INVECCHIAMENTO DEMOGRAFICO E CALO DELLA NATALITÀ, SERVONO PIÙ RISORSE PER LE POLITICHE PUBBLICHE DI WELFARE, CONTRASTO ALLA PRECARIETÀ E SOSTEGNO AI REDDITI DEI LAVORATORI

01 Set 2026 alessandro de nicola, calo natalità, crisi demografica, invecchiamento, modena, osservatorio demografico provincia di Modena, transizione demografica,

“Siamo nel pieno di una transizione demografica che sta modificando profondamente struttura e distribuzione delle famiglie modenesi – afferma Alessandro De Nicola segretario generale della Cgil di Modena commentando i dati pubblicati dall’Osservatorio demografico della Provincia di Modena nel corso del mese di agosto 2026 – Dati che ci devono interrogare sulle politiche abitative, di integrazione, sulle reti sociali, sulla non autosufficienza e sulle politiche sanitarie. Ma soprattutto la trasformazione demografica va letta anche con i dati su qualità dell’occupazione e dei redditi”.

La fotografia scattata dall’Osservatorio della Provincia di Modena mette in evidenza fenomeni significativi come la riduzione del numero medio dei componenti delle famiglie (attualmente il numero medio di persone per famiglia è di 2,21 componenti) e l’aumento dei nuclei unipersonali (cresciuti a livello provinciale di quasi 8mila unità dal 2021 al 2025), composti per lo più da persone anziane o molto anziane.
Sono processi che si aggiungono al più generale e complessivo fenomeno di invecchiamento della popolazione. Ma l’aumento dei nuclei familiari composti da una sola persona di età superiore a 80 anni chiama in causa riflessioni su come gestire l’aumento delle fragilità e dei casi di solitudine. “In primis le politiche nazionali sono chiamate a farsi carico di queste esigenze – commenta De Nicola – integrando le risorse per la non autosufficienza e le assunzioni di operatori socio sanitari ed infermieri per le Case di Comunità che appena costruite rischiano di rimanere vuote”.
Le famiglie unipersonali rappresentano il 37,7% del complesso dei quasi 319mila nuclei residenti in provincia di Modena a inizio 2026.
In particolare, le famiglie di soli anziani (65 anni ed oltre), costituiscono il 26,1% del totale delle famiglie (+6,8% rispetto al 1.1.2021). Nel 15,5% dei casi si tratta di singoli anziani soli, in netta crescita rispetto al 1.1.2021 (+8,9%): si tratta, in parte, della popolazione nata durante il baby boom, da qualche tempo entrata nel continente degli anziani.
Le famiglie costitute solo da grandi anziani (80 anni ed oltre) rappresentano l’8,8% del totale delle famiglie (+0,6% rispetto al 1.1.2021). Il 6,8% vive da solo o insieme a un/a badante, spesso straniero/a, che si configura a livello anagrafico, a sua volta, come famiglia unipersonale (il 5,8% delle famiglie totali), queste ultime in grande crescita rispetto al 1.1.2021 (+30,5%).

E’ interessante notare come uno dei pochi elementi positivi che riguarda le famiglie sia costituito dalle persone straniere che, grazie alla età media più bassa, contribuiscono alla natalità. “I dati dicono – continua De Nicola – che a queste condizioni chi parla di remigrazione, oltre a dire bestialità, fa un danno al Paese e a tutta la nostra economia perché significa privarsi della popolazione più giovane e attiva. Al contrario serve tornare a parlare seriamente di integrazione e convivenza”.
Ma allo stesso tempo non sarà sufficiente contare unicamente sugli effetti positivi dell’immigrazione. Gli stranieri stanno già assimilando alcune trasformazioni sociali come quella di aver ridotto nel corso del tempo il numero dei figli adattandosi a composizioni famigliari più in linea con le caratteristiche italiane.
Infine, i dati ci dicono che le famiglie mediamente con più componenti sono residenti soprattutto nei comuni della cintura del capoluogo: è un fenomeno in atto da almeno 20 anni e che ci dice che le politiche di espansione dei comuni della cintura hanno offerto abitazioni e relative metrature a prezzi più competitivi della città capoluogo, notoriamente più cara, associata ad una buona dotazione di servizi presenti in questi comuni. Ma al tempo stesso quel trasferimento nella cintura ha prodotto una mobilità con pesanti problemi di accesso ed uscita dalla città nelle ore di punta.
Occorre prendere coscienza che nella transizione demografica e nella trasformazione della composizione delle famiglie hanno inciso anche la perdurante crisi economica, la riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori e l’aumento della precarietà.
“Infatti alle sfide poste dalla transizione demografica bisogna rispondere anche con la qualità dell’occupazione e dei redditi da lavoro – conclude De Nicola – dove a Modena all’interno di dati complessivi positivi si nascondono sperequazioni territoriali, disuguaglianze di genere (sono sempre di più le ragazze modenesi, spesso laureate, che decidono di lasciare l’Italia per costruire un percorso di vita all’estero) e andamenti differenti nei vari settori produttivi con l’industria caratterizzata da elevati volumi di cassa integrazione. Per invertire le tendenze servono politiche per il lavoro per ridurre il precariato e di sostegno ai redditi medio bassi che vedono ulteriormente ridurre il proprio potere d’acquisto in seguito alle continue fiammate inflattive”.

Modena, 1/9/2026

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