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Rapporto UNICEF-IRC sui minori immigrati: la situazione in Italia

Rapporto UNICEF-IRC sui minori immigrati: la situazione in Italia/Presentazione


L’Italia è uno degli 8 Paesi industrializzati analizzati dal Rapporto “Bambini di famiglie immigrate in otto paesi ricchi”, pubblicato il 22 ottobre 2009 dall’Istituto di Ricerca degli Innocenti dell’UNICEF.
In questa scheda  riassumiamo i principali dati statistici e le conclusioni elaborate dal team di ricerca dell’UNICEF sulla condizione dell’infanzia immigrata nel nostro paese.In confronto con molti altri paesi industrializzati, l’immigrazione internazionale in Italia è un fenomeno piuttosto recente, con una svolta netta a partire dalla metà degli anni ’90.
La popolazione migrante in Italia è numericamente sempre più importante; una porzione consistente di questa è costituita da minori di 18 anni: una realtà in rapida crescita, molto differenziata e complessa al suo interno, le cui condizioni di vita sono poco conosciute a causa della scarsità di dati statistici e di analisi disaggregate disponibili.

 

Rapporto UNICEF-IRC sui minori immigrati: la situazione in Italia /1
I numeri dell’immigrazione in Italia


Il numero di bambini che vivono in famiglie di immigrati è cresciuto rapidamente, raddoppiando negli ultimi 5 anni e quadruplicando nell’ultimo decennio.

I bambini di nazionalità straniera erano poco più di 350.000 nel 2003, e oltre 660.000 nel 2007.

Una delle caratteristiche salienti è il vasto ventaglio dei paesi di origine delle famiglie, tra i più ampi in Europa.

Contrariamente all’esperienza di altri paesi industrializzati, in Italia si registra una maggiore dispersione della popolazione immigrata dal punto di vista delle comunità di origine delle famiglie.

Tra i bambini appartenenti a famiglie provenienti dai Paesi in via di sviluppo, le comunità più consistenti nel 2001 erano quelle marocchina e albanese, ciascuna rappresentando meno del 7% del totale dei bambini in famiglie di migranti.

La situazione italiana si presenta dunque molto diversa rispetto a quella, ad esempio, della Francia (dove ampie quote di bambini appartengono a famiglie originarie da Algeria e Marocco), della Germania (Russia e Turchia) o dei Paesi Bassi (paesi della ex- Jugoslavia).

Rapporto UNICEF IRC: la situazione italiana/2
La composizione delle famiglie immigrate

Per alcuni gruppi la percentuale cresce in modo importante (in Marocco ad esempio il 38 per cento dei bambini vive in famiglie con almeno due fratelli sotto i 18 anni di età).

Per i bambini nativi la percentuale scende a circa il 15 per cento, mentre per i bambini in famiglie migranti provenienti dai paesi ricchi si attesa al 17 per cento.

Le condizioni abitative variano sensibilmente tra i vari gruppi di bambini migranti. Poco meno dei tre quinti dei bambini in famiglie di migranti vivono in abitazioni sovraffollate (con poco spazio a disposizione per i residenti).

I tassi più elevati di questa forma di disagio abitativo si registrano per i bambini di famiglie provenienti dal Pakistan, Marocco, Senegal e l’ex Repubblica Yugoslava di Macedonia (oltre l’80 per cento); i tassi più bassi invece sono registrati per le famiglie originarie dalla Comunità degli Stati Indipendenti (circa un terzo vive in condizioni abitative sovraffollate).

Una quota consistente di immigrati di seconda generazione è proprietaria della casa in cui vive, anche se tali abitazioni tendono ad essere più piccole rispetto alla media della popolazione.

Le percentuali di bambini immigrati che vivono in famiglie proprietarie della propria abitazione è, complessivamente, prossima al 50 per cento, contro il 66 per cento dei bambini in famiglie native.
Le percentuali più basse (in media circa il 30 per cento) sono osservate per i bambini di famiglie provenienti dall’Africa e dall’Asia.

Poco meno del 60 per cento dei bambini di famiglie provenienti dall’America latina e dai Caraibi è proprietaria della propria abitazione.

Rapporto UNICEF IRC: la situazione italiana/3
I settori di occupazione

I tassi di attività economica tra le madri dei bambini migranti sono elevati, per molti paesi di provenienza sono più elevati rispetto alle madri dei bambini nativi.

Tale indice riflette anche il gran numero di donne straniere che lavorano nell’ambito dell’assistenza e dei servizi domiciliari (madri dall’Africa centrale, Est Europa e Filippine).

Spesso tali impieghi sono part-time.Per altri paesi di provenienza, invece, (madri nord-africane, mediooreintali e dell’Asia del Sud) molto bassi.

I tassi di impiego dei padri sono molto simili tra i vari gruppi di migranti e anche nel confronto con i bambini in famiglie di nativi.

Su questioni riguardanti l’istruzione e la partecipazione al lavoro si riscontrano alcune differenze tra giovani padri e madri all’interno delle famiglie immigrate.
Tali differenze sembrano rispecchiare quelle esistenti nei paesi di origine (ad esempio Senegal e Pakistan).

Rapporto UNICEF IRC: la situazione italiana/4
Conclusioni

Molti di questi bambini sono, di conseguenza, anche cittadini italiani.
Il quadro è differente per quanto riguarda le famiglie di immigrati provenienti da altri paesi d’origine.

Molti dei bambini giunti in Italia dal 1996 sono arrivati dall’Africa occidentale e dall’Asia.
Altre importanti aree di origine sono i Balcani e l’Europa orientale.

Le sfide lanciate dall’immigrazione in Italia sono sostanziali. Tuttavia, poche ricerche e raccolte di dati sono state effettuate sulle condizioni di vita dei bambini in famiglie di migranti.

Si sa poco sulla loro salute e sul loro grado di inclusione sociale.
Gli scarsi dati disponibili sono stati raccolti principalmente attraverso piccoli studi realizzati a livello locale in pochi contesti.

Le risposte politiche sembrano realizzate “ad hoc”, non sono ben coordinate e non riflettono una visione o un coordinamento d’insieme.

Fonte: Unicef, 22.10.2009

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