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Pacchetto sicurezza, tensioni nella maggioranza/Rassegna.it

Il voto di fiducia slitta alla settimana prossima. Nervosismo tra il Pdl e la Lega, che teme riflessi sulla campagna elettorale. Ma tornano i sigilli del Carroccio con le ronde, le norme sui Cie e il reato di clandestinità. Pd: “leggi razziali”

di M.M.

 
Dopo una giornata di bufera nel centrodestra, slitta alla prossima l’approvazione del pacchetto sicurezza. Una decisione presa dall’esecutivo per evitare sorprese e che, tuttavia, suona come una parziale sconfitta per il Carroccio. Difatti, nonostante gli inviti del ministro Maroni a fare presto (“siamo pronti a votare sul ddl già questa settimana, prima si vota meglio è”), la fiducia verrà posta solo martedì prossimo. Ci saranno quattro voti: tre maxiemendamenti al ddl sicurezza sui temi cari alla Lega (reato di clandestinità, Cie e ronde) e uno sul disegno di legge per limitare le intercettazioni (territorio politico prettamente del Pdl). I testi approderanno a Montecitorio mercoledì e salvo sorprese il voto finale arriverà giovedì, in tarda mattinata e in diretta tv.

GLI OBIETTIVI DEL PREMIER. Intanto, della giornata di ieri restano collisioni sia sul metodo sia sul merito. Partiamo dal primo, poiché evidenzia la novità sostanziale di un profondo nervosismo nella maggioranza. Ne è convinto il notista politico Massimo Franco che sul Corriere della Sera scrive: “I contrasti fra Pdl e Lega stanno diventando espliciti e pesano più delle accuse lanciate dal Pd al governo di riproporre leggi razziali”. Certo, aggiunge l’esperto giornalista, “tutto fa pensare che il senso di responsabilità, se non altro, indurrà a moderare i toni. Le punzecchiature, però, stanno diventando quasi quotidiane e dilatano la sensazione di una diversità crescente fra Pdl e Lega”. Il sospetto è quello di una “tentazione berlusconiana inconfessabile”, cioè ridurre le pretese di Bossi e “portare il Pdl a percentuali così alte da farne eventualmente a meno”. Viste le tensioni tra Pdl e Lega, osserva Amedeo La Mattina sulla Stampa, nel frattempo Maroni “teme il ‘gioco delle tre carte’ dentro la maggioranza: rinviare la fiducia alla prossima settimana, con il passaggio ulteriore poi al Senato, può far saltare il timing della settimana utile per la campagna elettorale”.

RIFLESSI SULLA CAMPAGNA ELETTORALE. Veniamo al merito, sul quale invece la Lega sta ottenendo ciò che voleva e che potrà sbandierare in campagna elettorale. Tornano infatti (per di più blindati dal voto di fiducia) i tre provvedimenti più contestati. Il primo è il reato di clandestinità, che stabilisce una nuova figura di reato che colpisce “l’ingresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato” degli stranieri e che sarà punito con un’ammenda da 5 a 10 mila euro. Il secondo riguarda la permanenza degli immigrati nei Centri d’identificazione ed espulsione: passerà dagli attuali due a sei mesi, duranti i quali l’immigrato resterà di fato recluso in attesa di essere espulso dopo la sua identificazione. Il terzo è quello delle cosiddette ronde: i sindaci potranno servirsi di associazioni di cittadini definiti “volontari” per la sicurezza per collaborare con le forze di polizia.

INSORGE L’OPPOSIZIONE. Le norme volute dal Carroccio erano uscite dalla porta (stralciate dal decreto legge approvato due settimane fa) ma rientrano dalla finestra (blindate dal voto di fiducia). Una scelta decisamente mal digerita dall’opposizione, con un Franceschini addirittura tuonante: “Con queste norme la destra vuole tornare alle leggi razziali”. L’affondo è arrivato ieri durante un incontro con le associazioni che si occupano proprio d’immigrazione: “C’è già stato un tempo in Italia in cui i bambini venivano cacciati dalle scuole per la loro religione. È immorale usare strumentalmente la legittima domanda di sicurezza per tornare 70 anni dopo alle leggi razziali nel nostro Paese”, ha detto, assicurando “tutto l’impegno del Pd nella battaglia parlamentare contro il ddl sicurezza”. Solo paio di proposte leghiste sono state accantonate (quelle cosiddette dei medici-spia e dei presidi-spia) e “per ironia della dialettica politica – scrive Federico Geremicca sulla Stampa – lo si deve più all’intervento di Gianfranco Fini che dell’opposizione”.

07/05/2009 13:14

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