Turismo-Pubblici Esercizi

Tutte le novità per i lavoratori occupati nel settore Turismo – Pubblici Esercizi in provincia di Modena

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SCIOPERO CGIL 19 APRILE 2012, LA FORTE PARTECIPAZIONE SOTTOLINEA IL BISOGNO DI CAMBIAMENTO

Circa 8.000 manifestanti hanno preso parte stamattina alla manifestazione per lo sciopero provinciale di 8 ore dei lavoratori delle categorie Cgil di pubblico impiego, scuola-università-ricerca, lavoratori privati in legge 146 (addetti nei servizi alle persone, quali nidi, materne, case protette, servizi handicap), lavoratori di commercio-turismo-terziario, Poste, telecomunicazioni, banche-assicurazioni-riscossioni tributi, igiene ambientale, gas-acqua, elettricità.

Lo sciopero di oggi rientra nella mobilitazione delle prime 8 ore di sciopero, delle 16 proclamate a livello nazionale, contro la riforma del mercato del lavoro e per rivendicare provvedimenti per la crescita e lo sviluppo, e per l’occupazione di qualità. La Cgil ritiene inoltre necessario la revisione delle norme pensionistiche che penalizzano fortemente le donne, i lavoratori precoci e i giovani, e lascia senza tutele centinaia di migliaia di lavoratori cosidetti “esodati”.

Il corteo di stamattina è stato molto partecipato e variegato, caratterizzato principalmente dalla presenza di tanti lavoratori del pubblico impiego, del commercio e di metalmeccanici. E’ partito da una sede non usuale, via Galaverna dove hanno sede molti uffici pubblici e strutture commerciali, ha sfilato in centro storico lungo la via Emilia e si è concluso con un grande sit-in in largo Garibaldi, dove Tania Scacchetti della segreteria Cgil ha tenuto il comizio conclusivo.

Scacchetti ha sottolineato, tra l’altro, che “la grande presenza di oggi manda un messaggio al paese che lavoratori e lavoratrici non si rassegnano ad una riforma che non risolve il problema della precarietà, della flessibilizzazione spinta del mercato del lavoro, e non garantisce l’universalità degli ammortizzatori sociali”.

“Sull’art. 18, – ha aggiunto Scacchetti – il reintegro per motivi economici costituisce un passo avanti, frutto della mobilitazione di queste settimane, ma non sufficiente per ripristinare centralità e dignità del lavoro. Non è con i licenziamenti facili, come ci vuol far credere qualcuno, che si crea occupazione e si determinano condizioni per la crescita”.

Dal palco la sindacalista ha rivendicato politiche per lo sviluppo, investimenti in innovazione e ricerca, per creare nuovo lavoro e scelte di equità in materia fiscale, con la tassazione di rendite finanziarie e patrimoni.

La presenza in manifestazione di oggi di tante lavoratrici e lavoratori del commercio è dovuta anche alla protesta contro il decreto sulle liberalizzazioni che lungi dal toccare gli interessi delle vere corporazioni del nostro Paese, si caratterizza quasi esclusivamente per la deregolamentazione degli orari commerciali, senza creare posti di lavoro in più e senza maggiori vendite, e peggiora esclusivamente le condizioni di lavoro e di vita delle addette del settore.

Per tutte queste ragioni, la Cgil proseguirà la mobilitazione con l’obbiettivo di presidiare il percorso parlamentare di approvazione del Ddl sul mercato del lavoro e conquistare le modifiche richieste.

Modena, 19 aprile 2012

Alcune foto del pezzo di corteo Filcams

A MODENA IL 19 APRILE 2012 SCIOPERO GENERALE DI TUTTA LA GIORNATA

LA CGIL CONFERMA LA MOBILITAZIONE PER CAMBIARE
LA MANOVRA DEL GOVERNO MONTI

Scarica il volantino dello sciopero del 19 Aprile 2012 in formato .pdf

In continuità con le iniziative delle categorie
dell’industria fatte a Modena il 29 Marzo e il 5 Aprile il

