12 Mar 2010 sciopero,
Modena, 12 marzo 2010
“Partecipazione molto alta che certamente non si vedeva da molto tempo”. Questo il commento di Donato Pivanti segretario provinciale Cgil sulla riuscita della manifestazione di oggi venerdì 12 marzo che accompagnato lo sciopero generale della Cgil “Lavoro fisco cittadinanza. Cambiare si può”.
Più di 7.000 fra lavoratori, pensionati, giovani modenesi hanno sfilato per le vie del centro storico per confluire in piazza Grande dove sul palco si sono alternati, una giovane insegnante, un metalmeccanico immigrato, un rappresentante dei pensionati e lo stesso segretario Pivanti che ha tenuto il comizio conclusivo.
Alta l’adesione allo sciopero – sicuramente superiore all’80% – in diverse fabbriche importanti, Wam, Annovi&Reverberi, Caprari, fra le ceramiche FlorGres, Iris, Ascot Dom di Castelvetro, Grandi Salumifici Italiani, Civ&Civ, Fini, Panini. Numerosi i lavoratori di Ferrari, Maserati e Cnh presenti in manifestazione con gli striscioni delle Rsu, così anche i lavoratori di aziende in crisi interessate da forti esuberi come la Sicar e la Steton di Carpi. Adesione consistente anche fra i lavoratori di Cir, Manutencoop, Cna e Coop Estense. Almeno il 50% delle scuole chiuse e molti uffici pubblici chiusi, adesione intorno al 50% nelle strutture sanitarie pubbliche (dove sono comunque stati garantiti i servizi essenziali). Tutti i lavoratori della ristorazione Cir del Policlinico, pur non potendo scioperare per garantire il servizio pasti ai degenti, sostengono le ragioni dello sciopero Cgil.
Il Sindaco di Modena Giorgio Pighi era sul palco per portare la solidarietà dell’Amministrazione comunale alle ragioni della protesta. Hanno aderito alla manifestazione tutti i partiti del centro sinistra – PD, Sinistra Ecologia & Libertà, Federazione della Sinistra, IdV – e numerose associazioni – Anpi, Arci, Auser, Sunia, Federconsumatori – tutti presenti con nutrite delegazioni in piazza Grande, il Sunia ha fatto sfilare gli inquilini con “casette” sulla testa e lo slogan “ho diritto anch’io a un tetto sulla testa”.
Dagli interventi dal palco è stato sottolineato l’attacco alla scuola pubblica, i tagli indiscriminati di oltre 130.000 tra docenti e Ata entro il 2011, la riduzione di orari e piani di studio, l’espulsione di tanti precari che insegnano da 15-20 anni.
Al centro anche i problemi dei lavoratori immigrati, i soggetti più deboli che pagano di più le conseguenze della crisi, rischiando di diventare clandestini insieme alla perdita del posto di lavoro. Anche i pensionati rivendicano di essere ascoltati dal Governo, chiedono il rifinanziamento del Fondo per la non autosufficienza, detassazione e rivalutazione delle pensioni, proprio loro che in tempi di crisi come questi rappresentano con le loro pensioni il sostegno principale delle famiglie quando i genitori, o anche uno solo dei due, è disoccupato o in cassa integrazione.
Donato Pivanti ha sottolineato i tre motivi alla base dello sciopero Cgil: fermare i licenziamenti, estendere gli ammortizzatori sociali, conquistare una vera riforma fiscale per alleggerire la pressione su lavoratori e pensionati, colpire la rendita e la speculazione finanziaria, riprendere la lotta all’evasione e al lavoro nero, difendere e allargare il welfare, difendere i diritti dei migranti, sospendere per 2 anni la Bossi/Fini, equiparare il caporalato al reato di tratta di esseri umani, riconoscere la cittadinanza ai bimbi nati in Italia.
“Il Governo ha detto no all’allungamento della Cig da 12 a 18 mesi, ma le risorse ci sono – ha detto Pivanti – vanno trovate così come sono stati trovati i fondi per garantire le banche, e si possono trovare aumentando la tassazione sulla rendita speculativa e le stock option, recuperando l’evasione fiscale”.
Di stretta attualità anche la critica all’accordo separato, senza la Cgil, che ha prodotto l’avviso comune sul decreto legislativo su arbitrato e certificazione dei contratti.
“La Cgil si opporrà con ogni mezzo – ha detto Pivanti – all’applicazione della riforma del processo del lavoro, un attacco indiretto e ancora più subdolo di anni fa, all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, non accetteremo l’arbitrato nei conflitti di lavoro, è un diritto garantito dalla Costituzione poter ricorre al giudice contro i licenziamenti ingiusti, ci opporremo all’attacco alle tutele previste dalla legge e dai contratti contro i licenziamenti”.
