazione effettuata dal Governo Monti sancisce la supremazia economica al di là della componente umana interessata dagli effetti dell’incremento dell’orario di lavoro. In questo caso, purtroppo, la traslazione dalle teorie dei libri di economia alla pratica nella società genera una situazione di depressione economica e di sfaldamento sociale con contestuale ed inevitabile peggioramento della vita, sia dal punto di vista monetario, sia dal punto di vista umano.

La liberalizzazione degli orari commerciali si assume di risolvere la crisi economica legata al calo dei consumi interni. Crediamo che questa non sarà una soluzione perché non ci sarà un tangibile miglioramento delle entrate per il commercio. Infatti i consumatori sono costretti ad affrontare la spesa a parità di salario ed in presenza di un’inflazione crescente ed avere la possibilità di fare spesa 7 giorni su 7 non garantirà un incremento dei consumi. Ammesso che una parte della spesa venga spostata alle domeniche, una parte uguale e contraria della spesa verrà contratta nell’arco della settimana da lunedì a sabato. ll risultato complessivo netto è pari a ZERO.

L’incremento dell’orario di apertura creato dalla liberalizzazione ci consegna il tema del potenziale incremento della forza lavoro per garantire il servizio nei negozi. Questo produrrà una miriade di assunzioni? Non lo crediamo anche perché, a parità di organico, il datore di lavoro ha un costo del lavoro comunque maggiore dovendo riconoscere le maggiorazioni per il lavoro festivo.

C’è poi una fantasmagorica differenza tra i soggetti che operano nel settore del commercio.
Le grandi aziende, quelle più strutturate che operano nella Grande Distribuzione Organizzata, saranno probabilmente in grado di operare modifiche organizzative per garantire con semplicità ingegneristiche le 365 aperture annuali. I piccoli commercianti non si trovano nella medesima condizione e dovranno procedere a tagliare i costi per restare sul mercato. Le possibili modalità sono già assai note in Italia dove i contratti di lavoro offerti ai neo dipendenti sono quelli che assicurano la flessibilità assoluta ed una retribuzione ridotta rispetto al lavoratore assunto con il contratto nazionale del commercio. Tradotto nella realtà questa ipotesi si concretizza in precarietà di lavoro e di esistenza pur avendo diversi nomi per esempio associati in partecipazione, lavoratori a chiamata, tirocini formativi e vouchers. Va detto che il Governo Monti sta dialogando con le parti sociali per trovare una riforma del mercato del lavoro, ma, invece di affrontare il problema partendo dalla cancellazione delle forme di precarietà, opera per cancellare l’articolo 18. Pare si voglia dare una risposta alle grandi aziende per rispondere alla liberalizzazione degli orari?
Inoltre va detto che esiste anche una ulteriore soluzione per garantire l’aumento delle aperture e per ridurre i costi: il lavoro nero. Con tutti gli effetti negativi ed illegali che questa modalità produce in una economia da recuperare e rinforzare.

Infine la liberalizzazione entra pesantemente nelle vite degli addetti del commercio. Nel commercio la flessibilità era già ampissima, ma almeno consentiva nella norma di identificare le domeniche come giorno di riposo. Ora questo aspetto non sarà più praticabile. I lavoratori del commercio saranno organizzati per espletare un servizio lavorativo ogni domenica nell’unico momento in cui potrebbero passare tempo con famiglie, con amici. Questo produrrà un pesante effetto di frammentazione delle vite e della nostra società. Dal punto di vista etico questo è un valore negativo della liberalizzazione: non garantisce nessun miglioramenti dal punto di vista economico ed al contempo rischia di frammentare la nostra società senza garantire una possibile ed accettabile scelta di conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro. Un esempio banale: se ho un figlio piccolo e non ho aiuti non potrò andare a lavorare di domenica. L’effetto è scontato: il rapporto di lavoro si risolverà in un modo (dimissioni) o in un altro (licenziamento). Una situazione che non solo ci rende più deboli, ma purtroppo necessariamente più tristi.

Di seguito allegati

Di seguito allegata un’ampia rassegna stampa sulla situazione che si è concretizzata nel territorio modenese.

