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GLI ULTIMI PROCESSI ANTIMAFIA ALZANO IL PICCO DEI “BENI CONFISCATI” NEI NOSTRI TERRITORI

beni confiscati mappa Modena

Un ultimissimo studio prodotto dall’associazione antimafia Libera dell’Emilia Romagna, in collaborazione con l’Università di Bologna, ha elaborato una mappatura sui beni confiscati alle mafie, grazie alle indagini e ai processi cresciuti in questi ultimi anni.
Un Report che nelle sue oltre 50 pagine fotografa il ripido evolversi del radicamento sempre più inquinante degli “investimenti mafiosi” nel tessuto economico emiliano-romagnolo, grazie allo studio dei dati ANBSC-Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati, valutando la crescita dei beni confiscati in via definitiva.
Nel precedente studio di Libera del 2015, nella nostra regione si riscontrarono circa “120 particelle catastali” confiscate, concretamente corrispondenti a circa 40 unità immobiliari sottratte alle mafie da procedimenti penali.
Attenzione. Da quella prima mappatura del 2015 sembra trascorsa una lunga vita! Le “particelle catastali”, da allora ad oggi, si sono quintuplicate nella nostra regione, così come le unità immobiliari in gestione alla Agenzia Beni Confiscati.
Un risultato molto pesante, frutto inevitabile dei recenti filoni processuali antimafie che coinvolgono le nostre province e confermano la gravità delle attività economiche criminali e le crescenti “…necessità delle mafie al Nord ed in Emilia Romagna, di investire e riciclare risorse malavitose”.
Nella mappatura di sette anni fa, i 40 immobili confiscati erano prevalentemente collocati a Bologna e si registrava la sostanziale assenza delle due province di Modena e Reggio Emilia, nonostante fosse già attivo il radicamento camorrista e casalese nel modenese, così come l’attività della ‘ndrangheta nel reggiano.
Si è poi avviata la storica e straordinaria sequenza giudiziaria col processo Aemilia ed i sui “filoni” collaterali, coi processi Grimilde, Billions,… una preziosa attività giudiziaria che ha aperto un po’ di più gli occhi e le coscienze della nostra società civile, a proposito della consapevolezza sul radicamento mafioso qua da noi e, passaggio fondamentale, portando istituzioni e soprattutto associazioni come Libera ed organizzazioni come la Cgil, a sostenere i processi antimafia proponendosi anche come Parte Civile.
Indagini e sentenze che hanno portato all’oggi, con una consistente impennata dei beni e patrimoni confiscati soprattutto, e questa è la novità pesante, nelle province di Reggio, Parma e Modena.

I dati riportati, sono ben aggiornati fino all’ottobre 2021 e quindi molto attuali.
Nel reggiano i comuni più colpiti con le confische sono Montecchio, poi Reggiolo, Brescello e Gattatico. Nel Parmense prevale su tutti il comune di Sorbolo, poi Parma e Soragna.
E Modena? Nella economia della nostra provincia la presenza malavitosa è diventata, anno dopo anno, sempre più salda e radicata. Un segno concreto di ciò è dato dal crescente numero dei beni immobili ed aziendali confiscati alle mafie.
Registriamo che dal 2015 ad oggi, si vede un picco di incremento che supera il 150%! Con un salto da 35 a ben 90 unità bloccate.
Purtroppo, ed è un punto al centro delle nostre spinte e battaglie, solo una piccola parte di questi beni sono oggi riutilizzati ai fini sociali.

In provincia di Modena, i comuni col maggior peso e numero di beni confiscati sono così classificati: Castelnuovo Rangone con 29 beni, poi Finale Emilia con 13, Modena con 12, Mirandola e San Felice con 7, Formigine con 6, Castelfranco con 5, Cavezzo e Nonantola con 3, Sassuolo e Maranello con 2, Fiorano con 1.
Le aziende confiscate modenesi sono 17, delle quali 7 sono state “destinate” cioè assegnate ma…tutte poi messe in liquidazione! Confermando, purtroppo, le pesanti difficoltà che di fatto ostacolano il “rendere competitive” sui mercati quelle imprese fondate con scopi criminali e di riciclaggio, e non imprenditoriali.
Dei ben 73 beni immobili modenesi confiscati, solamente 9 sono stati già assegnati per un loro “positivo riciclo”, con finalità sociali o istituzionali. Cioè la stragrande maggioranza sono tuttora fermi in gestione dell’Agenzia Nazionale.
Esempi concreti e positivi per il riutilizzo civile, sono portati dal comune di Formigine che ha avviato un percorso per destinare gli immobili a bisogni sociali. Dal comune di Maranello che assegnerà una abitazione ad una associazione che si occupa di donne in condizioni difficili o vittime di violenza. Il comune di Modena ha avviato la procedura per il riutilizzo del bene immobiliare confiscato alla ditta ‘ndranghetista Lago Blu s.r.l..
Riutilizzare socialmente ogni bene confiscato, significa rimetterlo in vita, trasformando la vergogna delle proprietà mafiose in percorsi di utilità e concreta formazione sociale.
E’ necessario sapere e far conoscere che i patrimoni confiscati nel modenese appartenevano a società/imprese al servizio della ‘ndrangheta emiliana, con attività di false fatturazioni, lavoro nero o illegale ed appalti inventati o fasulli, necessari per il riciclaggio dei tanti soldi in nero.
E’ importante e necessario che i cittadini, ma pure gli studenti, conoscano questi beni e queste storie di casa nostra, per diffondere la preziosa consapevolezza che parliamo di ricchezze appartenute ad organizzazioni mafiose che non sono nè lontane, nè straniere.

Franco Zavatti, Cgil Modena/Coordinamento legalità

Modena, 14/3/2022

 

Servizio del Tg Trc Modena, edizione delle ore 19.30 del 15/3/2022

 

Immagine tratta dallo studio di Libera Emilia Romagna 2021

beni confiscati mappa Modena

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