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#GIUSTAITALIA 19 REALTÀ IN EMILIA-ROMAGNA SI UNISCONO PER PORTARE AVANTI IL PATTO PER LA RIPARTENZA A LIVELLO REGIONALE

coronavirus GiustaItalia

Un manifesto per far ripartire l’Italia uscendo dalla cultura dell’emergenza e affermando quella delle regole. #Giustaitalia, un “Patto per la Ripartenza” fondato sull’etica della responsabilità lanciato a livello nazionale con 18 proposte concrete rivolte al Governo e al Parlamento, perché ascoltino la voce della società civile, del mondo del lavoro, delle imprese, degli enti locali e di tutti coloro che, hanno a cuore la ripartenza del nostro Paese nella legalità e nella giustizia sociale.
Il manifesto è stato promosso a livello nazionale da Libera con Avviso Pubblico, Legambiente, Arci, Rete dei Numeri Pari, Rete della Conoscenza, Fuci, Centro Studi Pio La Torre, Cooperare con Libera Terra, Acsi, Us Acli, Cngei, Fondazione Interesse Uomo, Cgil, Cisl, Uil. In Emilia-Romagna sono 19 le realtà che hanno aderito alla rete che porterà avanti la campagna di mobilitazione a livello regionale: Libera Emilia-Romagna, Avviso Pubblico Emilia-Romagna, Cgil Emilia-Romagna, Cisl Emilia-Romagna, Uil Emilia-Romagna e Bologna, Legambiente Emilia-Romagna, Arci Emilia-Romagna, Cooperare con Libera Terra, Istituto Alcide Cervi, Uisp Emilia-Romagna, Acli Emilia-Romagna, Civibo – Cucine Popolari, Rete della Conoscenza Emilia-Romagna, Rete degli Studenti Medi Emilia-Romagna, Rete degli Universitari Emilia-Romagna, Auser Emilia-Romagna, Aics Emilia-Romagna, Ada Emilia-Romagna, Azione Cattolica Emilia-Romagna.
In Emilia-Romagna sono già tanti gli allarmi lanciati: dagli operatori del settore turistico-alberghiero della riviera romagnola secondo i quali “il rischio è di esporre le strutture turistiche allo sciacallaggio di imprenditori privi di scrupoli e alle speculazioni della criminalitá organizzata”; alla sostituta procuratrice Lucia Musti che ha affermato che in Emilia-Romagna “le piccole e medie imprese sono a rischio. Le mafie tenteranno di approfittare della tragedia per infiltrare l’economia pulita. Lo hanno fatto nel periodo del terremoto e cercheranno di farlo sfruttando anche l’emergenza Covid-19. È l’esperienza ad insegnarcelo”; fino alle inchieste che hanno colpito la regione, come quella che, in piena pandemia, ha portato all’arresto di quattro persone per caporalato nelle campagne romagnole.
Tutti segnali che ricordano che le situazioni di debolezza economica e amministrativa diventano opportunità per le organizzazioni criminali, come già hanno ricordato voci autorevoli – dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, alla Banca d’Italia, al Ministero dell’Interno – che hanno segnalato i pericoli concreti a cui andiamo incontro, nella gestione degli appalti e delle risorse finanziarie: mafie, corruzione, criminalità economica e ambientale sanno sfruttare l’allentarsi delle regole, in nome di una legittima urgenza, ma approfittano anche dell’acutizzarsi delle povertà, per conquistare consenso sociale e riciclare i capitali accumulati illegalmente, anche attraverso l’usura.
Le diciotto proposte rivolte al Governo e al Parlamento vanno in questo verso: sono suddivise in tre aree strategiche per mettere al centro i diritti sociali, assicurare la trasparenza nella gestione degli appalti, prevedere la tracciabilità del sostegno alle imprese, applicando bene e senza scorciatoie le norme che già esistono; garantendo diritti fondamentali, come il lavoro, la casa, il reddito, l’istruzione e la salute; lottando contro tutte le forme di povertà, a cominciare da quella educativa che colpisce le giovani generazioni; recuperando gli oltre 100 miliardi di euro sottratti annualmente alla collettività dall’evasione fiscale, per sostenere la nostra economia e ridurre il carico fiscale alle famiglie italiane.
L’Italia può ripartire davvero, dopo il lungo isolamento a cui è stata costretta dalla pandemia del Covid-19, solo se non si commettono gli errori del passato. Quelli che hanno trasformato ogni emergenza, dai terremoti alla gestione dei rifiuti fino al dissesto idrogeologico, in una nuova opportunità di arricchimento e di crescita del potere delle mafie e, più in generale, di quei sistemi criminali fondati sul disprezzo delle regole, la corruzione, l’accumulazione illecita di profitti, che già condizionano la nostra democrazia.
Come ha dichiarato Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, “Giusta Italia” perché non basta “aggiustare”: bisogna ripristinare giustizia, altrimenti il cambiamento si ridurrà a adattamento. Le mafie uccidono – e lo sapevamo – ma oggi scopriamo che anche la corruzione e la privatizzazione dei beni comuni possono essere strumenti di morte. Non sarebbe così alto il numero delle vittime della pandemia se avessimo avuto un sistema sanitario più forte, in grado di monitorare, proteggere e curare con tutti gli strumenti necessari. E prima ancora politiche sociali in grado di garantire quei diritti che stanno alla base di una democrazia viva: il lavoro, la casa e la scuola. È necessario considerare le politiche sociali come un investimento, un volano di sviluppo non un costo da contenere. Ecco allora il senso di “Giusta Italia”. Senso di un impegno per costruire un futuro davvero nuovo. Non scambiamo per futuro il ritorno a una normalità malata! La lotta contro la pandemia può e deve essere anche l’occasione per risanare la nostra democrazia!”.
Una richiesta che, a livello locale e nazionale, continua ad essere portata avanti, a maggior ragione dopo che, nel Decreto Liquidità, sono stati accantonati gli emendamenti promossi da Patto #Giustaitalia e presentati da diversi parlamentari dell’attuale maggioranza, grazie ai quali si impedisce che a beneficiare del decreto siano anche gli imprenditori colpevoli, secondo sentenze di condanna di primo grado, di gravi reati: da quelli di mafia alla corruzione, dai reati fiscali ai delitti contro l’ambiente, nessuno escluso. Sarebbe gravissimo se il governo, venendo meno alle stesse indicazioni contenute nelle proposte emendative presentate dalle forze politiche che ne sostengono l’azione, finisse per depotenziare queste norme di giustizia, rispetto di diritti fondamentali, come quello a un ambiente pulito, e di tutela delle imprese sane del nostro Paese.

 

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