RECENTE “MANUALE” ANTIRICICLAGGIO DI BANCA D’ITALIA, ISPIRATO (ANCHE) DA RECENTI CASI MODENESI ?

18 Mag 2015

Modena, 18 maggio 2015

L’Ufficio UIF-Banca d’Italia che si occupa di antiriciclaggio, ha appena redatto una specie di “manuale” che, in una sessantina di pagine sintetizza le storie delle migliaia di segnalazioni di operazioni sospette, in un interessante vademecum per gli addetti ai lavori, traducendole in una dozzina di “casistiche tipiche” di riciclaggio.
Distinguendole in due capitoletti: i casi “ricorrenti”, cioè classici e già ben sperimentati, ed i casi “emergenti”, ove si esercita la fantasia e l’abilità di imprenditori, professionisti e malavitosi agguerriti.
Modena da manuale ? In parte, sembra di sì.
Il recente studio UIF sembra proprio portare a sintesi recenti casi clamorosi di truffe e riciclaggio scoperti nel modenese.
Prendiamo un paio di casi.

A) La “casistica n° 4 ” nel report Banca d’Italia va sotto il classico titolo ” False fatturazioni e riciclo” ed in quattro paginette con schemino ( all. 1 ) ne tratta i passaggi e modalità tipici : ripetuti afflussi di bonifici bancari e/o assegni presso banche “disattente”; imprese prestanome; recupero contante ; riciclo finale degli ingenti capitali ” generati dall’operatività fraudolenta” e malavitosa.
E’ la teoria pari-pari attuata dal referente modenese della ‘ndrangheta, arrestato un paio di mesi fa nel pieno della Operazione Aemilia.
Un 50enne di Ravarino, arrivato da Cutro, che si specializza nel ruolo di “contabile” del clan, nel vorticoso giro di false fatturazioni per operazioni inesistenti, accompagnate da “cicliche transazioni in denaro” che si tramutavano in contante vero, da investire per la cosca.
Il tutto, tramite “imprese fittizie” – quali ad esempio la Magnolia di Modena e la Edil B. di Soliera – che dalle fatturazioni fasulle, transitavano per “innumerevoli assegni” e da qui il recupero di denaro contante a palate, o “a metri cubi” come si dicevano tra loro, ridendo.
Risorse buone da immettere in nuovi investimenti, dal Veneto alla Germania.
Strano che queste transazioni siano passate da sportelli bancari molto distratti e non facenti le opportune ed obbligate segnalazioni antiriciclaggio…

B) Ancor più attuale e su misura modenese, la “casistica n° 7” col titolo di ” Frode carosello nel commercio informatico”.
Le quattro paginette e lo schema ( all. 2 ) del report, descrivono la teoria tradotta pari-pari dai fatti raccontati dalla recentissima Operazione “Plafond” che ha coinvolto 15 indagati, di cui 6 arrestati, accusati di “frode carosello e maxi evasione” per ben 20 milioni.
Sono tre imprese modenesi di informatica – Snt , Smc e Kartha – collocate tutte nella stessa via Carlo Marx quale inutile e romantica copertura, che utilizzando altre aziende “cartiere” della zona, hanno avviato la catena passante dalle false fatturazioni – con l’Iva – per vendere prodotti inesistenti, per poi essere rivenduti all’estero e con l’esonero dell’Iva, per poi consentire alla ditta regista di passare così all’incasso dell’Iva. Un giro di 20 milioni.

A fronte di un “manuale” così preciso e buon fotografo della realtà, attualissimo anche per i nostri territori, la CGIL chiede: al di là e grazie al prezioso lavoro investigativo,è necessario ipotizzare e definire con urgenza sedi rappresentative dei territori – istituzioni, imprese, sindacati, professioni – capaci di approfondire queste preziose indicazioni e trarne indicazioni e proposte concrete di intervento per alzare gli argini reali all’espansione della economia malavitosa ?
Le cosiddette “buone pratiche” si provano così. Non si inventano.


Rapporto UIF.pdf

Franco Zavatti, Cgil Modena- coordinatore legalità e sicurezza Cgil regionale

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