CGIL Modena

LA CRISI NELL’EDILIZIA SARÀ ANCORA LUNGA: OCCORRONO MISURE A SOSTEGNO

Modena, 18 settembre 2009

 

 

 

Come temevamo, finito il periodo feriale, perdura la crisi nell’edilizia e purtroppo si aggrava. Diverse imprese ricorrono agli ammortizzatori sociali, quelli ordinari o quelli in deroga, altre pensano di risolvere il problema licenziando i propri lavoratori, per tutte diventa sempre più problematico acquisire nuovi lavori.

I portafogli ordini sono scarsi, se non vuoti in maniera desolante. In questa fase ogni appalto (per altro molto pochi) vede concorrere un numero sempre maggiore di imprese, la battaglia viene condotta al massimo ribasso generando fenomeni distorsivi del mercato che possono gravemente compromettere, anche per il futuro, l’equilibrio delle imprese edili strutturate e serie.

Se si escludono le stazioni appaltanti pubbliche – ad esempio il comune di Modena o la Provincia – che hanno firmato il Protocollo sugli appalti che inserisce norme a tutela della stazione appaltante e delle aziende serie, stiamo cominciando ad assistere all’assegnazione di appalti con ribassi di oltre il 40 %.

Ciò genera due tipi di fenomeni. Da un lato, l’impresa che vince appalti con questo tipo di ribassi, per sperare di recuperare qualche margine di guadagno, o viola le norme contrattuali, cioè cerca di risparmiare sul lavoro, oppure affida il recupero di margini di guadagno, alla propria capacità di gestire il contenzioso con la stazione appaltante, andando sulla strada della revisione prezzi. L’altro caso possibile è che l’impresa non sia un’impresa seria e che i propri margini li recuperi dall’immissione nel circuito di denaro di provenienza “dubbia”.

In nessuno di questi casi il comparto, le stazioni appaltanti, le imprese serie ed i lavoratori possono sperare di trarne un qualche, anche momentaneo, vantaggio.

 

In questa logica del massimo ribasso, rischia la stazione appaltante (che nel caso dell’Ente pubblico è poi la collettività) che non avrà mai certezza sui costi dell’opera appaltata, che con la pratica della revisione prezzi si alzano in maniera incontrollabile. Non ne traggono vantaggio neanche le imprese serie costrette a concorrere su prezzi non remunerativi, drogando il mercato con forti rischi di assuefazione a queste logiche distorsive, e non ne traggono vantaggio i lavoratori costretti a lavorare sotto un meccanismo che comprime al minimo i trattamenti economici, le tutele ed i diritti.

Infine, fatto ancor più grave, questi fenomeni spalancano le porte alle imprese illegali, di dubbia moralità, che ben sappiamo essere presenti sul nostro territorio.

 

Occorre a nostro avviso riattivare il tavolo istituzionale che portò alla definizione del protocollo sugli appalti pubblici per garantire l’adesione e l’applicazione del protocollo a tutti gli enti pubblici o di emanazione pubblica (Hera, Acer, Università, ecc…), ed estendere quelle buone norme anche agli appalti privati.

Bisogna abbandonare l’idea che con gli appalti al massimo ribasso si realizzano risparmi. Occorre definire norme che rendano meno discrezionale l’affidamento dell’appalto e infine, a fronte dei rischi di diffusione di un’economia legata alla criminalità, va definito un patto etico che escluda, dal sistema dei subappalti, tutte quelle imprese che hanno legami o che si sospetti abbiano legami, con aree della criminalità organizzata, che per Modena è ormai acclarato, fanno riferimento alla camorra, alle cosche dei casalesi.

Ciò è la premessa indispensabile per sollecitare le stazioni appaltanti pubbliche a mettere in appalto il maggior numero di opere per consentire una tenuta del comparto che, stante la stasi del mercato, rischia di impoverirsi in modo irreparabile.

 

Il Piano casa annunciato dal Governo – per quanto inadeguato a dare risposte alla richiesta di alloggi a canone calmierato e a ridurre gli sfratti – nella misura in cui fosse realizzabile, rischia di arrivare a produrre frutti, quando la crisi avrà già realizzato un deserto tra i nostri lavoratori e le nostre imprese.

In tale contesto, sarebbe importante censire il patrimonio immobiliare invenduto (che rappresenta un onere per le imprese che lo hanno in carico) e stanziare finanziamenti pubblici immediati e consistenti per acquisirne una parte e dare così risposte all’emergenza abitativa e ampliare l’offerta di edilizia convenzionata o popolare.

Riteniamo che in questa fase potrebbero essere trovati comuni interessi tra imprese private e il pubblico, individuando non cessioni in perdita, ma prezzi equi che consentano ai vari soggetti reciproche convenienze.

E’ inoltre indispensabile attraversare questa fase portando fuori dal tunnel tutti i lavoratori interessati, la più grande delle risorse dell’impresa, utilizzando tutti gli ammortizzatori sociali previsti, ordinari ed in deroga, e rifuggendo, soprattutto da parte delle imprese, ma anche delle associazioni che le rappresentano, dalla facile scorciatoia, ma nei fatti dannosa, di licenziamenti e mobilità.

 

 

Donato Pivanti, segretario Cgil Modena

Sauro Serri, segretario sindacato edili Fillea/Cgil Modena

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