SCIOPERO GENERALE CGIL 6 MAGGIO: ALTA ADESIONE ALLO SCIOPERO, MAI COSÌ GRANDE LA PARTECIPAZIONE ALLA MANIFESTAZIONE IN PIAZZA GRANDE

06 Mag 2011 sciopero,

Modena, 6 maggio 2011

 

 

Adesione decisamente alta di lavoratori, giovani, studenti e pensionati modenesi allo sciopero generale Cgil, di tutti i settori e per l’intera giornata di oggi venerdì 6 maggio.

“Un’adesione superiore alla nostra rappresentanza nei luoghi di lavoro” commenta il segretario della Cgil di Modena Donato Pivanti di fronte ad una piazza Grande stamattina gremita di persone. Oltre 10.000 i manifestanti che hanno preso parte ai due cortei (partiti alle 9.30 uno dal piazzale Maserati, l’altro davanti alla Prefettura) per le vie del centro storico e alla manifestazione in piazza. Molti manifestanti non sono riusciti a raggiungere la piazza per l’alto afflusso di persone. Certamente quella di oggi è stata la manifestazione sindacale più partecipata degli ultimi anni a Modena.

Dal palco hanno preso la parola studenti, insegnanti, lavoratori, giovani precari, pensionati. Enrico Panini della segreteria nazionale Cgil ha tenuto il comizio conclusivo, Cisco e la sua band hanno ulteriormente scaldato la platea al termine del comizio.

“Se ci 6 non resti solo. Il 6 maggio vieni in piazza con la Cgil”. Questa la parola d’ordine dello sciopero nazionale per il lavoro e lo sviluppo, per la scuola pubblica, l’università, la ricerca, per i giovani e il futuro. Contro le scelte del Governo che deprimono il Paese e per rivendicare una diversa politica economica e industriale che sappia coniugare crescita e sviluppo sostenibile. Inoltre, uno sciopero per dire NO agli accordi separati e per la democrazia nei luoghi di lavoro.

In piazza con la Cgil anche i rappresentanti dei comitati referendari modenesi per l’acqua pubblica e per fermare il nucleare. Tanti i politici e i parlamentari modenesi di centro-sinistra, i sindaci e gli amministratori pubblici a cominciare dal sindaco di Modena e dall’assessore provinciale al Lavoro.

Nelle fabbriche metal meccaniche adesione allo sciopero del 90% in Maserati, Rossi Motoriduttori e Wam, 95% in Titan, all’Angelo Po di Carpi 90% di adesioni fra gli operai e 40% fra gli impiegati, adesioni dell’80% in Manitou, Glem Gas, Goldoni, 65%alla Bosch Rexthoil Control di Nonantola, 50% in Ferrari Auto.

Cento per cento di adesioni ad Abitcoop e Coop Legno, 96% alla CDC di Modena, 95% a Coop Icea, 90% in CMB, 60% alla Fornace San Lorenzo. Nelle aziende dell’agroindustria, adesione al 100% a Civ-Riunite e Progeo, 85% al Consorzio Parmareggio e a Grandi Salumifici Italiani, 70% alla Villani, 30% all’Inalca e 25% alla società agricola cooperativa Tre Valli di Formigine.

Fra le ceramiche, adesioni allo sciopero del 70% al Gruppo Ceramiche Ricchetti, 85% all’Atlas Concorde di Fiorano, 80% alla Ceramica Caesar. Fra le industrie chimiche e gomma plastica, 90% alla SCAM, 75% alla Bellco di Mirandola, 70% alla Cercol, 75% alla Sorin. Nelle aziende medio-piccole del settore tessile adesioni in media raddoppiate rispetto agli ultimi scioperi.

Fra le aziende del terziario, adesioni alte intorno al 95% fra i lavoratori degli appalti di servizi alle biblioteche Delfini e Loria, del 90% fra i lavoratori degli appalti di pulizie alle poste, caserme di polizia e  carabinieri e fra i lavoratori delle pubbliche affissioni, 90% di adesioni anche a Manutencoop Carpi, 80% a Erma-Rtmo, 65% a Cir Modena,  60% in Coop Estense con punte del 70-75% in alcuni supermercati, adesioni al 45% in Cna e al 40% in Confesercenti.