(Aggiornamento rassegna stampa 22/2/2012)

ASSEMBLEE SINDACALI RIVOLTE AI LAVORATORI MODENESI DEL COMMERCIO-TERZIARIO PER INFORMARE SULLA LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI

Sono state rimandate causa maltempo le assemblee rivolte ai lavoratori del commercio di Modena e provincia organizzate la scorsa settimana dai sindacati di settore di Cgil, Cisl e Uil in merito alla liberalizzazione degli orari commerciali.

Nuovi appuntamenti sono perciò previsti per domani sera martedì 7 febbraio presso la Sala Granda del Comune di Mirandola dalle ore 21 alle 23, e per mercoledì 8 febbraio a Modena presso il salone Corassori della Cgil la mattina dalle ore 10 alle 12, e la sera dalle ore 21 alle 23.

Assemblee anche giovedì sera 9 febbraio a Carpi presso la sede della Cgil dalle ore 21 alle 23 e a Vignola presso la sala Consiliare dalle ore 21 alle 23.

Si tratta per il momento di incontri di prima informazione, resi urgenti dalle scelte di alcune insegne commerciali.

Successivamente sono previste assemblee anche per i lavoratori di Sassuolo e Castelfranco.

Modena, 6 febbraio 2012

___________________________________

I sindacati del commercio e terziario di Cgil, Cisl e Uil promuovono una serie di assemblee in merito alla liberalizzazione degli orari commerciali, rivolte a lavoratrici e lavoratori della città di Modena.

Si tratta per il momento di incontri di prima informazione, resi urgenti dalle scelte di alcune insegne commerciali.

Le assemblee si svolgono presso la sede Cgil in piazza Cittadella 36, la sera di mercoledì 1° febbraio dalle ore 21 alle 23 e giovedì 2 febbraio la mattina dalle ore 10 alle 12, e il pomeriggio dalle ore 15 alle 17.

Successivamente si terranno assemblee nelle singole imprese della grande distribuzione di Modena e provincia.

Modena, 27 gennaio 2012

GLI INTOLLERABILI COSTI SOCIALI DELLA DEREGULATION NEL COMMERCIO

La deregulation degli orari commerciali non può essere derubricata come un “naturale” approdo di una società che si evolve. Né si tratta di un obbligo derivante da normative europee, come a volte si sente dire.

L’Italia è diventata l’unico paese in Europa dove non esistono regole rispetto agli orari del commercio e dei pubblici esercizi, e ciò è dovuto essenzialmente alle pressioni della potentissima lobby della Grande Distribuzione, privata e cooperativa.

La gran parte degli addetti del commercio sono donne, che si arrabattano nella difficile arte di conciliare famiglia e lavoro, in un settore dove gli orari individuali già oggi cambiano continuamente per adattarsi alle esigenze del lavoro.

Dove spesso vigono ricatti di ogni tipo, quello occupazionale per primo.

In un settore dove trionfa la precarietà e dove, nel piccolo commercio, cresce il lavoro nero ed irregolare, arriva una estensione di orari che sulle lavoratrici  potrebbe essere un’autentica mazzata.

I segnali ci sono tutti. Si annunciano dimissioni di lavoratrici con figli che non hanno una rete familiare che consenta di conciliare vita e lavoro.

Una persona che non lavora, che a trent’anni si ritira dal lavoro, o che precipita nel vortice del lavoro nero è un enorme costo per la collettività.

Nessuna impresa che ha iniziato o inizierà ad aprire tutte le domeniche ha in programma l’assunzione di lavoratori. La risposta verrà data con la “flessibilità” interna. E chi non potrà essere “flessibile”? La domenica sono forse aperti gli asili? Funzionano a pieno regime i trasporti pubblici? No, ma così dovrà accadere. E chi sosterrà quei costi? Certamente non la Grande Distribuzione.

In una società che decide di non avere più l’interruzione settimanale, la giornata di riposo comincia a diventare un lusso intollerabile destinato a pochi privilegiati.

Il giorno del riposo, della famiglia, dei culti, del volontariato, della cultura, del rallentamento, della riflessione diventerà un residuo del passato, sommerso dalle musiche di sottofondo di un centro commerciale.

E’ un modello di società povero e frantumato, dove l’identità collettiva è sostituita dal consumo di merci; una società sazia ma disperata, dove sull’altare dell’economia può essere sacrificata ogni cosa. Dove il Natale è un giorno come un altro, dove la Storia di una comunità e di un Paese soccombe a fronte di un buon incasso.

