CGIL Modena

LETTERA APERTA AL MINISTRO DEL LAVORO POLETTI

Modena, 24 Gennaio 2016

Illustre Ministro Poletti,
lunedì Lei sarà a Modena ospite della facoltà di Giurisprudenza in un seminario di studio sul Jobs Act: indubbiamente sarà un interessante momento di confronto tra addetti ai lavori su uno dei provvedimenti più controversi del Governo.

Quella riforma del lavoro che non solo non crea lavoro (in verità nessuna riforma delle regole in assenza di politica industriale e di investimenti può creare lavoro), ma, nonostante la propaganda mediatica ricorrente, non dà nemmeno i frutti sperati in termini di riduzione della precarietà.
Alla Cgil di Modena non dispiacerebbe tuttavia incontrarLa fuori dagli ambiti accademici, per confrontarci sulla situazione che quotidianamente affrontiamo, anche a seguito dell’introduzione del Jobs Act.

E allora Le potremmo raccontare che la crisi morde ancora e oggi gli strumenti ‘conservativi’ con cui possiamo affrontare processi di riorganizzazione e di ristrutturazione sono molti meno. La maggior parte dei nuovi avviamenti al lavoro è con tempi determinati, spesso di breve durata e i giovani sono ancora fortemente penalizzati nell’accesso al lavoro. Sulle politiche attive non ci sono risorse sufficienti e la ‘chiusura delle Province’ non ha reso più efficiente la pubblica amministrazione, ma colpito i lavoratori pubblici e impoverito i Centri per l’impiego. In questa regione cominciano ad essere preoccupanti i segnali dati da grandi imprese che aprono procedure unilaterali di licenziamento, licenziano i delegati sindacali, pensano di competere dequalificando il lavoro (potremmo infatti ragionare di quanti lavoratori, anche singolarmente, vanno alla DTL per accettare demansionamenti o riduzioni di salario per paura di perdere il lavoro o con la convinzione che solo in questo modo la loro azienda si possa salvare).

Potremmo raccontarLe degli scioperi dei lavoratori dell’agroalimentare che rivendicano un giusto contratto di lavoro, dei part-time involontari che spesso riguardano l’occupazione femminile, della situazione ormai non più tollerabile delle Coop spurie e delle imprese di facchinaggio utilizzate da grandi imprese industriali per fare profitto sulla pelle di lavoratori che potremmo chiamare nuovi schiavi, dei voucher il cui utilizzo è decuplicato e che sono la nuova frontiera dell’illegalità, dei furbetti del Jobs Act che senza creare nemmeno mezzo posto di lavoro in più, creano le condizioni per usufruire degli sgravi per le nuove assunzioni, degli sfruttatori senza scrupoli che vendono finti permessi di soggiorno a immigrati irregolari che chiedono solo di lavorare.

E poi le potremmo raccontare anche di quanto di buono il nostro territorio può esprimere, delle imprese che investono, innovano, valorizzano le competenze e i saperi dei lavoratori, della contrattazione che facciamo per provare a ridurre la frammentazione esistente nel mondo del lavoro, di quanto le imprese sane e più virtuose debbano essere le sole ad essere incentivate e premiate, perché colpite dalla concorrenza sleale di chi beneficia degli sgravi senza investire sul territorio, sulle persone.

Per noi di queste cose dovrebbe preoccuparsi un Ministro del Lavoro, non solo di accondiscendere le esigenze, non tutte condivisibili, delle imprese. Dovrebbe lottare per una riforma della legge sulle pensioni, dovrebbe lottare per difendere le eccellenze del nostro paese, contrastare il lavoro irregolare e valorizzare, anche ascoltandoli, i tanto vituperati corpi intermedi. Questo ci aspettiamo da un Ministro che viene da questa terra e da una storia importante come quella del movimento cooperativo.

Il giudizio sul Jobs Act della Cgil penso le sia ampiamente noto; noi non rinunceremo con gli strumenti a nostra disposizione (contrattazione, vertenze, iniziative legislative) a cambiare il segno delle politiche messe in campo negli ultimi anni che continuano a vedere nell’impoverimento del lavoro e dei suoi diritti la leva per la competizione.

Può essere utile a volte decidere di incontrare anche i lavoratori e le lavoratrici, i pensionati e le pensionate e ascoltare le loro condizioni, le loro aspirazioni, il loro giudizio sui cambiamenti e sui provvedimenti. Negli scorsi giorni oltre 800 delegati e delegate modenesi hanno partecipato all’iniziativa a Bologna che ha lanciato la campagna della Cgil per un nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori. Se vorrà confrontarsi con loro le porte della Cgil saranno aperte.


Tania Scacchetti
Segretaria Generale Cgil Modena

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