Alla Panini adesioni del 84% fra gli operai e del 40% fra gli impiegati. Ottanta per cento di adesioni fra i dipendenti di Assicoop, 40% nelle filiali del Monte Dei Paschi di Siena. Alla Cooperativa di facchinaggio CFP adesioni al 70%.

Nel pubblico, dove sono stati garantiti per legge i servizi essenziali, adesioni del 68% in Comune a Modena, 70% negli uffici e servizi dell’Unione Terre d’Argine, 65% al Comune di Castelfranco Emilia, 50% al Comune di Formigine, 40% all’Inps, 50% all’Agenzia dell’Entrate con punte del 85% negli uffici di Carpi, fra il 40% e il 50% ad Hera.

Al Policlinico di Modena e all’Azienda Usl, in relazione al turno del mattino, adesione molto più alta dei precedenti scioperi. Difficili le previsioni poiché i turni sono sulle 24 ore (alcuni turni devono ancora essere effettuati) e parte del personale sanitario (poco meno della metà) è tenuto a garantire i servizi minimi essenziali.

Circa l’80-90% dei nidi di tutta la provincia è rimasto chiuso, chiusi tutti i nidi di Sassuolo, Formigine, Maranello e Fiorano, chiuse oltre la metà delle scuole materne. Adesioni alte allo sciopero anche fra gli addetti delle case protette e all’assistenza domiciliare del Comune di Modena (rispettati ovunque i servizi essenziali).

Quasi tutte le biblioteche della provincia sono rimaste chiuse, compresa l’Estense.

Fra il personale tecnico-amministrativo dell’Università e nelle scuole statali di ogni ordine e grado la percentuale di adesione allo sciopero raddoppia rispetto all’ultimo sciopero generale Cgil (giugno 2010), fra le adesione maggiori 80% all’istituto comprensivo Guinizzelli di Castelfranco Emilia, 60% all’istituto comprensivo di Concordia, nelle 8 direzioni didattiche modenesi la percentuale di adesione supera il 50%, adesione all’80% del personale alle scuole medie Ferraris, 60% al Meucci di Carpi.

Modena, 5 maggio 2011

SOSTEGNO E ADESIONI ALLO SCIOPERO GENERALE CGIL DEL 6 MAGGIO

Sostegni e adesioni allo sciopero generale del 6 maggio della Cgil sono pervenute in questi giorni al sindacato modenese, e continuano ad arrivare anche in queste ore, da parte di sindaci, rappresentanti delle istituzioni e dei partiti politici di Modena e provincia.

Sostegno e condivisione delle ragioni dello sciopero vengono da sindaco e vice sindaco del Comune di Modena Giorgio Pighi e Alvaro Colombo, dall’assessore provinciale al Lavoro Francesco Ori, dal presidente dell’Unione Terre di Castelli a nome dei sindaci dei Comuni dell’Unione, e da Unione Terre d’Argine, Unione Comuni Modenesi Area Nord (ad esclusione di Finale Emilia dove si vota per le amministrative), dai Comuni di Formigine, Fiorano, Maranello, e dai sei Comuni di Bastiglia, Bomporto, Castelfranco Emilia, Nonantola, Ravarino e San Cesario sul Panaro.

I sindaci e i presidenti delle Unioni comunali condividono con la Cgil le preoccupazioni per i tagli e le politiche del Governo.

In particolare il sindaco e vice sindaco di Modena condividono le accuse della Cgil verso politiche economiche e sociali che deprimono domanda interna e occupazione, scaricano il costo della crisi su lavoro, pensioni e salari. Identità di vedute anche sulle richieste del sindacato di una riforma che sposti il prelievo da lavoro e pensioni su ricchezze e rendite, e sul rilancio di politiche di welfare attente anche ai precari.

Ribadite le preoccupazioni per i tagli lineari del Governo, la riduzione dei fondi sociali che ostacola le politiche di welfare locali e un Patto di stabilità che di fatto impedisce di rilanciare l’economica bloccando gli investimenti e penalizzando la ripresa.

