VIGNOLA, POLITICHE ABITATIVE: I "BUONI CASA" NON SONO UNA BUONA SOLUZIONE

11 Nov 2008 fillea,

Vignola, 11 novembre2008

 

 

 

 

Con tutta evidenza l’impegno che la Giunta di Vignola si è assunta con le giovani coppie di Vignola va onorato, in questo senso condivido l’esortazione del consigliere PD Andrea Paltrinieri, le risorse destinate e vincolate, vanno erogate con assoluta urgenza.

Qua si ferma la mia condivisione contingente: non è coi buoni casa che si affronta la problematica abitativa.

Come FILLEA-CGIL abbiamo analizzato il tema, sia dal punto di vista del sindacato che organizza chi costruisce le case, ma anche dall’ottica del lavoratore che deve risolvere un proprio problema abitativo. Le analisi da noi condotte, che sono contenute nel nostro sito www.filleacgil.it, individuano diverse criticità nelle politiche sinora adottate ma, per limitarsi alla questione in oggetto, attraverso i buoni casa non si sono determinate buone politiche in ambito abitativo.

In prima istanza va obiettato che lo strumento del buono casa limita fortemente l’intervento programmatorio dell’amministrazione che sostanzialmente si affida al mercato che, come i recenti fatti hanno dimostrato, è tutto fuorché mosso da intenti etici.

L’abbattimento dei costi per i mutui per le giovani coppie, non sufficientemente significativi, in questa fase di incremento dei tassi, non induce nessuna politica virtuosa da parte degli istituti di credito e, d’altro canto, lascia libere le immobiliari di scontare il beneficio sul prezzo dell’immobile non essendoci vincoli stringenti da parte dell’amministrazione che eroga il buono casa.

Si provi, per esempio, a valutare l’impiego, in via ipotetica, dei 2 milioni di euro parzialmente giacenti nelle casse e parzialmente utilizzati provvisoriamente per altri fini, a finanziare la costruzione di alloggi non necessariamente di bassa qualità, ma con specifiche definite dall’amministrazione, anche alla luce delle nuove modalità costruttive, sulla base delle esigenze dei cittadini, offerti attraverso modalità anche non nuove, come prezzi convenzionati, l’affitto, il riscatto o altro.

Per certo le risorse sarebbero state utilizzate per la casa, e poi, provate a pensare il benefico impatto sui prezzi di alloggi pubblici forniti ad un prezzo calmierato.

Se provate a pensare che il terreno poteva essere messo a disposizione dall’ente locale, che lo avrebbe potuto eventualmente ottenere in permuta a fronte di oneri di urbanizzazione di altri comparti abitativi a libero mercato, con un costo industriale per metro quadro da fissarsi intorno ai 1200 euro, io penso che si sarebbe dato concretamente una risposta.

Si sarebbero avuti circa 20 appartamenti intorno agli  80 metri quadri, si sarebbero fatte lavorare imprese edili, oggi in generale difficoltà e, nella peggiore delle ipotesi, che nessuno accedesse a quegli appartamenti, ricominciare a dotare l’ente locale di un proprio patrimonio abitativo per affrontare le emergenze, sempre più frequenti nel nostro territorio.

Certo, si tratterebbe di ripensare la dimensione e la profondità dell’intervento pubblico, a mio avviso dovrebbe aumentare molto, e non temo d’essere accusato di posizioni stataliste, questa posizione, alla luce delle politiche americane sulla crisi finanziaria, dell’intervento pubblico promesso dal Ministro Tremonti sui fattori della crisi, mi collocano (mi si perdoni l’ardito accostamento) tra quegli “stinchi di liberisti” che sono appunto Tremonti e Obama.

 

Sauro Serri segretario sindacato edili FILLEA-CGIL Modena

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