SOCIO SANITARIO: SEMPRE PIU' LAVORATRICI IMMIGRATE. PRIORITARIO RIORGANIZZARE IL LAVORO SINDACALE

15 Giu 2011

 

SOCIO SANITARIO: SEMPRE PIU’ LAVORATRICI IMMIGRATE

PRIORITARIO RIORGANIZZARE IL LAVORO SINDACALE

 

di Gianni Paoletti*

 

Lo scorso 7 giugno si è svolto a Bologna un convegno organizzato dalla FP CGIL dell’Emilia Romagna sul lavoro degli immigrati nel servizio pubblico. In realtà si tratta soprattutto del lavoro svolto nei settori privati (sociosanitario, igiene ambientale e sanità privata) a causa degli ostacoli legali esistenti ad essere assunti come dipendenti pubblici. Ci siamo concentrati sul comparto sociosanitario e siamo partiti da un’indagine svolta dall’Ires regionale i cui risultati sono stati illustrati nel convegno.

Gli immigrati nel 2010 sono arrivati ad essere l’8,2% del totale della categoria regionale (il 14,5% a Parma), ma nei settori privati la percentuale sale al 20% con un massimo del 24,2% nel sociosanitario. In particolare in quest’ultimo comparto è di grande rilievo il fatto che le lavoratrici tesserate alla CGIL sono il 90% del totale.

Il tema è stato affrontato non solo con una relazione del ricercatore che ha svolto la ricerca, ma anche con il contributo giuridico dell’avvocato Nazzarena Zorzella, sui temi giuridici, di Lorenza Maluccelli sullo specifico della condizione delle lavoratrici e gli interventi di delegati immigrati e di dirigenti sindacali con la conclusione della segretaria generale nazionale Rossana Dettori.

Lo sviluppo del sociosanitario è la conseguenza di una forte spinta a soddisfare le crescenti richieste di servizi alla persona – anziani, disabili, infanzia – attraverso l’affidamento alle cooperative quando va bene, ma spesso alle cosiddette cooperative spurie, che applicano propri regolamenti peggiorativi del contratto nazionale (grazie alla legge 142) con una vera e propria corsa al ribasso (stipendi 3-400 euro più bassi di quelli dei dipendenti pubblici) spinta anche dai tagli ai bilanci pubblici. E’ in questa tendenza che si inseriscono sempre di più le lavoratrici immigrate.

L’intervento della categoria sul tema dell’immigrazione sta diventando strategico e bisogna ripensare il metodo di lavoro, essere in grado di intervenire direttamente sui problemi specifici degli immigrati, affrontarne le specificità giuridiche determinate dalla Bossi-Fini, individuare specifici obiettivi contrattuali. In particolare in vista dell’obiettivo politico della elezione delle RSU del welfare in questi settori bisogna concentrarsi su un percorso di formazione che permetta di promuovere la diffusione di delegati immigrati.

* Gianni Paoletti fa parte della Segreteria regionale della Funzione Pubblica CGIL dell’Emilia Romagna

LA RICERCA IRES

LA RELAZIONE INTRODUTTIVA AL CONVEGNO

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