19 APRILE 2012 SCIOPERO GENERALE DI TUTTA LA GIORNATA

delle lavoratrici e lavoratori (anche somministrati) di

  • ENTI PUBBLICI
  • TUTTI I SETTORI PRIVATI CHE EROGANO SERVIZI ALLE PERSONE (coop sociali, asili nido, case protette, ecc.)
  • SCUOLA
  • RICERCA
  • UNIVERSITA’
  • FORMAZIONE PROFESSIONALE
  • COMMERCIO
  • TURISMO
  • SERVIZI
  • VIGILANZA
  • MULTISERVIZI
  • APPALTI POSTALI
  • TELECOMUNICAZIONI
  • POSTE
  • BANCARI
  • ASSICURATIVI
  • RISCOSSIONE TRIBUTI
  • IGIENE AMBIENTE
  • GAS ACQUA
  • ELETTRICI

IL CORTEO PARTIRA’ DA VIA GALAVERNA
(PIAZZALE COOP CIALDINI – CONCENTRAMENTO ORE 9:00)
PER RAGGIUNGERE LARGO GARIBALDI DOVE SI TERRA’ UN SIT-IN

Il Direttivo Nazionale della CGIL ha varato 16 ore di sciopero, 8 delle quali articolate a livello locale, per contrastare i contenuti della bozza di riforma del Governo Monti.

A Modena ha già scioperato la FIOM il 29 marzo, e le altre categorie dell’industria il 5 aprile.

La CGIL ha contestato e contesta l’intervento progettato dal Governo sull’art. 18, l’insufficiente intervento in materia di mercato del lavoro, la riduzione degli ammortizzatori sociali in un periodo di profonda crisi economica. Resta ancora aperta per la CGIL la partita Pensioni, con la pressante richiesta di revisione di una riforma rozza e sbagliata.

La costante mobilitazione della CGIL ha ottenuto la riconquista del “reintegro” nel caso di licenziamenti economici insussistenti, reintegro che al termine della consultazione con le parti sociali il Governo aveva escluso. E’ un primo seppur parziale risultato positivo, che ripristina il principio che la CGIL ha sempre ritenuto irrinunciabile, riassegnando all’art. 18 il valore di deterrenza che la formulazione iniziale espressa dal Governo cancellava.

Purtroppo la cosiddetta “Riforma del Lavoro in una prospettiva di crescita” non contiene le necessarie ed urgenti previsioni per stimolare la crescita economica e definire strategie per la creazione di posti di lavoro, per esempio riducendo la pressione fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni.

La riforma non risolve in modo compiuto l’impegno dichiarato dal Governo di riassegnare al lavoro a tempo indeterminato il ruolo di tipologia contrattuale prevalente perché, seppure con leggere rivisitazioni, restano in campo tutte le forme di precarietà che hanno caratterizzato questi ultimi anni. Ed in questo ambito viene completamente mancato l’obiettivo di ridefinire in termini universali la copertura degli ammortizzatori sociali. Infatti i requisiti per maturare il diritto restano invariati non includendo i giovani ed i lavoratori discontinui.

In base a queste valutazioni la CGIL ritiene necessario proseguire con la mobilitazione al fine di presidiare attivamente la discussione parlamentare sul Disegno di legge per migliorarlo a partire da crescita, precarietà e ammortizzatori sociali.

Continuiamo la mobilitazione per ridurre la pressione fiscale sul lavoro dipendente ed i pensionati.

Continuiamo la mobilitazione per ottenere provvedimenti per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro.

CGIL Modena

RIPARTIAMO DAL LAVORO

Campagna nazionale del tesseramento 2012 della Filcams CGIL

 

Campagna tesseramento 2012 Filcams CGIL

Campagna tesseramento 2012 Filcams CGIL

Campagna tesseramento 2012 Filcams CGIL

Campagna tesseramento 2012 Filcams CGIL

 

 

LETTERA ALLA MINISTRO FORNERO SUI FALSI CONTRATTI A CHIAMATA E IL DIRITTO ALLA MATERNITA’