Il sindaco di Modena è d’accordo con la Cgil sull’esigenza di definizione di regole sulla democrazia e rappresentanza sindacali con l’elezione delle Rsu in tutti i luoghi di lavoro comprese le pubbliche amministrazioni.

L’assessore provinciale al Lavoro Ori condivide le preoccupazioni della Cgil per le difficoltà economiche, sociali e occupazionali, per l’effetto negativo delle azioni del governo nazionale sui bilanci degli enti locali e sul welfare locale, in una fase in cui sarebbe invece necessario allargare gli ammortizzatori sociali, adeguare le politiche di welfare ai lavoratori precari, mettere in campo una riforma fiscale per far ripartire la domanda interna. Condivise da Ori anche le priorità del contrasto al lavoro irregolare e della lotta alla precarietà a favore in particolare delle giovani generazioni.

Dei 42 Comuni modenesi a cui la Cgil ha chiesto nelle settimane scorse un confronto sulle ragioni dello sciopero (sono stati ovviamente esclusi dal confronto i 5 Comuni dove si svolgeranno le elezioni amministrative), non hanno dato risposta alcuni comuni di centro-destra a cominciare da  Sassuolo.

Adesione allo sciopero è stata dichiarata dai partiti politici SEL, Federazione della Sinistra dell’Emilia-Romagna, IdV, Movimento 5 Stelle di Carpi, Associazione modenese “Le ragioni del Socialismo”, Giovani Democratici-Federazione di Modena.

Il segretario del PD Davide Baruffi parteciperà alla manifestazione insieme ad una delegazione del partito.

Adesioni anche dell’Anpi locale e nazionale, dell’Arci, dalle associazioni Federconsumatori e Adusbef, Sindacato inquilini Sunia, Libera Uscita, Udi, Libera associazione contro le mafie.

Da segnalare fra le adesioni pervenute, anche quella dei volontari impegnati negli allestimenti della festa del PD al parco Ferrari e a Ponte Alto che condividono le ragioni dello sciopero e partecipano alla manifestazione.

All’insegna dello slogan “Se ci 6 non resti solo” si apre domani mattina, venerdì 6 maggio, la manifestazione modenese in occasione dello sciopero generale.

Due cortei partiranno alle ore 9 dal piazzale della Maserati e da quello davanti alla Prefettura.

Cortei per le vie del centro storico e comizio alle ore 11 in piazza Grande di Enrico Panini della segreteria nazionale Cgil. A seguire concerto di Cisco.

Modena, 3 maggio 2011

VENERDI’ 6 MAGGIO SCIOPERO GENERALE CGIL

“Adesso basta! Vogliamo una politica economica e sociale diversa. Vogliamo più welfare, lavoro di qualità per i giovani e stop precarietà. Basta ai contratti separati!” Così il segretario della Cgil di Modena Donato Pivanti ha presentato stamattina in conferenza stampa insieme agli altri componenti della segreteria Cgil Vanni Ficcarelli, Tania Scacchetti e Fiorella Prodi, le ragioni dello sciopero generale nazionale del 6 maggio.

Ancora una volta la Cgil si mobilita da sola. Da quando è iniziata la crisi sono state diverse le manifestazioni e le iniziative di lotta messe in campo dal sindacato per chiedere sostegno alla domanda interna, rilancio dei consumi, un vero piano industriale per il Paese, riduzione della tassazione subito per lavoro dipendente e pensioni, rilancio degli investimenti per scuola, ricerca, innovazione, per gli ammortizzatori sociali e per un vero piano di edilizia pubblica.

“E invece il Governo cosa ha fatto da 3 anni a questa parte?” ha detto Pivanti. “Ha tagliato su scuola e università, e con i tagli sono a rischio nei prossimi anni 100.000 precari della scuola e un elevato numero di precari della pubblicazione amministrazione, si taglia sul welfare, formazione e saperi e si mettono a rischio le prestazioni sociali indispensabili per la coesione sociale. Ogni anno – ha aggiunto il segretario della Cgil –  20.000 tra ingegneri e ricercatori se ne vanno all’estero”.

