CGIL Modena

LE SCUOLE E I NIDI APERTI D’ESTATE, GLI SPOT FACILI E LA POLITICA RINUNCIATARIA

nido e scuole dell'infanzia Modena

Apprendiamo dalla stampa che il neonato gruppo consigliare di maggioranza “Modena Civica”, capitanato dalla consigliera Katia Parisi, vorrebbe tenere aperti i nidi e “gli asili” comunali a gestione diretta e indiretta, come nel caso della Fondazione Cresci@mo, fino al 31 luglio per venire incontro alle famiglie.
E allora un paio di cose vanno spiegate a chi appartiene alla maggioranza consiliare e all’Amministrazione comunale.
La prima: gli “asili” non esistono più da tempo. Dai primissimi Anni ’90 invece esistono le scuole dell’infanzia, che sono strutture educative, dove si lavora sulla didattica e sull’apprendimento dei bambini in età prescolare.
In pratica è scuola, a tutti gli effetti. E chi ci lavora lo fa se in possesso di una formazione, di una professionalità e di titoli specifici.
Essendo scuola ha anche un calendario scolastico che finisce il 30 giugno. Tutto quello che viene dopo questa data non è scuola. Può essere un centro estivo, può essere un centro giochi, può essere qualunque cosa, ma non è sicuramente scuola.
E c’è un motivo: le strutture nascono come scuole e sono attrezzate per funzionare come tali. E il calendario è concepito per tenere conto dei ritmi fisiologici dei bambini.
Anche i nidi sono servizi educativi a tutti gli effetti, con alto profilo pedagogico, impegnati in una programmazione annuale, dal 1° settembre al 30 giugno, di attività destinate a bambini da 0 a 3 anni. Gli attuali calendari scolastici, definiti dalla legge regionale e dai contratti nazionali, nascono per tutelare al meglio questa attività diretta ai bambini, che è distinta dall’attività propria dei centri estivi.
Allora, capiamoci: che cosa propone, di concreto, il gruppo consiliare? Un servizio per le famiglie o badantato puro?
Perché se quello che si propone è il prolungamento delle attività didattiche ed educative, allora la proposta non può che preoccuparci, in quanto si sta scherzando con il fuoco, mettendo a rischio l’alto profilo degli attuali servizi, sia nei termini del riconoscimento delle professionalità, sia nell’impegno che si dedica a dei bambini compresi in una fascia anagrafica da 0 a 6 anni, non rispettando i tempi pedagogici.
Se invece parliamo dei centri estivi, allora bisogna parlare di quali investimenti; di quale personale specifico per questa attività, perché se fai qualcosa che non è e non può essere scuola, devi farla con personale diverso da quello che fa la scuola (che non è esattamente una questione di lana caprina…); di quali spazi attrezzati per l’attività di centro estivo.

Tra l’altro, non nascondiamo neppure il fatto che non ci sentiamo per nulla tranquilli nel sapere che questa proposta viene avanzata da chi proprio pochi giorni fa ha sostenuto in consiglio comunale, in occasione del dibattito sulla vertenza Villa Margherita, che l’Amministrazione comunale dovrebbe disinteressarsi delle condizioni dei lavoratori e che se anche si applicano contratti pirata, in fin dei conti va bene lo stesso.
Se la consigliera Parisi e tutta Modena Civica – gruppo costitutivo della maggioranza del Consiglio comunale, presente anche con un componente in Giunta – pensano che questo sia il modello, sappiano che a Modena – da sempre – il lavoro ha tutta un’altra storia, che è fatta di dignità del lavoro e dei lavoratori, di rispetto delle regole e di applicazione degli accordi e dei contratti.
Ci piacerebbe capire, a questo proposito, se la proposta di Modena Civica è una proposta isolata e quindi destinata ad essere derubricata a spot post elettorale o se invece trova condivisione e sostegno nella maggioranza che amministra la nostra città.

Infine un’ultima considerazione e anche una provocazione: nell’impazzimento generale di schemi e modelli economici e sociali, dove tutto è liberalizzato e tutto funziona H24, perchè aprire solo fino al 31 luglio? Apriamo anche agosto, apriamo anche a Pasqua e Natale. Apriamo anche alla notte, alla domenica e nei festivi.
Facile no?
Sicuramente molto più facile che non occuparsi, seriamente, di tempi di vita e tempi di lavoro, provando a condizionare le scelte dell’economia locale, programmando aperture di certe attività, riportando (o quantomeno provando a farlo) il primato del lavoratore sul lavoro, delle persone sugli interessi economici.
Cosa alla quale, evidentemente, certi politici e certi amministratori hanno rinunciato a fare.
Tanto gli spot sui bisogni poi vengono facili facili, no…?

 

Fabio De Santis segretario Fp Cgil Modena
Claudio Riso segretario Flc Cgil Modena

 

Modena, 5/2/2020

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