GERMANIA: MISURE RESTRITTIVE CONTRO LA LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE DEI CITTADINI UE

15 Set 2014

 

di Carlo Caldarini

 

Il governo federale tedesco ha approvato la relazione finale al Consiglio di Stato presentata dai ministri federali degli Interni e del Lavoro e affari sociali intitolata Aspetti legali e sfide nell’utilizzo dei sistemi di sicurezza sociale da parte dei membri degli Stati membri dell’Unione europea.

La relazione comprende il pacchetto di misure restrittive, annunciato il 27 Luglio 2014 dal ministro dell’Interno Thomas de Maiziere, tese a limitare l’accesso alle prestazioni sociali per i migranti europei. Il pacchetto proposto prevede una serie di misure ristrettive, tra cui la riduzione delle prestazioni familiari ai migranti i cui figli non siano residenti in Germania e la possibilità di determinare l’importo delle prestazioni a seconda del paese di residenza del minore. Il progetto prevede tra l’altro un divieto temporaneo di soggiorno sul territorio tedesco per i cittadini Ue che hanno mentito al fine di ottenere benefici.

Se così fosse, la Germania si porrebbe in aperto contrasto con quanto previsto dalle regole europee sul coordinamento dei sistemi nazionali di sicurezza sociale. Il regolamento europeo 883/2004 stabilisce infatti che Una persona ha diritto alle prestazioni familiari ai sensi della legislazione dello Stato membro competente, anche per i familiari che risiedono in un altro Stato membro, come se questi ultimi risiedessero nel primo Stato membro (articolo 67. Familiari residenti in un altro Stato membro).

Si tratta evidentemente di misure ad effetto, il cui impatto reale sulle finanze tedesche sarebbe irrilevante. L’entità del fenomeno è infatti molto bassa in Germania: solo lo 0,64% dei 14,3 milioni di bambini che hanno diritto a prestazioni familiari risiedono all’estero. Tuttavia, questo può avere un impatto negativo importante sulle famiglie dei migranti, specialmente quelle di alcune comunità. Giusto per fare un esempio, circa 144.000 lavoratori polacchi residenti in Germania hanno almeno un figlio residente ancora in Polonia.

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