“Volete, fra i tanti, un esempio della mancata politica economica del Governo? Il taglio agli incentivi per chi investe in energie rinnovabili. La Flor Gres aveva deciso di bonificare 25.000 m/q ricoperti di eternit e sostituirli con un parco fotovoltaico di pari dimensioni. Con lo stop agli incentivi, anche l’investimento dell’azienda è fermo!”.

Come si recuperano i soldi per le politiche economiche, l’estensione degli ammortizzatori  sociali, la stabilizzazione dei precari? Con la tassazione delle rendite finanziarie, portando l’attuale aliquota sulle transazioni dal 12,5% (la tassazione sul reddito da lavoro e pensioni parte dall’aliquota al 23%) al 20-25% come negli altri Paesi europei. “Faccio notare – ha detto il segretario Pivanti – che a Modena negli ultimi anni diverse famiglie hanno venduto per intero o parte delle società, realizzando un capitale di circa 6-8 miliardi di euro e pagando solo il 12,5%”. Inoltre gran parte dei capitali realizzati sono stati investiti in attività immobiliari o iniziative prettamente finanziarie.

Oltre a ciò la Cgil vuole tassare i grandi patrimoni (oltre gli 800.000 euro netti) ricordando che il 10% della popolazione detiene in Italia il 47% della ricchezza nazionale.

Le risorse così recuperate andrebbero per lo sviluppo, per ridurre le tasse su lavoro e pensioni, estendere gli ammortizzatori sociali, condizioni fondamentali per il lavoro e la riduzione del debito pubblico, “perché – ha detto Pivanti – ci aspetta già nel 2011-12 una manovra correttiva di 10 miliardi di euro e nel 2013 una manovra lacrime e sangue da 47 miliardi di euro e senza risorse si tradurrà di nuovo in tagli alla spesa pubblica e quindi al welfare, ai servizi, all’occupazione”.

“In questo senso lo sciopero del 6 maggio è politico: perché vogliamo un modello sociale alternativo” ha detto il segretario Cgil che fra le ragioni dello sciopero enumera anche lo stop ai contratti separati (quello dei metalmeccanici, del pubblico impiego, del commercio, e di questi giorni anche dell’ortofrutta), il rifiuto di relazioni sindacali come quelle imposte da Marchionne in Fiat che escludono il dissenso, cacciano fuori dalle fabbriche i sindacati che non sono d’accordo, negando il diritto alla rappresentanza sindacale sancito dalla Costituzione”. Proprio per superare la stagione degli accordi separati (dove il Governo e Confindustria hanno giocato a dividere i Sindacati), la Cgil ha avanzato la propria proposta sulla democrazia sindacale basata su certificazione delle tessere, estensione delle Rsu in tutti i luoghi di lavoro, il voto dei lavoratori prima e dopo l’intesa soprattutto in caso di dissenso fra sindacati. Rilanciare la democrazia nei luoghi di lavoro significa difendere la democrazia nel Paese.

Lo sciopero del 6 maggio è anche per dire no alla Bossi/Fini che nega i diritti di cittadinanza agli immigrati, alimenta la clandestinità in caso di perdita di lavoro, condizione questa che apre gli spazi per lo sfruttamento illegale, l’evasione fiscale e contributiva e l’inserimento della malavita nell’economia.

Uno sciopero per dare speranze ai giovani: anche a Modena la disoccupazione giovanile si attesta sui livelli nazionali del 28-29%, e il tasso di disoccupazione è salito ad un inedito 9% a fronte di un tasso stabile dal dopoguerra del 2,5%.

“Per questi motivi il 6 maggio svuotiamo le fabbriche, gli uffici, le scuole, gli ospedali e riempiamo le piazze” è l’appello della segreteria Cgil.

“Se ci 6 non resti solo” recita lo slogan dello sciopero. Venerdì mattina due cortei partiranno alle ore 9 dal piazzale della Maserati e da quello davanti alla Prefettura. Cortei per le vie del centro storico e comizio alle ore 11 in piazza Grande di Enrico Panini della segreteria nazionale Cgil. A seguire concerto di Cisco.