E’ una società dove molte donne saranno costrette ad abbandonare il lavoro ed a tornarsene a casa, od a convivere con una eterna precarietà esistenziale.

Il silenzio assordante della politica modenese su di una vicenda che solo nella nostra provincia cambia la vita di migliaia di persone è il segnale di una preoccupante distanza dalla realtà del ceto politico nostrano. Oppure no, è semplicemente una scelta di campo.

Un campo sbagliato, s’intende.

Modena, 3 febbraio 2012

Marzio Govoni Filcams Cgil – Liliana Castiglioni Fisascat Cisl – Lorenzo Tollari Uiltucs Uil
Modena

ORARI COMMERCIO, L’INCONTRO DI OGGI TRA I SINDACATI E L’ASSESSORE PINI DI MODENA

Un ringraziamento non formale e davvero sentito.

E’ stato quello trasmesso dai sindacati del commercio di Modena, che oggi hanno incontrato l’Assessore Pini, in merito alla liberalizzazione degli orari.

Ringraziamento per l’impegno messo dall’Assessore in difesa dell’accordo modenese sulla rotazione delle aperture, e per i dubbi espressi su una liberalizzazione che il sindacato ritiene selvaggia e dannosa.

L’auspicio comune è quello che la Regione Emilia-Romagna affronti in modo serio ed urgente questo tema, similmente a quanto sta accadendo in Toscana ed in altre Regioni che hanno annunciato ricorsi.

Ed è proprio l’accordo di Modena che viene da più parti preso ad esempio di una positiva innovazione da far crescere, in luogo di false liberalizzazioni utili solo a pochi soggetti.

Le parti hanno convenuto sull’auspicio che tutti i firmatari dell’accordo confermino gli impegni sottoscritti.

Le Organizzazioni Sindacali hanno espresso infine il proprio sconcerto per il contenuto della bozza di ulteriori liberalizzazioni resa nota ieri dal Governo Monti.

Tra le altre iniziative ce n’è una che dovrebbe indignare, a parere del Sindacato, ogni Amministratore locale.

Verrebbe istituito presso il Consiglio dei Ministri un organo di vigilanza sul comportamento degli Enti locali in materia di liberalizzazione del Commercio. Organo che potrebbe proporre il sostanziale commissariamento degli Enti locali che dovessero ostacolare le aperture di 24 ore per 7 giorni alla settimana, Natale compreso. Quindi un Comune che volesse chiudere gli esercizi la notte, oppure rispettare il Primo Maggio, o negare l’apertura di un ipermercato, qualora dovesse insistere si troverebbe nelle condizioni di un Comune infiltrato dalla Camorra.

Una norma rozza e stupefacente, che segnala che su questa materia si sono mossi interessi enormi e oscuri, che nulla hanno a che vedere con l’interesse dei cittadini e dei lavoratori.

Modena, 13 gennaio 2011

Filcams/Cgil – Uiltucs/Uil
Modena

L’ACCORDO DEL COMMERCIO DI MODENA DIVENTI IL MODELLO PER LA REGIONE EMILIA ROMAGNA

Come organizzazioni sindacali dei lavoratori del commercio, Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs UIL, apprezziamo le parole dell’assessore Pini, pubblicate oggi sulla stampa. E’ condivisibile rivendicare, come fa l’assessore, la bontà di un accordo che ha trovato il giusto equilibrio tra tutte le parti coinvolte. Va sottolineato infatti che il valore dell’accordo raggiunto nel mese di Novembre 2011 sta nel garantire i consumatori che hanno la possibilità di fare la spesa alimentare per 52 domeniche all’anno e non grava eccessivamente sui lavoratori del commercio per i quali il numero massimo di festività lavorative in un anno resta di 12/13.
Anche noi crediamo che l’accordo raggiunto sia la soluzione migliore, che il modello definito in Comune a Modena possa essere la giusta risposta da esportare, a partire innanzitutto dagli altri Comuni nella Provincia, e da offrire inoltre come spunto alla Regione Emilia Romagna in vista della conferenza Stato-Regioni prevista per i giorni del 10 ed 11 Gennaio.

