PREVALENTE LA PERCEZIONE POSITIVA DEL PROPRIO STATO DI SALUTE. PER MOLTI DIFFICE ACCEDERE AI SERVIZI

13 Feb 2014

 

 di Mohcine El Arrag

“Tra i cittadini stranieri prevale una percezione positiva del proprio stato di salute, più che tra gli italiani”. Lo afferma l’Istat in un report dedicato all’argomento. “Per l’87,5% le proprie condizioni di salute sono buone o molto buone a fronte dell’83,5% degli italiani. A sentirsi in buona salute tra i cittadini dei paesi Ue, sono soprattutto i polacchi (88,4%) e, tra i non comunitari, i cinesi (90,2%), i filippini (90,2%) e gli indiani (88,8%). In fondo alla classifica si trovano gli ucraini (85,8%) e i marocchini (85,2%”). Sia sul piano della salute fisica che psicologica i punteggi medi sono piuttosto alti. In particolare sul piano psicologico stanno meglio gli indiani e i più vulnerabili sono i tunisini. I tunisini sono i più svantaggiati anche per la salute mentale, così come i marocchini.

Le patologie più diffuse sono quelle dell’apparato respiratorio (65,4 stranieri ogni mille). Seguono le malattie dell’apparato digerente e dei denti (20,2 per mille), quelle del sistema nervoso (19,8) – con prevalenza nelle donne (25,7 rispetto al 13 degli uomini) – e quelle del sistema osteomuscolare (15,5).

Il 23,2% degli stranieri di 14 anni e più consuma abitualmente tabacco, contro il 25,8% degli italiani. L’abitudine è più diffusa tra gli uomini.

La maggior parte degli stranieri (di 18 anni e più) ha un peso corporeo adeguato (57,8%), soprattutto se donne (62,9%). Quasi un terzo degli stranieri è sovrappeso (30,9%) e l’obesità interessa il 7,8%. Quote simili si osservano nella popolazione italiana a parità di età (58,2% normopeso, 29,8% sovrappeso, 7,8% obeso).

Il 57,5% degli stranieri, in assenza di disturbi, si rivolge al medico. Si rivolgono al pronto soccorso soprattutto tunisini e marocchini

Da sottolineare il dato che il 13,8% degli stranieri (di 14 anni e più) ha difficoltà a spiegare in italiano i disturbi al medico e il 14,9% a comprendere ciò che il medico dice. Lo svantaggio è maggiore per le donne, per gli over 54, per chi ha un titolo di studio basso e per le collettività cinesi, indiane, filippine e marocchine.

Inoltre, il 13% dei cittadini stranieri (di 14 anni e più) ha difficoltà a svolgere le pratiche amministrativo-burocratiche nell’accesso alle prestazioni sanitarie, soprattutto se cinesi o indiani. Gli orari di accesso alle prestazioni sanitarie sono incompatibili con gli impegni familiari o personali per l’8,6% degli stranieri di 14 anni e più, con gli impegni di lavoro per il 16% di quelli di 15 anni e più.

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