NON È IL MARE L’ASSASSINO

30 Set 2014

 

di Vincenzo Intermite

 

Niente di nuovo sotto il sole! Sul fronte delle immigrazioni sembra che nulla sia cambiato da quel funesto giorno di ottobre del 2013, in cui 300 persone trovarono la morte in prossimità delle nostre coste e dal ripetersi di un simile episodio qualche giorno dopo. Questa estate è stata ancora più luttuosa di quell’autunno: un numero anche più elevato di persone in fuga da guerre e miseria è andato a popolare quel vero e proprio cimitero che è diventato il mar Mediterraneo.

Dobbiamo davvero pensare che si tratti di sciagure imprevedibili contro cui nulla si può fare se non piangere i morti a cose fatte e sperare per il futuro nella clemenza del destino? O dobbiamo, come fanno i leghisti, superficialmente e cinicamente colpevolizzare le vittime, perché se se ne fossero stati a casa loro non sarebbe successo nulla? Oppure ancora addossare la colpa alla crudeltà del mare come fa in modo fuorviante certo linguaggio giornalistico quando usa espressioni come “ vittime del mare”, “inghiottiti dal mare“, ecc.?

È evidente che questo è un bel modo per occultare le responsabilità politiche dei governi dei singoli paesi europei e dell’Unione Europea nel suo complesso che, fino a questo momento, nulla o ben poco hanno saputo o voluto fare per mettere fine a questo scempio.

Eppure una proposta di “ammissione umanitaria” dei migranti nei paesi europei era stata sottoposta al vaglio dei governi all’indomani del 3 ottobre 2013: si tratta di un piano che prevede che l’Europa e i singoli governi, in solido, si facciano carico della protezione dei migranti sin dal momento della loro partenza, attraverso l’istituzione in quei territori di presidi internazionali gestiti dall’U.E. e dalle organizzazioni umanitarie, in modo che i cosiddetti viaggi della speranza siano effettivamente tali perché effettuati in sicurezza e senza l’intermediazione di quei rapaci parassiti che sono i trafficanti di esseri umani.

È evidente allora che non è il mare l’assassino, né il destino crudele, né la presunta avventatezza di persone che salgono su carrette straripanti e pericolanti non per fare una gita fuori porta, come sembra pensare più di qualcuno, ma per sfuggire alla morte.

Assassine sono le politiche antiimmigratorie attuate da diversi governi europei fondati sulla repressione, che non fanno altro che rendere sempre più difficili i viaggi dei migranti, fornendo, in questo modo, ottime opportunità ai trafficanti di speculare e arricchirsi sulla disperazione delle loro vittime.

Questo tipo di politica è risultata platealmente fallimentare: è tempo di cambiare strada.

di Vincenzo Intermite

 

Niente di nuovo sotto il sole! Sul fronte delle immigrazioni sembra che nulla sia cambiato da quel funesto giorno di ottobre del 2013, in cui 300 persone trovarono la morte in prossimità delle nostre coste e dal ripetersi di un simile episodio qualche giorno dopo. Questa estate è stata ancora più luttuosa di quell’autunno: un numero anche più elevato di persone in fuga da guerre e miseria è andato a popolare quel vero e proprio cimitero che è diventato il mar Mediterraneo.

 

Dobbiamo davvero pensare che si tratti di sciagure imprevedibili contro cui nulla si può fare se non piangere i morti a cose fatte e sperare per il futuro nella clemenza del destino? O dobbiamo, come fanno i leghisti, superficialmente e cinicamente colpevolizzare le vittime, perché se se ne fossero stati a casa loro non sarebbe successo nulla? Oppure ancora addossare la colpa alla crudeltà del mare come fa in modo fuorviante certo linguaggio giornalistico quando usa espressioni come “ vittime del mare”, “inghiottiti dal mare“, ecc.?

 

È evidente che questo è un bel modo per occultare le responsabilità politiche dei governi dei singoli paesi europei e dell’Unione Europea nel suo complesso che, fino a questo momento, nulla o ben poco hanno saputo o voluto fare per mettere fine a questo scempio.

 

Eppure una proposta di “ammissione umanitaria” dei migranti nei paesi europei era stata sottoposta al vaglio dei governi all’indomani del 3 ottobre 2013: si tratta di un piano che prevede che l’Europa e i singoli governi, in solido, si facciano carico della protezione dei migranti sin dal momento della loro partenza, attraverso l’istituzione in quei territori di presidi internazionali gestiti dall’U.E. e dalle organizzazioni umanitarie, in modo che i cosiddetti viaggi della speranza siano effettivamente tali perché effettuati in sicurezza e senza l’intermediazione di quei rapaci parassiti che sono i trafficanti di esseri umani.

 

È evidente allora che non è il mare l’assassino, né il destino crudele, né la presunta avventatezza di persone che salgono su carrette straripanti e pericolanti non per fare una gita fuori porta, come sembra pensare più di qualcuno, ma per sfuggire alla morte.

 

Assassine sono le politiche antiimmigratorie attuate da diversi governi europei fondati sulla repressione, che non fanno altro che rendere sempre più difficili i viaggi dei migranti, fornendo, in questo modo, ottime opportunità ai trafficanti di speculare e arricchirsi sulla disperazione delle loro vittime.

Questo tipo di politica è risultata platealmente fallimentare: è tempo di cambiare strada.

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