13 Feb 2026 appalti, cgil, cgil modena, ferrari, ferrari spa, fiom, logistica, maranello, multiservizi, premio di risultato,
Leggo dei dati straordinari raggiunti da Ferrari nel 2025, con 13.640 vetture prodotte e utili in crescita, sono motivo di orgoglio per il territorio, ma aprono una riflessione necessaria sulla redistribuzione della ricchezza prodotta.
Se da un lato, tutti noi accogliamo positivamente la distribuzione del premio di 14.900 euro ai circa 5.000 dipendenti diretti di Ferrari Spa, non possiamo non rilevare una mancanza di coerenza nei numeri: a fronte di una crescita dei ricavi netti pari a un + 7%, il premio per i lavoratori è cresciuto di poco più del 3%.
Non entro poi nel merito della nota fatta dalla Fiom Cgil e Rsa Fiom Cgil che per ottenere l’intero ammontare del premio bisogna godere di una salute di ferro.
Ma la questione più urgente, credo, riguarda il “mondo invisibile” che gravita attorno al Cavallino: le nostre stime parlano – per difetto – di oltre 2.000, tra lavoratori negli appalti, nella logistica, o multiservizi.
Credo che ogni vettura che varca i cancelli di Maranello rappresenta il successo di un grande lavoro corale. È fondamentale riconoscere che i risultati record raggiunti – con ben 13.640 auto consegnate – non sarebbero stati possibili senza l’apporto di tutte le figure professionali coinvolte. Dagli addetti alla logistica, che ottimizzano i flussi di magazzino e l’approvvigionamento delle linee, al personale delle pulizie che assicura a tutti ambienti idonei e accoglienti o ai lavoratori in appalto che garantiscono l’efficienza dei processi produttivi: anche il loro contributo, spesso silenzioso, ma essenziale, è uno dei pilastri su cui poggia l’eccellenza Ferrari, e che permette all’azienda di Maranello di mettere in strada le sue auto.
E’ anche grazie al loro lavoro, necessario, imprescindibile, fondamentale, che la Ferrari ha fatto ricavi netti + 7%, Ebit (utile operativo) + 12%, in borsa il titolo guadagna + 10%.
Dal 2020 al 2025 l’incidenza del costo del lavoro è diminuita di circa 10 punti in percentuale, a fronte della remunerazione del capitale che è continuata a crescere di quasi 20 punti percentuali. Come dimostrano sia i “generosi” dividendi distribuiti agli azionisti, sia i piani di riacquisto di azioni proprie (2 mld) conclusi in anticipo.
Chiediamo dunque all’azienda, e perché no alle Istituzioni che sono sempre pronte a salutare i successi delle Rosse: cosa è rimasto nelle tasche di questi – invisibili – lavoratori?
Sarebbe poi auspicabile che le Organizzazioni Sindacali firmatarie degli accordi in Ferrari promuovessero l’inserimento di clausole contrattuali estese. L’obiettivo dovrebbe essere quello di garantire forme di premialità a tutta la forza lavoro operante nel sito, indipendentemente dalla natura del contratto – che sia multiservizi, logistica o altro – per valorizzare ogni contributo professionale.
Un’azienda leader non si misura solo dalla qualità del prodotto, ma dalla capacità di valorizzare l’intera filiera. Non possono esistere lavoratori di “serie A” e lavoratori di “serie B” quando il successo è comune. È tempo che la ricchezza prodotta a Maranello ricada equamente su tutti coloro che, con fatica e professionalità, permettono a Ferrari di restare l’eccellenza che tutto il mondo ammira.
Sono certo che Ferrari si aprirà ad una riflessione, perché il motore dell’azienda sono i suoi 5.000 lavoratori diretti, ma i lavoratori degli appalti e della logistica sono il carburante che serve a far andare a quel motore. Senza di loro, la produzione non ci sarebbe.
Dalle Rosse bandiere della Cgil di Modena
Fernando Siena, segreteria provinciale Cgil Modena
Maranello-Modena, 13/2/2026

