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L'OIM lancia una campagna per esortare i consumatori a non acquistare beni prodotti dalle vittime di sfruttamento/Oim

 “Affinché gli sforzi compiuti nella lotta contro la tratta di esseri umani abbiano effetto è necessario arginare la richiesta di lavoratori vittime di tratta e di sfruttamento, conseguenza del continuo tentativo di grandi imprese e piccoli consumatori di massimizzare i profitti e ridurre i costi”.

È quanto afferma l’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) che, in occasione della terza giornata europea contro la tratta di esseri umani e l’inizio della Conferenza Ministeriale Europea di Bruxelles sulle azione globale della UE contro la tratta di persone, lancia la campagna “ Cosa si nasconde dietro i nostri acquisti?” (What’s behind the things we buy?).

La Campagna, ideata dall’agenzia Saatchi & Saatchi di Ginevra, si propone di portare un cambiamento nella condotta dei consumatori di tutto il mondo.

“Per troppo tempo si è creduto che la povertà e la discriminazione tra i sessi siano le cause più profonde della tratta di esseri umani e che questi fossero i soli elementi su cui poter intervenire”, afferma il Direttore Generale dell’OIM William Lacy Swing. “Si tratta di una visione riduttiva del problema. Più semplicemente, la tratta è causata dalla domanda di manodopera e di prodotti eccessivamente a buon mercato provenienti da tutte le regiondi del mondo”.

Il lancio della Campagna “Buy Responsibly” (“Acquista responsabilmente”) ha avuto luogo il 19 ottobre a Bruxelles, in Place Schuman, con la proiezione dello spot – diffuso anche attraverso i canali televisivi – che mostra l’immagine di lavoratori migranti vittime di tratta imprigionati in un carrello della spesa rovesciato.

I consumatori sono invitati a consultare il sito www.buyresponsibly.org per trovare più informazioni sulla tratta di esseri umani allo scopo dello sfruttamento lavorativo e su ciò che si può fare per mettere fine a questo fenomeno.

L’innalzamento dell’età media nei paesi industrializzati, così come il forte abbassamento del tasso di natalità e di manodopera dei paesi industrializzati, unita al surplus di manodopera che caratterizza i paesi in via di sviluppo per la quale non esistono canali di migrazione regolare sufficientemente sviluppati, hanno permesso ai trafficanti di trarre profitto dalla richiesta di lavoratori stranieri e di servizi a basso costo.

Secondo alcune stime, le vittime di tratta lavorativa o di sfruttamento sessuale nel mondo sarebbero 12,3 milioni.

Anche se l’attenzione si è sempre concentrata sul problema della tratta a fini di sfruttamento sessuale di donne e ragazze, occorre osservare che al momento vi è una notevole crescita di casi di tratta per sfruttamento lavorativo, che riguarda persone di entrambi i sessi e di tutte le età.

La statistiche del database mondiale dell’OIM sulla lotta – strumento che offre informazioni dettagliate sulle attività di assistenza fornite dall’Organizzazione alle vittime – mostrano che negli ultimi 11 anni l’OIM ha assistito un numero sempre più elevato di persone vittime di sfruttamento lavorativo, con un incremento nel corso degli ultimi 5 anni.
Le vittime sono essenzialmente uomini e ragazzi costretti a lavorare nei settori dell’agricoltura, dell’edilizia, della pesca e dei servizi domestici.

Finora le misure di lotta contro la tratta di esseri umani adottate a livello internazionale si sono concentrate essenzialmente nei paesi di origine dei migranti con attività di prevenzione e/o di assistenza alle vittime, senza affrontare la questione, altrettanto importante, della domanda.

“La crescita di alcuni settori economici, come quello edile ed agricolo, dipende dall’utilizzo di manodopera irregolare a basso costo”, afferma il Direttore Generale dell’OIM. “Ma la crescita economica non deve dipendere dallo sfruttamento di esseri umani.”

Nonostante i grandissimi sforzi intrapresi nel combattere il fenomeno della tratta, tutto porta a credere che questa piaga sia più estesa oggi di dieci anni fa.

“Questo non è accettabile. Consumatori e le imprese devono modificare la loro mentalità e le loro pratiche”, aggiunge Swing.

A questo scopo si possono adottare diverse misure concrete su larga scala. Si potrebbe, in particolare: regolamentare le economia sommerse dei paesi di destinazione per assicurarsi che i lavoratori possano essere protetti dalla legislazione del lavoro; rendere le imprese e i datori di lavoro legalmente responsabili della tratta di persone e dello sfruttamento dei migranti impiegati nelle loro catene di produzione; incoraggiare la creazione di associazioni etiche di datori di lavoro aderenti a codici di condotta che garantiscano i diritti dei migranti e dei lavoratori; sviluppare canali adeguati di ingresso regolare di migrazione per lavoro. E’ inoltre essenziale sensibilizzare i consumatori su quali siano i prodotti e i servizi direttamente legati alla tratta e frutto dello sfruttamento di persone.

“Acquistando in modo responsabile e convincendo le imprese a mutare il loro modo di operare”, continua il Direttore Generale dell’OIM, “i consumatori, sempre più interessati a forme di commercio equo, hanno il potere di porre fine allo sfruttamento della manodopera lavorativa. E’ inoltre nello stesso interesse delle imprese assicurarsi che le loro catene di produzione non coinvolgano lavoratori trafficati o sfruttati.”
“Tutto questo potrebbe fare la differenza nella lotta contro il traffico di essere umani. Non c’è tempo da perdere”, conclude Swing.
Per vedere cosa puoi fare per contribuire alla lotta contro lo sfruttamento lavorativo e il traffico di esseri umani vai su: www.buyresponsibly.org

Gli spot TV per i Media sono scaricabili in inglese e francese, nei formati 4/3 e 16/9, dal seguente link:
http://194.162.230.14/iom/cat_browseVNR.asp?catid=240

(Modificato da un comunicato stampa dell’Oim del 19 ottobre 2009)

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