Gentile Signora Ministro,
nella provincia di Modena sono ormai 10.000 gli avviamenti al lavoro che ogni anno vengono fatti con la formula del contratto a chiamata (intermittente), abrogata da Prodi nel 2007 e reintrodotta nel 2008 dal Governo Berlusconi. Si presume che nella nostra provincia siano circa 15.000 le persone assunte con questo contratto, in grande prevalenza donne operanti in bar, alberghi, ristoranti e negozi.
Le nostre categorie denunciano da anni che la maggior parte di questi contratti nasconde lavoro irregolare, evasione contributiva e negazione dei più elementari diritti. Il lavoro è quasi sempre continuativo, a volte ben superiore alle 40 ore settimanali, ma nelle buste paga risultano solo poche ore al mese. Il resto viene pagato in nero a cifre per lo più variabili tra i 5 e gli 8 euro all’ora.
Ovviamente, non appena i lavoratori pongono problemi rispetto alla loro situazione, il lavoro diventa davvero a chiamata. O meglio della lavoratrice non c’è più bisogno, e viene lasciata a casa in attesa di una chiamata che non verrà più. Ovviamente nessun ammortizzatore sociale è applicabile, e altrettanto ovviamente l’azienda procede alla sostituzione con un altro falso contratto a chiamata.
Particolarmente riprovevole è la condizione delle lavoratrici a chiamata rispetto alla maternità. Le segnaliamo, Signora Ministro, due casi emersi in questi giorni a Modena.

Il primo riguarda una giovane donna di 22 anni che lavora da tempo in un bar gelateria dell’Area Nord. Il suo orario di lavoro andava spesso oltre le 40 ore settimanali e quasi mai le veniva concesso il giorno di riposo. Le retribuzioni erano pagate in contanti e nessun cedolino paga veniva emesso. La ragazza risulta essere quindi una lavoratrice a chiamata in attesa di chiamata, ma in realtà lavorava costantemente. Quando nei giorni scorsi ha comunicato lo stato di gravidanza il titolare le ha risposto che non potrà più andare al lavoro perché i clienti sarebbero infastiditi da una donna con il pancione. E’ ora a casa, in attesa di una chiamata che non verrà, senza alcun reddito.

Il secondo caso è quello di una lavoratrice a chiamata di 31 anni che lavora a Modena in un negozio di articoli per bambini. Negli ultimi mesi ha lavorato costantemente a tempo pieno, orario non risultante però nelle buste paga. Quando ha comunicato lo stato di gravidanza il titolare prima le ha cambiato mansione, cominciando a chiamarla solo nelle emergenze, quindi in breve tempo non l’ha più  chiamata.

Le due storie sono molto simili, e sono purtroppo uguali a tante altre. Donne giovani che pur di lavorare in questo momento di crisi accettano qualsiasi lavoro. Lavorando regolarmente, come se avessero un normale contratto di lavoro subordinato, decidono di avere un figlio. Al momento della comunicazione obbligatoria del proprio stato di gravidanza scoprono improvvisamente che per l’azienda la loro opera non è più necessaria. Sono senza lavoro, ma non vengono licenziate (del resto la legge non lo permette), però non vengono più chiamate al lavoro.  
Se le due giovani donne non avranno una retribuzione nei prossimi mesi perderanno anche il diritto alla maternità. L’indennità di maternità è difatti strettamente legata al percepimento di una retribuzione nei mesi anteriori al periodo di maternità e senza questa retribuzione viene meno anche l’indennità. Davvero un bel regalo di Natale, per loro. Per parte nostra abbiamo denunciato questi ed altri casi agli organi competenti, oltre che alla Consigliera di Parità della Provincia di Modena.

E’ forse questa flessibilità, Signora Ministro?
No di certo: qui stiamo parlando soltanto di abusi e discriminazioni, di evasione facilitata, del mancato rispetto di diritti costituzionali. Una emergenza, che come tale andrebbe affrontata, prevedendo l’abolizione al più presto della vergogna del Contratto a chiamata.
Ci auguriamo che il tema susciti il suo interesse e quello del Governo di cui Lei è autorevole esponente.
Felice anno nuovo.

 

Marzio Govoni                                                   Claudio Argilli
Segretario Filcams/Cgil Modena                    Segretario Nidil/Cgil Modena

Modena, 28 dicembre 2011

Leggi la lettera in formato .pdf

RASSEGNA STAMPA

COMITATO DIRETTIVO FILCAMS CGIL MODENA: ORDINE DEL GIORNO

14 Dicembre 2011

Il Comitato Direttivo della Filcams CGIL di Modena riunito il giorno 14 Dicembre 2011 esprime fortissima preoccupazione per le scelte annunciate dal Governo nella cosiddetta manovra “Salva Italia”. Questa manovra colpirà i settori Filcams in diversi modi. Il più evidente è legato all’aumento dell’età pensionabile. Soprattutto per le donne, che sono la stragrande maggioranza degli occupati nei settori della Filcams CGIL e che in moltissimi casi già devono vivere con retribuzioni al di sotto della soglia della povertà, la situazione sarà aggravata dall’allontanamento del pensionamento e dalle penalizzazioni ideate dal Governo.

