VANNO TUTELATI I CITTADINI CHE COMBATTONO ATTI DISCRIMINATORI. CONDANNATO IL COMUNE DI VARALLO E DUE POLITICI PER RITORSIONE

11 Dic 2014

 

Il divieto di discriminazione è posto a tutela della dignità umana e chi agisce per farlo valere non deve mai essere esposto al rischio di subire una vendetta o un danno, anche solo di immagine. Lo ha affermato il Tribunale di Vercelli che ha condannato l’ amministrazione di Varallo e i due politici a risarcire il danno morale ai due cittadini. La vicenda conclusa (…) con la Ordinanza del Tribunale di Vercelli (giudice dott. Giuseppe Fiengo) viene da lontano e con alcuni grandi cartelli fatti affiggere dall’allora sindaco Buonanno all’ingresso del Comune di Varallo recanti il “divieto di accesso” per i “vu ‘cumpra’ ” e per chi indossa il burqa. Dopo aver tentato inutilmente – nel corso di 5 anni – di convincere il sindaco alla rimozione e dopo aver richiesto inutilmente l’intervento di varie autorità, quattro cittadini unitamente all’ASGI, con gli avv. ti Alberto Guariso e Livio Neri hanno agito davanti al Tribunale di Torino, presentando un ricorso per discriminazione.

Il Comune ha rimosso i cartelli solo il giorno prima dell’udienza e il Tribunale ha riconosciuto il loro carattere “gravemente discriminatorio”, ritenendo però che solo ASGI (e non i quattro cittadini) avessero diritto di agire in giudizio.

A questo punto è scattata la “vendetta” di Gianluca Buonanno, del sindaco Eraldo Botta e del Comune che hanno tappezzato la citta’ con manifesti, ove i due politici – con espressione “ridente e strafottente”- come afferma l’ordinanza, accusavano i quattro cittadini, indicati per nome e cognome, di essere “suonatori suonati” e di aver tolto alla collettività denaro che poteva essere utilizzato per “aiuti sociali alle persone in difficoltà”.

Fortunatamente – ricorda il Tribunale – il diritto comunitario e nazionale tutela contro le ritorsioni coloro che hanno agito, in qualsiasi forma, per rimuovere una discriminazione (come era quella dei manifesti originari), perché il divieto di discriminazione è posto a tutela della dignità umana e chi agisce per farlo valere non deve mai essere esposto al rischio di subire una vendetta o un danno, anche solo di immagine.

I tre “amanti della cartellonistica” (Gianluca Buonanno, al momento europarlamentare, sindaco di Borgosesia e assessore a Varallo, il Sindaco di Varallo Eraldo Botta e anche l’amministrazione comunale che aveva prestato il proprio logo ai manifesti) sono quindi stati condannati a pubblicare la decisione sul Corriere della Valsesia (ove era stato pubblicato anche il manifesto incriminato), nonché sui siti web del Comune e di Gianluca Buonanno, oltre che a risarcire il danno (6 mila euro a una ricorrente, 5.500 euro all’altro cittadino) e a pagare le spese legali.

ASGI – Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione – che ha promosso assieme ai cittadini l’azione originaria e li ha sostenuti in questa nuova azione – valuta di grande importanza la decisione, che sul piano giuridico riconosce per la prima volta la tutela contro la ritorsione anche a favore di soggetti diversi da quelli discriminati, e sul piano sociale costituisce un ulteriore invito a politici ed amministratori affinché non usino la loro posizione pubblica per diffondere messaggi pubblici discriminatori e razzisti ma tornino ad occuparsi seriamente della cosa pubblica. (Fonte: Asgi)

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