CGIL Modena

VERTENZA CASTELFRIGO: LA PROTESTA RISCHIA DI DIVENTARE UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO

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La protesta dei 75 ex lavoratori degli appalti Castelfrigo , espulsi dal sito produttivo in base agli accordi Castelfrigo-Cisl del 22 novembre 2017 e del 27 dicembre 2017, accordi che prevedono la rioccupazione nel sito aziendale solo per i 52 lavoratori che invece non hanno scioperato, rischia di diventare un problema di ordine pubblico.
Le notizie che trapelano dall’interno del sito produttivo, riguardanti il possibile inserimento di nuovi ulteriori lavoratori esterni alla vertenza, potrebbero far degenerare una situazione che finora è stata condotta nell’ambito della protesta pacifica e della non violenza.
Inoltre, mentre manteniamo il presidio permanente davanti all’azienda, stiamo notando che i lavoratori somminiastrati e i dipendenti della Castelfrigo, stanno effettuando ore di straordinario che sembrano andare oltre l’orario di lavoro massimo previsto dalla Legge. In data odierna abbiamo chiesto, per l’ennesima volta, la verifica ispettiva alla Dtl di Modena.
I 75 ex lavoratori degli appalti Castelfrigo avevano iniziato uno sciopero a oltranza dal 17 ottobre scorso dimostrando una responsabilità eccezionale. Prima della proclamazione dello sciopero ad oltranza hanno creduto in una trattativa che cercasse di valutare tutti gli ammortizzatori sociali conservativi e l’equa distribuzione del lavoro disponibile. Tutte richieste, che le false cooperative si sono rifiutate di accogliere e durante lo sciopero ad oltranza, come oggi, i lavoratori che non scioperavano svolgevano e svolgono infinite ore di straordinario.
Nel frattempo le denunce di questi lavoratori e la protesta estrema dello sciopero della fame hanno messo all’attenzione dell’opinione pubblica, degli organi competenti, delle istituzioni e delle forze politiche il “sistema degli appalti” che imperversa nel distretto agroalimentare modenese, un sistema di sfruttamento del lavoro, di evasione fiscale e contributiva e di connivenza tra imprese, poteri politici, gente di malaffare e financo organizzazioni sindacali compiacenti.
In questa vertenza sono stati i 75 ex lavoratori degli appalti Castelfrigo ad aver cacciato, esponendosi personalmente, le false cooperative dalla Castelfrigo, cosa che non riesce ai tanti tavoli che da anni cercano di “ragionare” sul fenomeno dichiarando che comunque si deve partire dalla “legalità”.
In altri territori vediamo qualche segnale (ad es. la recente indagine della Guardia di Finanza di Pordenone che riguarda un giro di false società di manodopera che arriva fino a Modena). Qui invece, ad oggi, gli unici soggetti davvero puniti sono i lavoratori che hanno protestato pacificamente e hanno utilizzato il diritto di sciopero previsto dalla nostra Costituzione, divenuto poi elemento di discriminazione (scritto senza pudore nero su bianco) per il loro definitivo allontanamento.
Se in questi giorni arrivasse la beffa di occupare addirittura lavoratori da fuori (esterni alla vertenza) o che si svolgono ore di straordinario oltre i limiti di legge, sarebbe difficile continuare a spiegare che bisogna affidarsi alle leggi dello stato democratico.
Le parti sociali di un territorio non possono attendere i terzi gradi di giudizio per fare una politica industriale e sociale, per dire quale sarà il futuro di un territorio. Vogliamo davvero convivere con i prestanomi, i caporali, la malavita? E che dire dell’umiliazione di firmare un mandato sindacale per poter continuare a lavorare? Si prenda posizione e si dica quale futuro vogliamo davvero, indicando le precise responsabilità.

Marco Bottura Segretario Generale Flai Cgil Modena

 

Castelnuovo Rangone (Modena), 14 gennaio 18

 

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