Ma non solo. I delegati e le delegate ritengono dannosa la decisione del Governo di intervenire sulla liberalizzazione degli orari commerciali, argomento che la Costituzione della Repubblica Italiana assegna alle Regioni. Tale decisione diverrà un fatto concreto dal 1 Gennaio 2012 consentendo illimitate aperture delle attività commerciali a qualsiasi ora ed in qualunque giorno dell’anno (anche a Natale, Pasqua, Capodanno, festa dei Lavoratori, festa della Liberazione,…), ma anche garantendo la liberalizzazione delle aperture di attività commerciali superiori ai 2500 mq.

A queste condizioni solo la Grande Distribuzione Organizzata potrà attrezzarsi per garantire tutte le aperture previste e le piccole strutture del commercio dei centri storici o di quartiere saranno inevitabilmente costrette alla chiusura per l’incapacità di essere concorrenziali rispetto ai centri commerciali. Gli eventuali posti di lavoro generati dall’incremento degli orari di lavoro della Grande Distribuzione Organizzata non potranno compensare l’aumento della disoccupazione generato dalla chiusura delle strutture più piccole. In questo contesto i lavoratori si troveranno ad operare in contesti sempre più precarizzanti fatti di orari che impediranno le necessarie conciliazioni dei tempi di vita con i tempi di lavoro.
I dirompenti effetti sociali della liberalizzazione ci porteranno quindi a

  • un saldo occupazionale negativo,
  • il venir meno del presidio di legalità, ruolo spesso assolto dalle strutture del commercio in alcune zone degradate dei nostri territori,
  • il grave problema legato alla mobilità, soprattutto per gli anziani che hanno grosse difficoltà di spostamento e non potranno più fare la spesa nel negozio vicino a casa,
  • la coesione stessa delle famiglie i cui componenti lavorino in strutture commerciali.

Ma la liberalizzazione non gioverà nemmeno ad incrementare i consumi. Infatti la scelta recessiva effettuata dal Governo di aumentare l’IVA non contribuirà certo ad aumentare la già scarsa capacità di acquisto dei consumatori e la sola liberalizzazione non sarà garanzia di riduzione dei prezzi per i cittadini o di miglioramento dei servizi erogati.

Il Comitato Direttivo della Filcams CGIL rivendica i contenuti e chiede la piena applicazione dell’accordo sottoscritto dal Comune di Modena e da tutte le parti sociali nel quale, con un’operazione di rotazione, si garantisce ai consumatori un servizio con presidio di commercio alimentare in ogni giornata festiva e non si incrementa di una sola domenica le festività lavorative. Al contempo chiede il rispetto delle norme costituzionali che attribuiscono alle Regioni il potere di normare gli orari commerciali e valuta positivamente le iniziative dei giorni scorsi che hanno visto l’analogo interessamento diretto di tre amministrazioni locali (Modena, Carpi, Sassuolo) nei confronti della Regione Emilia Romagna. Le delegate ed i delegati chiedono che l’impegno venga mantenuto alto anche attraverso idonee forme di mobilitazione.

Scarica l’odg in formato .pdf

CGIL EMILIA ROMAGNA: A BOLOGNA, MODENA, REGGIO EMILIA E FERRARA SCIOPERO DI 8 ORE

“Tutte le azioni di sciopero e di protesta promosse dai sindacati per lunedì 12 dicembre sono finalizzate a modificare la manovra del governo, che giudichiamo socialmente insostenibile e che si conferma tale man mano che tecnicamente entriamo nel merito dei provvedimenti” è quanto dichiara in una nota Vincenzo Colla, Segretario Generale della CGIL Emilia Romagna in merito alle differenti modalità con le quali si svolgerà in Emilia Romagna la giornata di lotta di lunedì 12 dicembre contro la manovra del governo.

Per il dirigente sindacale “non basta alzare leggermente il tetto delle pensioni che verranno escluse dal taglio della rivalutazione per cambiare il segno dell’iniquità alle misure adottate. Si può salvare l’Italia in modo diverso – spiega Colla – e CGIL, CISL, UIL unitariamente presenteranno le proprie richieste di modifica, un fatto nuovo e importante”.

