CGIL Modena

LAVORATORI INFORTUNATI, MAI PIU’ LICENZIAMENTI PER INIDONEITA’ ALLA MANSIONE

Infortunio sul lavoro - No a licenziamento per inidoneità

Forse non tutti sanno che, se non si è più idonei a svolgere una mansione dopo un infortunio, è possibile chiedere all’azienda interventi di adeguamento per continuare a lavorare. E che un licenziamento per inidoneità alla mansione è illegittimo se prima il datore di lavoro non ha tentato l’adeguamento del posto di lavoro per renderlo compatibile con le ridotte capacità lavorative.
I lavoratori che, dopo aver riportato lesioni fisiche importanti a seguito di infortunio o malattia professionale, una volta rientrati nel posto di lavoro non sono più in grado di svolgere l’attività lavorativa, devono sapere che esistono importanti strumenti a loro tutela messi a disposizione dall’Inail.
La Legge di Stabilità 2014 ha, infatti, assegnato all’Inail competenze in tema di reinserimento lavorativo imponendo all’Istituto di destinare quote economiche del suo bilancio per questa finalità.

A partire dal 1° gennaio 2017 l’Inail eroga perciò all’azienda, per ogni lavoratore infortunato o tecno-patico (affetto da malattia causata da attività lavorativa), importi sino a 150.000 euro finalizzati ad adattare sia la postazione che l’ambiente di lavoro per consentirne il reinserimento lavorativo. Di queste risorse, 95.000 euro sono finalizzati all’abbattimento di barriere architettoniche, 40.000 euro all’adeguamento della postazione lavorativa, 15.000 euro alla riqualificazione professionale del lavoratore qualora non sia possibile un intervento né sull’ambiente né sulla postazione di lavoro.
Modena è stata una delle prime province in cui ci si è attivati in tal senso.
Su sollecitazione della Cgil, una ditta del settore metalmeccanico di Bomporto ha presentato domanda all’Inail per ottenere risorse necessarie all’adeguamento della postazione di una lavoratrice tecno-patica. La lavoratrice, rientrata dopo una malattia professionale all’arto superiore riconosciuta dall’Inail, era parzialmente inidonea a svolgere il suo lavoro. L’azienda dopo aver attinto a questi fondi, sta installando proprio in questi giorni un nuovo sollevatore automatizzato che evita l’affaticamento dell’arto superiore.
Nel comparto industriale e socio-assistenziale, le casistiche di tecno-patia più diffuse e che spesso rendono difficile la prosecuzione dell’attività, sono quelle a carico della schiena (ernie discali) causate da movimentazioni di pesi rilevanti o da posture incongrue, come pure tutte le patologie dell’arto superiore (tendiniti a spalla-gomito-polso-mano).
Il patronato della Cgil di Modena sta seguendo altri casi analoghi a quello che si sta positivamente concludendo in questi giorni.

L’ufficio Salute e Sicurezza della Cgil di Modena si rivolge perciò a tutti gli Rls (Rappresentanti del lavoratori per la Sicurezza) affinché segnalino agli uffici del sindacato casi di lavoratori che, rientrati al lavoro dopo malattia professionale e/o infortunio indennizzati dall’Inail, non sono più idonei alla loro mansione. In tali casi, il lavoratore, tramite la consulenza della Cgil, può inviare all’Inail una manifestazione di interesse per interventi di adeguamento della sua postazione lavorativa e/o dell’ambiente di lavoro. Ricevuta tale manifestazione di interesse, l’Inail invita la ditta ad avviare la pratica per adeguare il posto di lavoro.
In caso in cui l’azienda rifiutasse gli interventi di adeguamento, scegliendo di estromettere il lavoratore per sopraggiunta inidoneità alla mansione, saremmo di fronte ad un licenziamento discriminatorio (violazione del Dlgs. 2016/3003) in quanto intimato ad un soggetto svantaggiato.
Con queste misure, siamo di fronte ad una novità rilevante in quanto da qui in poi i datori di lavoro molto difficilmente potranno ancora invocare la non idoneità di un lavoratore infortunato tecno-patico, come causa di licenziamento.

 

Erminio Veronesi, segreteria Cgil Modena
Anna Maria Righi, Dipartimento Salute e Sicurezza Cgil Modena

 

Modena, 5 febbraio 2018

 

 

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