CGIL Modena

VERTENZA CASTELFRIGO, L’ACCORDO SEPARATO CISL IN CONTRASTO CON GLI ACCORDI PER LA RICOLLOCAZIONE DI TUTTI I 127 LAVORATORI LICENZIATI E PER UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO DEL DISTRETTO CARNI

Manuela Gozzi

Oggi la Cisl Emilia Centrale e il suo segretario, insieme alla categoria degli alimentaristi Fai/Cisl, hanno fatto una conferenza stampa a difesa dell’accordo separato in Castelfrigo del 27.12.17, che è sorprendente poiché ribadisce la validità di un accordo che discrimina fra i soci-lavoratori delle cooperative che hanno scioperato e quelli che invece hanno continuato a lavorare in questi mesi.

Quanto ribadito stamattina è innanzitutto in netto contrasto con l’accordo regionale sottoscritto lo scorso 29 dicembre tra Cgil-Cisl-Uil, le associazioni datoriali Confindustria Emilia Romagna e cooperative Aci Emilia Romagna, e la Regione stessa, sulla vicenda Castelfrigo per garantire la ri-occupazione dei 127 soci-lavoratori licenziati dalle cooperative. Un accordo che mira dunque alla soluzione della vertenza Castelfrigo con l’impegno di tutti i firmatari alla ricollocazione di tutti i 127 lavoratori licenziati e non solo di una parte di essi. Un accordo che ha al tempo stesso l’ambizione di prevedere la ridefinizione di un nuovo modello di sviluppo dell’intero distretto modenese delle carni, al fine di contrastare le cooperative spurie, la diffusa illegalità e irregolarità contributiva e fiscale, lo sfruttamento del lavoro, per ridefinire un modello produttivo insomma che coniughi qualità dei prodotti con qualità del lavoro.

Quanto sostenuto oggi dalla Cisl e dalla Fai/Cisl, è anche in netto contrasto con il Patto regionale per il lavoro e il Testo unico regionale su legalità e appalti, due strumenti a sostegno di uno sviluppo rispettoso delle regole e della legalità, a sostegno della buona occupazione e della qualità delle produzioni. Che è proprio quello che i soci-lavoratori in sciopero dal 17 ottobre hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica con la loro lotta determinata e proprio grazie a questa ferma mobilitazione si può cominciare a risolvere, a partire dall’incontro previsto per il 15 gennaio in Regione alla presenza dei rappresentanti del Mise e del Ministero del Lavoro, oltre che di tutti gli altri soggetti firmatari del 29 dicembre.

Sono perciò a dir poco sorpresa della continua difesa di questo accordo separato e delle critiche a chi ha scioperato, perché mi preme sottolineare che la protesta dei lavoratori non ha mai messo in discussione la continuità produttiva della Castelfrigo, né ha mai leso la libertà di lavorare degli altri lavoratori (diretti e soci-lavoratori), né ha mai portato all’attuazione di blocchi di merci.
Parlare poi di aver salvato il sito produttivo della Castelfrigo è assolutamente strumentale, visto che le cooperative appaltatrici avevano aperto già a giugno 2017 una riduzione del personale per 75 unità, prevedendo dunque già allora di predisporre un piano industriale che occupava solo 52 dei 127 esuberi poi annunciati ad ottobre. Nei fatti è difficile credere che ci sia stata una vera e propria negoziazione.

Soprattutto non mi capacito di come un’organizzazione sindacale abbia agito con segretezza e firmato già il 22 novembre un verbale di incontro che individua la possibilità di continuità lavorativa solo per i lavoratori che non facevano sciopero. Ricordo che il diritto di sciopero è sancito della Costituzione ed è un diritto indisponibile, e non dovrebbe far parte della cultura di nessun sindacalista tentare di derogare ad esso tramite un accordo aziendale.

Manuela Gozzi, segretaria generale Cgil Modena

 

Modena, 4 gennaio 2018

 

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