Il percorso di mobilitazione delle tre confederazioni, iniziato separatamente e con tempi strettissimi, è confluito a livello nazionale nello sciopero unitario. “Non tutte le strutture CGIL dell’Emilia Romagna, dove la macchina organizzativa si è mossa con efficacia straordinaria, – avverte il Segretario Generale della CGIL Emilia Romagna – hanno adottato le stesse modalità: in alcuni territori il rapporto con CISL e UIL era già avviato anche prima della dichiarazione unitaria nazionale; in altre camere del lavoro si era deciso di mettere in rilievo fatti politici molto significativi, per oggi e anche in prospettiva, nel rapporto con le categorie, in particolare con la FIOM rispetto al caso FIAT, che hanno spinto a mantenere percorsi diversi”.

Dunque, fa sapere la CGIL Emilia Romagna, il 12 dicembre a Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara le Camere del lavoro mantengono lo sciopero di otto ore già proclamato prima delle novità nazionali. Tutte le strutture hanno comunque proposto a CISL e UIL provinciali un confronto utile a proseguire insieme la mobilitazione. “Intanto – conclude Colla – si prepara un altro appuntamento unitario molto importante con lo sciopero dei lavoratori del pubblico impiego proclamato da CGIL, CISL e UIL per il 19 dicembre”.

07/12/2011

Fonte: cgil.it

Scarica il comunicato stampa di Vincenzo Colla, Segretario Generale CGIL ER in formato .pdf

NOTA SEGRETERIA NAZIONALE FILCAMS: SCIOPERO CGIL 12 DICEMBRE 2011

La Segreteria Nazionale Filcams, nel condividere le valutazioni della Segreteria Nazionale Cgil sulla manovra “Salva Italia” del Governo Monti, sottolinea come alcuni dei provvedimenti indicati avranno una ricaduta fortemente negativa sul settore e sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori del terziario.

Innanzitutto, l’aumento di due punti dell’Iva avrà ricadute evidenti sull’andamento dei consumi, già fortemente in calo. La crisi dei consumi rappresenta una delle manifestazioni più evidenti della crisi economica del Paese e parla della difficoltà crescenti di migliaia e migliaia di famiglie italiane ad arrivare alla fine della terza settimana. Tale provvedimento accentuerà le difficoltà dei ceti sociali più deboli, tanto più che le conseguenze colpiranno indiscriminatamente i consumatori, indipendentemente dal loro reddito, individuale e familiare.

Le misure relative alla previdenza, già fortemente inique, per le ragioni denunciate dalla Cgil, colpiranno soprattutto le donne, la stragrande maggioranza di coloro che lavorano nel settore terziario. Se intervenire sulle pensioni per fare cassa è sbagliato, perché contrario al tanto dichiarato obiettivo del necessario riequilibrio generazionale, ancor di più lo diventa negando la peculiare condizione delle donne nel lavoro e nella società, a partire dalle conseguenze del lavoro di cura non retribuito sulla discontinuità dei percorsi contributivi. Non si può agire su pensione di vecchiaia e di anzianità delle donne con un approccio eminentemente contabile. Il criterio della flessibilità di accesso non penalizzante resta l’unico strumento per riconoscere alle donne la specifica condizione, che nel settore terziario rappresenta la caratteristica prevalente di un mondo del lavoro già ampiamente caratterizzato da situazioni di precarietà.

La liberalizzazione degli orari commerciali è misura inutile e dannosa.
Inutile, poiché non avrà alcuna conseguenza sull’andamento del consumo, in quanto i redditi resteranno al palo ed i consumi continueranno a calare, secondo tutte le previsioni. Per questo sarebbe piuttosto necessaria una manovra di alleggerimento del peso fiscale dei redditi da lavoro e da pensione.
Dannosa, perché peggiorerà le condizioni di lavoro dei dipendenti degli esercizi commerciali, oltreché mettere in crisi la diffusa rete del piccolo e medio commercio, che impiega la stragrande maggioranza degli addetti. Le aziende, soprattutto della grande distribuzione, per assicurarsi le aperture totali, faranno ricorso ad ogni tipo di contratto, che accentuerà le condizioni di precariato, soprattutto dei giovani e delle donne. Inoltre, spingeranno a regimi di orario giornaliero e settimanale che renderanno impraticabile la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, in particolare, per le donne.
La decisione è ancora più grave, perché contraria all’impegno assunto con le parti sociali in sede di Associazione Nazionale dei Comuni, lo scorso 29 aprile, di assegnare tale materia alla concertazione territoriale, nel quadro della legiferazione regionale, salvaguardando le principali festività religiose e civili.

