Calcio: Soldini (CGIL), per FIGC sì a extracomunitari dilettanti ma solo se regolari. Sindacato scrive a Federazione, “norma discriminatoria, si rimuova” .

20 Nov 2009

Un extracomunitario può essere un calciatore dilettante solo se regolarmente assunto “da parte di un non meglio precisato Ente competente”. E’ quanto prevede una norma regolamentare della FIGC e sulla quale il responsabile dell’Ufficio per le Politiche dell’Immigrazione della CGIL, Pietro Soldini, in una lettera inviata, tra gli altri, al presidente della Federazione, Giancarlo Abete, e a quello della Lega Nazionale Dilettanti, Carlo Tavecchio, chiede chiarimenti.

Secondo una norma regolamentare della FIGC (Art. 40 punto 11 lettera b delle norme organizzative interne parte II, che regola il tesseramento di calciatori stranieri extracomunitari dilettanti), “il calciatore extracomunitario dilettante – scrive Soldini -, nel chiedere di essere tesserato ad una società di calcio deve esibire una certificazione attestante la regolare assunzione e svolgimento di attività lavorativa da parte di un non meglio precisato Ente competente”.

Tale richiesta, rileva il dirigente sindacale, “è senza dubbio discriminatoria in quanto non prevista per i calciatori italiani ed inoltre è assolutamente incongrua e irragionevole in quanto l’attività lavorativa non potrebbe in nessun caso impedire un’attività sportiva dilettantistica, né tantomeno potrebbe impedirla un eventuale periodo di disoccupazione”.

Per gli studenti, invece, “occorre esibire il certificato d’iscrizione o frequenza di corsi scolastici” mentre “nulla si dice nei casi in cui il calciatore extracomunitario dilettante, fosse un lavoratore autonomo o un libero professionista”. Per la CGIL “sembra del tutto evidente che la richiesta di questa certificazione sia discriminatoria e non giustificata. Chiediamo pertanto – conclude Soldini – alle autorità competenti che venga rimossa dalle norme Interne”.

 

Fonte: Cgil, 19.11.2009

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