Sta arrivando in queste ore  il sostegno dei partiti politici e degli amministratori locali che la Cgil ha contatto nelle scorse settimane. Fra i primi attestati di solidarietà e adesioni, quelli di Sel, Idv e Prc, dei sindaci del Comune di Modena e dell’Unione Comuni Area Nord (ad esclusione di Finale Emilia dove si vota per le amministrative). Diversi sindaci hanno detto che parteciperanno personalmente alla manifestazione.

Modena, 12 aprile 2011

6 MAGGIO, VERSO LO SCIOPERO GENERALE CGIL

Con lo slogan “Se ci 6 non resti solo” la Cgil di Modena invita tutti i lavoratori del pubblico e del privato, i giovani e i pensionati ad aderire allo sciopero generale nazionale del 6 maggio.
Consistente lo sforzo organizzativo messo in campo in preparazione dello sciopero che a Modena e in Emilia Romagna viene esteso all’intera giornata di lavoro rispetto alle 4 ore a livello nazionale.
Quasi 1.700 le assemblee che si faranno entro i primi giorni di maggio in tutti i luoghi di lavoro e nelle leghe dei pensionati.
Richieste di incontro sono state inoltrate ai 47 Sindaci della provincia e al Presidente della Provincia di Modena, alle segreterie dei partiti politici, a cominciare da quelli di centrosinistra, e al mondo dell’associazionismo. L’obiettivo è presentare le ragioni dello sciopero generale e sollecitare pronunciamenti di adesione e solidarietà.
Cosa chiede la Cgil con lo sciopero del 6 maggio? Un cambio di rotta nelle politiche del Paese, chiudere la stagione degli accordi separati, definire per legge o con accordo regole certe di democrazia e rappresentanza sindacale (in coerenza con l’art.39 della Costituzione), compreso il voto ai lavoratori per decidere sui contratti.
La Cgil chiede giustizia fiscale e difesa del welfare, una riforma che riduca il prelievo sui redditi da lavoro e pensioni e introduca una patrimoniale alla francese, politiche per l’occupazione e per fermare la precarietà, sostegno ai giovani, uno stato sociale forte e sicuro, investimenti nella conoscenza, riforma ed estensione degli ammortizzatori sociali.

“A quattro anni dall’inizio della crisi – afferma il segretario della Cgil di Modena Donato Pivanti – il nostro Paese fatica a rilanciare la crescita a causa delle scelte di politica economica e sociale messe in atto dal Governo. Politiche – prosegue il segretario Cgil – che hanno portato a deprimere la domanda interna e l’occupazione e a scaricare il costo della crisi sul lavoro, pensioni e salari, sui diritti fondamentali delle persone. Gli effetti di tali scelte si traducono in perdita del potere di acquisto di salari e pensioni, aumento della povertà, riduzione della base occupazionale, aumento della precarietà, della disoccupazione e della illegalità economica”.

Ad avviso della Cgil il Governo di centrodestra ha cercato di utilizzare la crisi per assestare un duro colpo ai diritti del lavoro e di cittadinanza e all’assetto democratico del Paese, perseguendo a tal fine la politica della divisione paese, della rottura della coesione sociale e della solidarietà.
Bloccare il rinnovo dei contratti nazionali, favorire ed incentivare la pratica degli accordi separati, ridurre il peso ed il ruolo del CCNL, ridurre i diritti dei lavoratori, negare l’esercizio della democrazia sindacale bloccando le elezioni per il rinnovo delle RSU nel pubblico impiego (anche se previste per legge), significa agire in funzione della rottura e della divisione, a partire da quella sindacale.
Significa voler isolare la Cgil, sottrarsi al confronto preventivo con i Sindacati sull’insieme delle questioni di interesse generale (politica industriale, scuola, formazione e ricerca, politiche per il lavoro, la casa, lo sviluppo, welfare, fisco e pensioni, accoglienza e diritti di cittadinanza), ridurre il ruolo dei lavoratori all’interno delle imprese e della società, negare loro l’esercizio del diritto di libera associazione, libertà di scelta e di azione a tutela dei propri interessi. Significa in una parola rifiutare e colpire il dissenso

Per queste ragioni e con questi obiettivi la CGIL chiama i lavoratori allo sciopero, convinta che sia necessario operare per impedire una deriva pericolosa.

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