Infine, il carattere inequivocabilmente recessivo della manovra, si scaricherà a sua volta sul settore terziario, ritardando l’avvio di una indispensabile nuova fase di sviluppo orientata all’innovazione ed alla sostenibilità.
E’ positivo che la manovra preveda l’estensione alle partite IVA di alcuni diritti, come alla salute e alla maternità. Ma il settore resta sostanzialmente privo degli strumenti di protezione del reddito nella crisi. Le previsioni per il 2012 sono buie e per il settore del consumo ancora più negative. Il terziario rischia di vivere una nuova fase di crisi dell’occupazione. Per questo, il carattere di equità della manovra deve potersi misurare a partire dalle misure di protezione sociale nei periodi di grave crisi economica, come quella che stiamo vivendo.

Per queste ragioni la Filcams parteciperà alle iniziative territoriali e regionali previste in occasione dello sciopero generale di lunedì 12 dicembre, portando la voce delle lavoratrici e dei lavoratori del terziario, a sostegno delle richieste qui rappresentate.

Al fine di favorire la partecipazione a tutte le iniziative in programma, per i settori non coperti dalla Legge 146 le lavoratrici ed i lavoratori si asterranno dal lavoro per

l’intera giornata lavorativa

compatibilmente con i programmi definiti territorialmente dalle strutture confederali e con il mandato a ricercare le possibili convergenze con le decisioni a loro volta assunte dalle strutture territoriali di categoria e confederali di Cisl e Uil.
I settori vincolati al rispetto della Legge 146, oltre a partecipare con proprie delegazioni alle iniziative in programma, svolgeranno nei luoghi di lavoro assemblee informative sui giudizi e le proposte della Cgil e della Filcams sulla manovra del Governo.

La Segreteria Nazionale FILCAMS CGIL

Roma, 6 dicembre 2011

Scarica la nota in formato .pdf

PRESIDIO CGIL MODENA IN PREPARAZIONE DELLO SCIOPERO GENERALE DEL 12 DICEMBRE 2011

a Modena, domani, mercoledì 7 dicembre dalle ore 16,30 alle 18,00

PRESIDIO CGIL con CONFERENZA STAMPA

davanti alla Prefettura di Modena
(Viale Martiri dalla Libertà, 34)

contro la manovra iniqua proposta dal Governo che grava prevalentemente su lavoratori e pensionati

Scarica il volantino dello sciopero della CGIL del 12/12/2011 in formato .pdf

PARK HOTEL FANANO, REPLICA DI FILCAMS CGIL AL SINDACO

Abbiamo colto con stupore e rammarico le dichiarazioni del sindaco di Fanano in merito alla vicenda dei lavoratori del Park Hotel.
A questo punto pare opportuno ricordare come il sindaco di Fanano in agosto ci aveva proposto un suo personale interessamento per una possibile intermediazione con i proprietari della New Kitchen, avendoci messo al corrente del fatto che era in contatto con i gestori dell’albergo.
Da quella volta non abbiamo più ricevuto aggiornamenti dall’Amministrazione comunale in merito ai contatti che si era proposto di avere con la New Kitchen.
I lavoratori, per i quali la Filcams/Cgil ha impugnato i “contratti fantasma” e richiesto l’immediato pagamento delle spettanze come a suo tempo detto all’Amministrazione comunale, ci hanno riferito di aver più volte provato a contattare il sindaco senza avere risposte in merito.
I lavoratori hanno perciò deciso di sobbarcarsi sulle loro spalle cause di lavoro per prestazioni professionali non pagate.
Se c’è la volontà di risolvere con solerzia la vicenda, non capiamo come mai, a più di due mesi dalla denuncia dei lavoratori seguiti dalla Filcams/Cgil, il sindaco si limiti a dire, come accaduto anche in questo caso, che l’unica cosa che deve fare è vigilare sulla regolarità amministrativa.
Il sindaco dovrebbe farci capire qual è la sua posizione sul lavoro irregolare nel turismo in Appennino, che certamente non può essere lo strumento per recuperare competitività verso altre zone montane che beneficiano di sgravi contributivi e incentivi economici.

