GRUPPO FINI: I SINDACATI DELL’AGROALIMENTARE CHIEDONO INCONTRO A SINDACO E PRESIDENTE DELLA PROVINCIA

15 Giu 2009 flai,

Per i sindacati modenesi del settore agroalimentare FAI/CISL, FLAI/CGIL UILA/UIL, la perdita del marchio e della produzione di pasta fresca FINI dal territorio di Modena sarebbe una sciagura per tutto il tessuto produttivo modenese e per oltre 90 lavoratori. I famosi tortellini hanno sempre fatto da traino alla tradizione gastronomica modenese, se venisse ceduta questa produzione la comunità modenese perderebbe un importante biglietto da visita da utilizzare nei mercati internazionali.

La proprietà deve assumersi tutta la sua responsabilità per mantenere in vita quel sito produttivo e per scongiurare la perdita del marchio e delle produzioni. Mentre le banche e le imprese modenesi, prima fra tutte quelle dell’agroalimentare, non possono rimanere indifferenti.

I Sindacati chiedono alla politica e alle istituzioni modenesi il loro contributo, anche per evitare speculazioni edilizie, e a sostegno di questo, hanno presentato formale richiesta d’incontro al Sindaco e al Presidente della Provincia di Modena.

Tutti insieme dobbiamo evitare che anche la produzione di pasta fresca subisca la fine che hanno fatto i salumi: cioè vendita del marchio e la successiva produzione a centinaia di chilometri da Modena. Salumi come il famoso cotechino, che vengono definiti “di Modena”, ma che di Modena non hanno nulla se non la loro storia. Tra questi famosi prodotti, stessa sorte, è toccata al famoso aceto balsamico FINI.

Dobbiamo evitare eventuali idee di speculazione finanziaria ed economica esercitata, per primo, dal famoso imprenditore modenese FINI che, vendendo lo storico stabilimento a Kraft, ha investito gran parte delle risorse ottenute in edilizia. Kraft ha poi venduto successivamente a Malgara, il quale ha spezzettato l’azienda vendendo i marchi dei salumi a Negroni (Gruppo Tre Valli) e la produzione di pasta fresca a Fondi di investimento (Louis Vuitton prima e ora Palladin).

Inoltre, su quell’area in cui risiede l’attuale stabilimento produttivo, una non meglio precisata immobiliare di cui non si riesce a saperne il nome, “succhia” ogni anno quasi due milioni di euro attraverso un contratto di leasing immobiliare.

In gioco non ci sono solo i posti di lavoro dei 90 dipendenti in cassa integrazione straordinaria, ma anche una parte del futuro dell’agroalimentare di Modena. I lavoratori, ma anche Modena, non possono più permettere operazioni di speculazione finanziaria. Tutti siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità, ma in primo luogo lo devono fare quelli che parlano tanto del “sistema Modena”, cioè gli imprenditori.

Modena, 15 giugno 2009

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