L’OIM ROMA: 10 PROPOSTE PER SVUOTARE I CIE

30 Gen 2014

 

Contribuire alla risoluzione di alcune delle criticità legate alla gestione del fenomeno migratorio in Italia e sollevate dal recente dibattito politico e mediatico sui Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) e sul reato di immigrazione clandestina. E’ con questo obiettivo che l’OIM Roma ha sviluppato 10 proposte per il superamento delle principali problematiche che caratterizzano il tema dell’immigrazione irregolare in Italia. Si tratta di idee molto pratiche, che si basano su quanto rilevato dai funzionari dell’organizzazione nel corso delle visite condotte nel 2013 nell’ambito del progetto Praesidium in tutti i CIE d’Italia e che nascono allo stesso tempo da un confronto con le altre legislazioni europee e internazionali. “Queste proposte”, afferma José Angel Oropeza, direttore dell’Ufficio di Coordinamento OIM per il Mediterraneo, “intendono ‘svuotare’ i centri di trattenimento e far sì che essi diventino sempre più l’extrema ratio: strutture destinate esclusivamente a quei migranti irregolari che, pur avendo a disposizione alternative dignitose e valide, continuino a rifiutarsi di collaborare nella loro identificazione e di lasciare il territorio italiano. Questi dieci punti intendono garantire con forza il rispetto dei diritti dei migranti.”

Ecco le 10 proposte dell’OIM:

1. L’abrogazione del reato di ingresso e soggiorno illegale – una fattispecie criminosa che non ha avuto alcun effetto deterrente nè alcun impatto sull’aumento del numero delle espulsioni effettuate, causando al contrario un appesantimento del lavoro delle Questure e dell’apparato giudiziario in temini di risorse umane ed economiche.

2. Evitare il trattenimento nei CIE di quei migranti che sono stati detenuti e che potevano essere identificati in carcere. La maggior parte dei migranti che ha commesso dei reati comuni (cessione di stupefacenti, furti, rapine ecc..) non viene rimpatriata dal carcere ma trasferita, a fine pena, nei CIE e sottoposta ad un ulteriore periodo di trattenimento. Occorre prevedere un sistema di identificazione che, in cooperazione con i Consolati dei paesi di origine dei migranti, possa essere attivato già durante il periodo di detenzione in carcere.

3. La riduzione del trattenimento nei CIE al periodo strettamente necessario all’identificazione e il rilascio del migrante nel caso in cui sia chiaro che l’identificazione non può avere luogo per motivi a lui non imputabili (con contestuale emissione di un permesso di soggiorno temporaneo).

Stando alle dichiarazioni delle forze dell’ordine intervistate durante il monitoraggio dei CIE, il trattenimento fino a18 mesi appare assolutamente sproporzionato. Quando c’è una buona collaborazione con i consolati dei paesi di origine dei migranti l’identificazione avviene in termini brevissimi.

4. L’effettiva applicazione della Direttiva Europea sui Rimpatri con la promozione della partenza volontaria e la cancellazione automatica del divieto di reingresso nel caso di collaborazione all’identificazione dell’immigrato che si trovi nel CIE. L’OIM è pronta a condividere anche altre pratiche alternative alla detenzione, già poste in essere da altri paesi come l’istituzione di un garante, la previsione di garanzie finanziarie specifiche, ecc.

5. La promozione di programmi di ritorno volontario assistito e reintegrazione per i migranti irregolari che non abbiano commesso reati. Tale misura permetterebbe – specialmente in un periodo di crisi economica – di supportare quanti desiderano tornare nel proprio paese di origine e garantire la sostenibilità della loro scelta.

6. Il recepimento della Direttiva Europea sui Rimpatri nella parte in cui prevede il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi caritatevoli per coloro che sono particolarmente vulnerabili (casi psichiatrici, malati o migranti che vivono in Italia da molto tempo). E’ fondamentale che ogni decisione riguardante l’espulsione di uno straniero tenga debitamente conto dei principi riguardanti il non-refoulement, il superiore interesse del minore e il diritto all’unità familiare.

7. L’elaborazione di un codice che regoli la vita degli immigrati all’interno dei CIE. Tale codice renderebbe uniforme il trattamento dei migranti all’interno di tutte le strutture presenti sul territorio nazionale regolando alcuni aspetti fondamentali della vita in queste strutture (visite dei familiari, comunicazioni con l’esterno, attività specifiche).

8. La possibilità di prevedere una diversificazione dei soggetti/enti gestori che forniscono i servizi (in particolare l’assistenza legale e sanitaria) all’interno dei centri. Si potrebbe così garantire un maggiore controllo sulla gestione degli stessi centri e un miglioramento degli standard qualitativi dei servizi resi.

9. La promozione di criteri di trasparenza e accessibilità ai centri attraverso l’accesso di organizzazioni di tutela che possano fornire assistenza legale e psicosociale (con particolare riguardo alle vittime di tratta e ai minori non accompagnati).

10. La nomina di un ente/soggetto terzo di garanzia che vigili sul rispetto dei diritti dei migranti e che possa segnalare criticità e occuparsi di casi particolarmente vulnerabili.

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