Ci aspettiamo che il Sindaco faccia un regolamento contro il lavoro nero nei pubblici esercizi che preveda controlli di polizia urbana e sanzioni sino alla sospensione della licenza. Regolamento che vorremmo discutere con il sindaco di Fanano e l’insieme dei Sindaci del territorio montano, eventualmente con il coinvolgimento della Provincia, in tempi brevi affinché sia già operativo per la stagione turistica invernale.

Nell’immediato ribadiamo la richiesta all’Amministrazione di Fanano a contribuire alle spese legali dei lavoratori.

26/10/2011

Filcams CGIL Modena

PARK HOTEL FANANO: COME NON DOVEVA ANDARE A FINIRE

Lo scorso mese di agosto la Filcams CGIL sollevò un caso emblematico della grave condizione del settore turistico del nostro Appennino.
Si trattava del Park Hotel di Fanano, una delle più importanti strutture alberghiere della montagna che, dopo alterne vicende, veniva affittata dalla proprietà, per una sola parte della stagione estiva 2011, alla New Kitchen Srl di Santa Maria La Carità (Na).
Il proprietario di tale società, Angelo Imbriani, risulta inoltre titolare di diverse aziende, attive in vari settori, tra cui lo smaltimento rifiuti.
La New Kitchen provvedeva ad ospitare nell’albergo il ritiro del Lecce Calcio, per dichiarazione di un consulente aziendale “a titolo gratuito”.
La presenza della società di serie A veniva inoltre sponsorizzata da altri soggetti locali, tra cui una società sportiva.
La vicenda imprenditoriale iniziava l’attività il 27 giugno, anche se la New Kitchen Srl ha riportato l’inizio della stessa al 7 luglio, in netto contrasto con quanto sostenuto dai lavoratori. A questo punto ci sembra quantomeno utile che gli enti ispettivi verifichino la coincidenza tra presenze di clienti presso la struttura e autorizzazioni comunali concesse, al fine di dissipare ogni nuovo dubbio che possa emergere sulla curiosa vicenda alberghiera. Curiosa perché evidentemente votata ad essere in perdita, a fronte di un importante costo d’affitto, ma anche dell’ospitalità gratuita concessa a 40 persone per 2 settimane, dalla non conoscenza del territorio, dal non essere impresa esperta nella gestione alberghiera. In questo senso anche i rapporti di lavoro avevano caratteristiche di non regolarità: lavoro nero, ritardate assunzioni e orari fino a 16 ore giornaliere per 7 giorni alla settimana.
Nel mese di agosto i lavoratori, in gran parte irregolarmente occupati e mai pagati, si rivolgevano alla Filcams CGIL che richiedeva a sua volta l’intervento degli organi ispettivi, che si muovevano con grande celerità.
Chiedemmo all’epoca l’interessamento dell’Amministrazione di Fanano rispetto alla situazione dei lavoratori, allontanati dalla struttura dopo la denuncia.
Chiedemmo all’epoca alla New Kitchen di pagare le spettanze ai lavoratori.
Chiedemmo alla società proprietaria del Park Hotel, la Fanano G&G, dopo aver incautamente affittato ad un soggetto privo dei requisiti minimi, di farsi carico delle mancate retribuzioni dei lavoratori.
Com’è andata a finire? Nessuno ha risposto. Non lo hanno fatto i pirati che avevano in gestione l’albergo, né gli incauti affittuari, né l’Amministrazione di Fanano ha dato segnali di interesse.
Ora 6 lavoratori hanno iniziato una difficile e costosa vertenza legale, richiedendo 30.000 euro complessivi all’azienda napoletana.
E così i lavoratori dovranno sostenere ingenti costi legali per recuperare quanto loro dovuto.
In tutta questa vicenda preoccupa in particolare il comportamento dell’Amministrazione di Fanano, disinteressatasi di una vicenda che interessa, e parecchio, il livello di legalità in quel territorio.
Se volesse iniziare a farlo ora, considerando i temi della legalità alla pari di quelli della promozione turistica, potrebbero sostenere i costi delle vertenze legali, rimediando così ad un lungo e preoccupante silenzio.

25/10/2011

Filcams CGIL Modena

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