In questo contesto dobbiamo però segnalare che alcune crepe si stanno mostrando anche a Modena. Infatti il negozio UNES-MAXI ha deciso in via unilaterale di prevedere aperture non previste nella giornata di venerdì 6 Gennaio e domenica 8 Gennaio. Anche se in altro Comune, va pure segnalato che a Sassuolo il centro commerciale Panorama ha deciso di aprire venerdì 6 Gennaio e tutte le domeniche di Gennaio eludendo il protocollo definito in quel Comune.

Constatiamo quindi con rammarico e preoccupazione che l’ottimismo dell’Assessore Pini sulla tenuta dell’accordo debba essere ridimensionato e che in realtà sia necessario un intervento, anche istituzionale, forte per ricondurre nel giusto senso le decisioni già prese con i Comuni con i quali, nel rispetto della Legge Regionale, sono stati sottoscritti accordi di gestione delle aperture festive nel commercio, come Modena . Come organizzazioni sindacali esprimiamo la forte preoccupazione che le aperture extra-accordi sopra citate possano essere solo le prime di una lunga serie. Abbiamo più volte sottolineato come la liberalizzazione assoluta, senza regole, sia inutile e dannosa e per noi le aperture effettuate fuori dal terreno della concertazione con gli Enti Locali ed in assenza di una normativa regionale (ricordiamo che la Costituzione italiana assegna alle Regioni il compito di legiferare su queste materie) sono inaccettabili.

3 Gennaio 2012

FILCAMS CGIL – FISASCAT CISL – UILTUCS UIL
Modena

Scarica il comunicato stampa in formato .pdf

RASSEGNA STAMPA

Gazzetta di Modena – 1

Gazzetta di Modena – 2

il Resto del Carlino Modena

L’Informazione Modena

Modena Qui

CONTRATTO NAZIONALE DISTRIBUZIONE COOPERATIVA, COMPIUTO UN PASSO IMPORTANTE

È stato compiuto un passo fondamentale per il rinnovo del contratto collettivo nazionale della cooperazione.
Se pur il contratto non si può considerare ancora rinnovato, le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil e le organizzazioni datoriali hanno condiviso un accordo sui temi caldi che finora erano stati al centro del tavolo negoziale.

La Filcams Cgil esprime soddisfazione per la sintesi ottenuta, che comprende alcune importanti traguardi: sulla malattia, per l’ elargizione immediata di 182 euro a titolo di riconoscimento dei mesi trascorsi dal primo gennaio 2011 ed alcuni elementi per incentivare la buona occupazione nel settore.
Le parti si incontreranno nuovamente a gennaio per la stesura definitiva dell’accordo che sarà sottoposto alla consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori della cooperazione (circa 65mila).

22 dicembre 2011

Fonte: filcams.it

AGGIORNAMENTO SULLA LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI COMMERCIALI

La quasi totalità delle liberalizzazioni presentate dal Governo Monti è stata cancellata dalla opposizione delle categorie interessate, evidentemente portatrici di argomenti convincenti.
Mentre notai e tassisti, farmacisti e proprietari di stabilimenti balneari si godono il risultato, restano ormai in campo soltanto la liberalizzazione degli orari commerciali e quella, più sfumata, delle licenze commerciali oltre 2500 mq.
Liberalizzazione degli orari che significa, lo ribadiamo, la possibilità di apertura dei negozi fino a 24 ore al giorno, fino a 52 domeniche all’anno, oltre che tutte le festività, Pasqua e Natale compresi.
Un governo che ha come riferimento principale i poteri forti non poteva comportarsi diversamente, ed ha varato (alla Camera e tra breve al Senato) una “riforma” del commercio letteralmente dettata dalle aziende della Grande Distribuzione.
Il Sindacato, che contro la Manovra Monti ha scioperato lo scorso 12 dicembre, ha chiesto e chiede alle Regioni di bloccare questa liberalizzazione dannosa e inutile, rivendicando il ruolo riconosciuto agli Enti locali, in materia di commercio, dalla Costituzione italiana.

In attesa del pronunciamento di questi soggetti non è accettabile dal 1° gennaio 2012 l’apertura domenicale e festiva dei negozi oltre quanto in precedenza definito dai tavoli di concertazione dei diversi Comuni della Provincia.

Modena, 21 dicembre 2012

FILCAMS CGIL MODENA

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