CGIL Modena

LO SPACCHETTAMENTO DEGLI APPALTI DI SERVIZI: IL CASO CNA. COME TOGLIERE DIRITTI AI LAVORATORI IN BARBA ALLA LEGGE

Il periodo festivo e di fine anno è sempre periodo di cambi appalto. E spesso nel giro di pochi giorni (con la complicazione aggiuntiva dei giorni di festività che sottraggono giorni di lavoro) il sindacato si trova ad affrontare difficili e articolate situazioni nella tutela dei lavoratori e per il mantenimento dei posti di lavoro stessi.

Forse non è noto a tutti ma un lavoratore che opera in un appalto (di qualsivoglia natura sia esso di servizi, facchinaggio o altro, è sempre un lavoratore precario.
Ogni volta che vi è un cambio di gestione, ovvero il subentro di una nuova ditta nel servizio richiesto da uno specifico committente (sia esso pubblico o privato) le condizioni di lavoro o il lavoro stesso della persona viene rimesso in discussione.

Non sarà un fine anno felice per molti lavoratori degli appalti modenesi nel settore dei servizi. Nello specifico non sarà un anno felice per i lavoratori impiegati negli appalti di CNA. 14 persone che svolgevano i servizi di pulizia nelle sedi di CNA a Modena e in provincia non saranno infatti riassunte dal 1° Gennaio.
CNA ha infatti deciso di cessare il servizio prima svolto da un’unica azienda, Manutencoop, spacchettandolo in 6 diversi appalti e attribuendolo a diverse aziende, quasi tutte artigiane e dunque assistite dalla stessa CNA.

In totale dispregio delle normative contrattuali per il rispetto e il mantenimento dei posti di lavoro e anche del Patto per il Lavoro sottoscritto dalle Organizzazioni Sindacali CGIL CISL e UIL e le associazioni datoriali (CNA compresa) e la Regione Emilia Romagna. Un accordo molto importante che dovrà dare luce a una legge regionale sugli appalti che garantisca il rispetto della clausola sociale per i lavoratori e quindi la tutela del posto di lavoro per legge. Orientamento ormai abbastanza consolidato anche in linea giurispudenziale, soprattutto negli appalti cosiddetti “labour intensive” (ad alta intensità di manodopera, come lo sono quelli dei servizi) e confermato anche dalle direttive europee e dai processi legislativi in atto nel Parlamento Italiano (il nuovo codice degli appalti che ha già superato due letture alla Camera e al Senato è in dirittura d’arrivo e dovrà vedere la luce entro il 31 marzo 2016).

Ciò nonostante la realtà è completamente diversa. Le imprese si esercitano in una costante gara al ribasso in tutti gli appalti, con spregio delle regole e disattendendo le normative contrattuali che tutelano i lavoratori, che infatti rischiano costantemente di vedere abbassati o negati i loro diritti, siano essi in forma di retribuzioni o in forme di ore di lavoro quando non addirittura di mancata assunzione, come in questo caso specifico.
Il caso è ancora più grave se a veicolarlo e a renderlo possibile è una associazione datoriale che formalmente si dice rispettosa delle regole e addirittura le firma e le sottoscrive ai livelli istituzionali (in Regione in questo caso) salvo poi effettuare lo stesso gioco al ribasso nel momento in cui deve conferire gli appalti a “proprie” ditte disinteressandosi completamente della sorte dei lavoratori esternalizzati, che d’altra parte non sono dipendenti diretti di CNA e in quanto tali evidentemente, sono trattati come dipendenti e lavoratori di serie B. Al danno si aggiunge la beffa se pensiamo che, anche in caso di assunzione, il JobsAct prevede che questi lavoratori perdano i loro diritti perché perderanno il diritto alla tutela dell’articolo 18 previsto dallo Statuto dei lavoratori.

La Filcams-CGIL è e rimane in campo per contrastare queste norme squalificanti per tutti i lavoratori degli appalti e per modificare le normative peggiorative del JobsAct (prevedendo specifiche clausole di esclusione dell’art. 7 in regime di cambio appalto) e non lascerà nulla di intentato nei confronti di CNA per vedere rispettato il diritto al lavoro di queste persone anche richiamando direttamente CNA alle proprie responsabilità sociali e di committente.

Filcams CGIL Modena

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