Poi Pivanti ha salutato tutti e ha ringraziato per la bella partecipazione in piazza Grande. “Sui quattro punti dello sciopero si è riaperta una vera e propria vertenza con il Governo, che la Cgil sosterrà con le necessarie azioni di lotta, se non ci saranno risultati vi do appuntamento alla prossima iniziativa” ha concluso Pivanti, mentre una spolverata di neve accompagnava l’uscita dei manifestanti da piazza Grande.



Modena, 9 marzo 2010
“LAVORO FISCO CITTADINANZA. CAMBIARE SI PUÒ”, SCIOPERO GENERALE CGIL VENERDI’ 12 MARZO. CORTEO E MANIFESTAZIONE IN PIAZZA GRANDE
Una terapia d’urto per fronteggiare la crisi economica e i suoi pesanti effetti sull’occupazione. Una riforma fiscale che attraverso interventi immediati alleggerisca il carico su lavoratori dipendenti e pensionati. Un urgente cambio di marcia nelle politiche sull’immigrazione.
Sono queste le rivendicazioni al centro dello sciopero generale della Cgil venerdì 12 marzo con manifestazioni nelle principali piazze d’Italia e anche a Modena.
Uno sciopero generale nazionale di 4 ore perché il Governo continua a negare la crisi e promette che “nessuno verrà lasciato indietro”, ma intanto non adotta le misure necessarie per la difesa dell’occupazione e del reddito, non interviene per il rilancio della nostra economia, espelle i precari, i lavoratori degli appalti, i somministrati della scuola e della pubblica amministrazione e taglia risorse nella spesa per il welfare
Le 4 ore di sciopero si estendono a 8 ore, quindi all’intera giornata di lavoro, per tutto il pubblico impiego, per i lavoratori dell’edilizia, del settore agroindustria, del personale della scuola e degli istituti musicali (Afam) (confermate invece 4 ore per l’Università), bancari e assicurativi, lavoratori dei servizi-commercio-turismo-vigilanza-pulizie (confermate invece 4 ore per farmacie e distribuzione del farmaco), telecomunicazioni, call center e Poste.
Lo sciopero a Modena prevede la manifestazione con corteo per le vie del centro storico e comizio conclusivo in piazza Grande. Alle ore 9 concentramento in piazzale Sant’Agostino, corteo e arrivo in piazza Grande dove alle ore 10.30 prenderà la parola dal palco il segretario della Cgil di Modena Donato Pivanti.
La prima richiesta della Cgil al Governo, a Confindustria e a tutte le imprese è fermare i licenziamenti. E’ necessario raddoppiare la durata dell’indennità di disoccupazione e della Cig, innalzare i massimali della Cig, sostenere il reddito dei collaboratori e dei “precari” e prevedere per loro, come per tutti i lavoratori oggi esclusi, l’accesso agli ammortizzatori sociali, che devono essere rafforzati per affrontare la crisi. Inoltre occorre garantire la prosecuzione degli ammortizzatori sociali in deroga attraverso un maggiore intervento dello Stato per garantirne la copertura finanziaria.
E’ necessario affrontare le vertenze impedendo in primo luogo la chiusura delle aziende, definire strumenti di politica industriale, avviare subito un piano per la ricerca e un piano per il Mezzogiorno.
E’ necessario ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti e pensionati, che oggi stanno pagando più di tutti il prezzo della crisi, attraverso l’abbassamento della prima aliquota Irpef al 20% e l’innalzamento delle detrazioni fiscali.
Le risorse necessarie potranno essere trovate mediante una serrata e costante lotta all’evasione ed elusione fiscale, nonché tassare i grandi patrimoni, le rendite finanziarie e lo stock option come nel resto d’Europa (con un’aliquota unificata al 20%).
Una prima risposta immediata deve venire dalla restituzione di 500 euro per il 2010 di quanto già i lavoratori e i pensionati hanno pagato in più.
E’ necessario costruire un futuro per il Paese attraverso politiche di accoglienza e lotta alle nuove schiavitù, valorizzando il contributo dei lavoratori migranti ed è per questo che diviene fondamentale la regolarizzazione dei migranti che lavorano.
La Cgil ribadisce profonda contrarietà alla legge Bossi-Fini, e ne chiede da subito la sospensione della stessa per i migranti in cerca di rioccupazione. Chiede l’abolizione del reato di clandestinità, il riconoscimento della cittadinanza alla nascita nel nostro Paese, l’estensione dell’art.18 del Testo Unico sull’immigrazione equiparando il reato di caporalato a quello della tratta sugli esseri umani.

