I CASI DI SHAHZAD E DEL FINTO SEQUESTRO: QUANDO LA COMUNICAZIONE SI FA RAZZISMO

13 Ott 2014

 

di Vincenzo Intermite

Quando si dice che gli immigrati possono essere una risorsa! Oltre all’”uso” che se ne può fare nel mondo del lavoro, possono essere utilizzati come paravento per la propria dappocaggine, o per coprire qualche scappatella più o meno grave. Così un paio d’anni fa una ragazzina nei guai con i genitori per aver fatto la classica “fuitina” con il fidanzato, accusò un gruppo di rom di averla violentata, provocando una spedizione punitiva culminata nell’incendio di un campo nomadi. Così, più recentemente, il signor Alex Giarrizzo, pur di non ammettere le proprie manchevolezze nella custodia di suo figlio e di un altro bambino a lui affidato, ha pensato bene di inventarsi un tentato rapimento, attuato, naturalmente dal solito mostruoso “zingaro”, con tanto di inseguimento, di eroico salvataggio, di riconoscimento del presunto responsabile, di interviste rilasciate ai mass media, e di finta indignazione di fronte all’emergere di quella che si è poi rivelata una verità inconfutabile: non vi era stato alcun tentato rapimento, i bambini si erano smarriti nella folla a causa dell’inettitudine dell’uomo, nessuno “zingaro” aveva a che fare con la vicenda.

Al di là dei nudi fatti, però, è il caso di chiedersi perché la calunnia usata per occultare le proprie responsabilità si riversa proprio sugli stranieri? Perché sono giuridicamente più scoperti? A causa della loro fragilità psicologica dovuta al loro isolamento sociale? Per allontanare la possibilità di una qualche reazione da parte del calunniato, il cui stato di estraniazione gli impedisce di difendersi? Per tutte queste ragioni, certamente, ma per un’altra ancora che appare anche più determinante: se riferita allo straniero, la calunnia appare più verosimile perché si conforma allo stereotipo e a tutta la gamma di pregiudizi che vanno a costituire l’immagine collettiva dell’immigrato. E da dove nasce questa immagine collettiva, che cosa ne determina la diffusione e la tenuta? Il linguaggio denigratorio utilizzato da certo giornalismo e, soprattutto da un’ampia parte del mondo politico nei suoi confronti, linguaggio disonestamente finalizzato a scopi propagandistici. Da ciò l’idea secondo cui lo straniero è, nella migliore delle ipotesi, privo di ogni valore e dunque “utilizzabile” per i propri scopi, nella peggiore, un soggetto pericoloso da evitare e, nel caso, da aggredire.

Così è recentemente accaduto che Shahzad, un giovane pakistano, intento a pregare in alta voce, secondo il proprio culto, è stato aggredito da un minore e pestato a morte a suon di calci e pugni: tutto ciò sotto lo sguardo degli astanti, e con l’approvazione del padre del minore che, sbraitando contro i presenti, ha difeso a spada tratta l’operato del figlio. Sono poi seguite le solite menzogne sulla straniero ubriaco e molestatore, che avrebbe provocato il ragazzo, versione puntualmente smentita dalle testimonianze di chi ha assistito al fatto.

Fino a quando si continuerà, a cuor leggero, a trattare le vicende relative ai migranti mediante l’uso di un linguaggio fuorviante e approssimativo, se non diffamatorio, fomentando così l’odio nei loro confronti, questi episodi saranno destinati a moltiplicarsi: non aiuta, molto, ad esempio, il modo con cui nell’estate appena trascorsa, il ministro dell’interno ha voluto denominare un’operazione finalizzata a scoraggiare la vendita di merce contraffatta ai bagnanti: operazione spiagge sicure. Sicure da cosa? Da attentati terroristici? Da sventagliate di mitra durante qualche guerra di mafia? Da soggetti di particolare pericolosità che si aggirerebbero fra gli ombrelloni? No! Dall’ambulante straniero che tenta di vendere un qualche capo di abbigliamento o qualche borsa: può anche essere che in questo si configuri un qualche reato, ma l’espressione spiagge sicure mi pare per lo meno spropositata. Forse non si è accorto di ciò, il ministro dell’interno? Certo che sì, ma quello del “nemico interno” è sempre stato un sistema molto efficace a garantire promettenti risultati elettorali e lunghe e numerose legilslature con annessi vantaggi economici e affini.

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