INFORTUNI/RICERCA FILLEA ED IRES SUL POST INFORTUNIO. I DATI SUI NON COMUNITARI

24 Giu 2009 infortunio lavoro,

L’Ires e la Fillea Cgil hanno presentato oggi a Roma la prima indagine organica dedicata alle vittime di infortuni sul lavoro nel settore delle costruzioni, che ha l’obiettivo di analizzare le conseguenze pratiche e l’impatto psico-fisico sulla vita dei lavoratori infortunati e verificare quale sia il percorso che deve essere affrontato per affermare i diritti e perseguire un efficiente percorso di cura e reinserimento al lavoro. Un capitolo è dedicato ai lavoratori stranieri, vittime, nel 2007, di un infortunio su cinque e un decesso su sei.

   L’indagine rileva che “gli infortuni ai lavoratori stranieri seguono una tendenza opposta al dato nazionale, segnando, nel 2006, un aumento del 3,75% rispetto all’anno precedente, contro una diminuzione dell’1,27% degli infortuni nel complesso. Nel macro-settore ‘industria e servizi’ la differente tendenza dei lavoratori non comunitari dagli altri è ancora più evidente, difatti mentre per i primi il numero d’infortuni aumenta del 4,0%, per gli italiani e i comunitari il calo è del 2,6%. L’aumento del numero d’infortuni ai danni dei non comunitari pesa soprattutto su alcuni specifici settori, in particolare rispetto al 2005 abbiamo 866 infortuni in più nell’Industria dei metalli; 916 infortuni in più nei Trasporti e Comunicazioni; 749 infortuni in più nelle
attività immobiliari e nei servizi alle imprese. Nelle Costruzioni l’aumento di denunce tra il 2005 e il 2006 è
del 2,7% (505 casi in più)”.

   “Bisogna considerare però che il tasso di sottodenuncia per i migranti è molto elevato”, avverte l’indagine.
“Nel 2006 gli infortuni mortali occorsi ai lavoratori stranieri sono stati 162 (il 12,4% del totale). Il
confronto della distribuzione degli infortuni e dei casi mortali per settore mostra che i livelli di
sottodenuncia degli infortuni possono essere, in ipotesi, davvero elevati per alcuni specifici settori,
in particolare, proprio per quelli in cui le condizioni di lavoro sono le più difficili.
Mentre un infortunio può non essere denunciato – soprattutto quando non è troppo grave – la morte
di un lavoratore è quasi impossibile che non venga registrata e dunque, come nel caso delle regioni,
il fatto che per alcuni settori si registri una concentrazione d’infortuni bassa rispetto alla
distribuzione dei morti è un campanello di allarme che segnala una possibile difficoltà
nell’emersione delle denunce e una relativa sottostima del fenomeno infortunistico. Nelle
costruzioni questo fenomeno è molto evidente, difatti in questo settore si concentra il 16,4% degli
infortuni e ben il 33,3% delle morti”
  L’indagine fornisce anche dati sugli indennizzi. “In generale la percentuale di indennizzi riconosciuti sul totale delle denunce effettuate è leggermente più bassa per i lavoratori non comunitari, rispetto a quella dei lavoratori italiani e comunitari: per i primi è stato indennizzato il 64,5% degli infortuni denunciati nel 2005, contro il 68,9% dei non extracomunitari. Per alcuni settori la differenza è anche maggiore, come ad esempio
nell’industria tessile e dell’abbigliamento (80,7% di indennizzi sul totale delle denunce per i
lavoratori non comunitari; 98,2% per gli italiani e i comunitari), l’industria dell’estrazione (83,8%
contro 97,7%), l’industria alimentare (84,8% contro 95,4%), l’industria del legno (86,7% contro
94,7%), le costruzioni (82,8% contro 89,5%)”
    “Nel 2006 gli indennizzi per i lavoratori migranti sono 74.130, in aumento rispetto l’anno precedente
del 2,0%, in relazione all’aumento del numero di infortuni denunciati

   Riguardo alle indennità, temporanee e permanenti, li dati dell’indagine sono i seguenti: “Le indennità temporanee spettanti ai lavoratori migranti rappresentano l’11,6% del totale delle
indennità temporanee nel 2004, e il 12,0% nel 2006, dunque l’incidenza delle indennità temporanee
riconosciute agli stranieri, sul totale delle indennità temporanee riconosciute, è in aumento.
Le indennità permanenti riconosciute a lavoratori stranieri sono circa il 10% del totale, e la loro
incidenza è più stabile”
PER SAPERNE DI PIU’:

http://www.filleacgil.it/News_2009/File/ConvFilleaInca230609/News170609.html

http://www.rassegna.it/articoli/2009/06/24/48959/lavoro-la-via-crucis-dopo-linfortunio

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