ANTICORRUZIONE E LEALE CONCORRENZA FRA LE IMPRESE NEGLI APPALTI. LEGGI UN PO’ PIU’ SEVERE, MA LE MAGLIE SI STRINGONO NEL TERRITORIO

16 Dic 2014

Modena, 16 dicembre 2014

In questi giorni si profila un’opportuna ridefinizione delle norme di legge sull’anticorruzione, nel senso di prevedere pene più severe, meno prescrizione sui processi, confische più certe sui colpevoli e patteggiamenti più cauti.
Ma la vera svolta si farà agendo diffusamente sulla prevenzione, sui comportamenti quotidiani capaci di ridurre le occasioni di devianza da parte di chi amministra appalti, imprese, professionisti e cittadini.
A partire dal territorio, senza delegare alle “riforme da fare a Roma”.
E’ fresco di questi giorni, un’importante Protocollo nazionale fra l’Autorità Anticorruzione e l’Antitrust, che mette a punto alcune serie e concrete misure – non nuove – per il contrasto alla corruzione negli appalti ed il rilancio del “Rating di legalità” alle imprese.
Raccomandazioni rivolte alle imprese ed agli Enti appaltanti.
Le imprese normalmente in regola con gli obblighi fiscali, contributivi e contrattuali, potranno richiedere all’Antitrust l’iscrizione nell’elenco di “rating”.
E’ un’occasione per i tanti detrattori, anche locali, delle White-List presso le Prefetture !
Per una ditta, avere il “bollino blu” dell’Antitrust dovrà essere un riconoscimento capace di facilitare l’accesso agli appalti.
Anche se, stranamente, non c’è ancora una grande spinta per richiederlo ed ottenerlo.
Ad oggi sono solamente n° 32 le imprese iscritte dell’Emilia-Romagna e di queste, solo tre sono modenesi: Terme di Salvarola, Tellure spa di Formigine, CPL coop di Concordia.

Per gli Enti appaltanti invece le buone pratiche da adottare, in nome di una maggiore trasparenza e sostegno al lavoro regolare ed alla leale concorrenza, sono, fra le altre:

1) assegnare nei bandi di appalto punteggi di vantaggio per le imprese in elenco Antitrust.

2) adottare il “vademecum” dell’ANAC-Anticorruzione che indica tutte le possibili criticità ed anomalie negli appalti, a partire dal “massimo ribasso” e dalle “offerte di comodo”.

3) superare i ritardi, anche nei nostri territori, per costituire finalmente la Stazione Unica Appaltante, in sostituzione dell’attuale frammentazione degli appalti pubblici.

4) realizzare controlli più stringenti sui subappalti, oggi diffusa occasione di lavoro irregolare e presenza di economia illegale.

5) definire con urgenza, anche a livello provinciale, una sede istituzionale di coordinamento per dare attuazione concreta e sostanziale alla legge anticorruzione.

Il Protocollo rappresenta dunque un’ulteriore ragione per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare sulla trasparenza degli appalti che si può firmare presso tutte le sedi Cgil.

Franco Zavatti, Cgil Modena-coordinatore legalità e sicurezza Cgil regionale

Gli appalti sono il nostro lavoro. I diritti non sono in appalto, proposta di legge

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