BENI E PATRIMONI SEQUESTRATI E CONFISCATI ALLE MAFIE. MA NEI TERRITORI CHI NE SA QUALCOSA?

07 Mag 2015

Modena, 7 maggio 2015

Se nei giorni scorsi la Cgil ha già depositato le decine di migliaia di firme necessarie per il progetto di legge di Iniziativa Popolare sulla riforma degli appalti, ricordiamo con soddisfazione che nelle scorse settimane, la Commissione Giustizia della Camera ha incardinato la nostra precedente legge di Iniziativa Popolare – di Libera e Cgil – sulla urgente modifica delle procedure di gestione dei beni, patrimoni ed imprese sequestrate alle mafie.
Patrimoni ed imprese, sopratutto, a rischio di inaccettabile degrado o fallimento/chiusura.
Proviamo a vedere perché e come uscirne.
Abbiamo un sistema legislativo e giudiziario che, positivamente, produce un’entità crescente di beni e patrimoni sottratti all’economia malavitosa.
E’ la strada certamente più efficace.
Ricchezze cumulate dalle mafie, sequestrate ed infine confiscate in via definitiva, in rapida crescita anche nelle regioni del Nord ed in Emilia-Romagna.
Una crescita che dimostra un reale contrasto antimafia ma che, al contempo, sta portando ad un intoppo e a incongruenze nel sistema di recupero e riutilizzo a fini sociali degli stessi beni, a causa di una incomprensibile esclusione delle istituzioni locali e strutture sociali che governano il territorio.
Una prima strettoia che va affrontata, sta nel fatto che il sequestro è un atto “transitorio” che però può durare molti anni.

Dall’ultimo report del Ministero Giustizia, che aggiorna il monitoraggio della consistenza, destinazione ed utilizzo dei beni sequestrati o confiscati, emerge che i patrimoni mafiosi sequestrati nel Paese nello scorso 2014 raggiungono il numero di 16.748.
Nell’ultimo quadriennio, il numero di questi beni registrati nella “banca dati” ministeriale e residenti in Emilia-Romagna, sono esattamente n° 949.
Nella rassegna dei “nuovi procedimenti” giudiziari di sequestro, aperti nell’ultimo anno considerato, spunta la nostra circoscrizione bolognese/regionale, con 32 nuovi atti, ponendosi al 3° posto fra le regioni al nord del Lazio, dopo Lombardia e Piemonte.
Numeri destinati a crescere di molto, tenendo conto dei picchi conseguenti alle recenti e clamorose inchieste antimafie con radici nella nostra regione – Aemilia ed altri filoni – che hanno comportato ulteriori sequestri di beni, immobili ed imprese, per centinaia di milioni.
Circa una cinquantina di terreni agricoli? Molte decine di appartamenti? Oltre un centinaio di moderni mezzi di trasporto? Decine di aziende emiliane coinvolte? Dall’autotrasporto, all’edilizia, alla ristorazione, e con decine di lavoratori dipendenti?
Patrimoni distribuiti nei comuni del modenese, del reggiano, parmense o bolognese, che non è dato poter monitorare con certezza ed in tempo reale.
Dei quali gli stessi Sindaci non sono direttamente informati e coinvolti!
L’abisso è notevole, fra questi numeri relativi ai sequestri e le successive confische definitive.
Ancor più, considerando che solo il 3,9% sono stati poi “destinati” con assegnazione definitiva all’utilizzo pubblico/sociale, ai Comuni o strutture dello Stato nel territorio. Sconcerta il dato che nell’ultimo quadriennio vede solamente n°156 beni “destinati” nelle regioni del Nord e…zero/nessuno nel corso del 2014 (vedi tabella allegata in pdf).
Dall’ottimo ed esclusivo lavoro di mappatura dei beni confiscati in via definitiva sul territorio dell’Emilia-Romagna, eseguito dal master dell’Università bolognese e diretto dalla prof. Stefania Pellegrini, si vede che ad oggi nella nostra regione, sono 40 i beni sequestrati, di cui n° 28 – e di questi 5 nel modenese – ancora a disposizione dell’Agenzia Nazionale, unico Ente competente, e solamente n° 12 già destinati e consegnati, in prevalenza ai Comuni.

Purtroppo, non esiste tuttora un rapporto diretto, e che dovrebbe essere naturale, fra Agenzia Nazionale dei beni sequestrati/confiscati e le istituzioni che governano il territorio, dalle Regioni ai Comuni, col conseguente coinvolgimento delle organizzazioni sociali ed economiche.
Informazioni saltuarie, informali e parziali, che non responsabilizzano il territorio, che allungano i tempi e, sopratutto, che rischiano di portare al degrado gli immobili sequestrati/confiscati e non puntualmente dedicati al riutilizzo sociale; terreni coltivabili a rischio di abbandono; imprese che funzionavano “grazie” agli affari malavitosi e per l’85% fallite dopo il sequestro !
Occorre con urgenza affrontare le difficoltà dovute all’assenza del coinvolgimento e diretto coordinamento con le amministrazioni locali, con le principali associazioni economiche, del lavoro e del volontariato, che possono riprogettare il riutilizzo di questi beni, utili per le comunità locali e per una buona pratica di legalità.
Occorre con urgenza perciò definire una sede istituzionale in Regione, capace di interloquire con ogni territorio provinciale, che abbia l’autorevolezza di avere tutti i dati, e che “…metta in rete attiva ciò che oggi non lo è: Agenzia dei Beni sequestrati – Regione – Prefetture – Procure – Sindaci ” per poi interagire con la società civile nel territorio.
Ben venga una legge che lo preveda, ma intanto una “forzatura” è possibile ed attiverà una “buona pratica” più che urgente.
Un intoppo che se non verrà sciolto, vedrà un crescente spreco di risorse tolte alle mafie ed un intollerabile decadimento della credibilità ed efficacia dell’antimafia.

Franco Zavatti, Cgil Modena- coordinatore legalità e sicurezza Cgil regionale

ALLEGATO beni sequestrati e assegnati.pdf

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