ACLI/STRANIERI SOVRAISTRUITI MA SOTTOOCCUPATI

14 Set 2011

Il dossier statistico preparato dall’Iref, l’istituto di ricerca delle Acli, per l’incontro nazionale di studi delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, dedicato al tema del lavoro “scomposto”, conferma che il mercato del lavoro è incapace di valorizzare risorse e competenze degli immigrati che scontano così il paradosso della sottooccupazione e della sovraistruzione. Tra gli immigrati, la percentuale di sottoccupati (individui che dichiarano di aver lavorato, per motivi indipendenti dalla propria volontà, meno ore di quelle che avrebbero potuto o voluto fare) e sovra istruiti (persone che svolgono un lavoro che richiede un titolo di studio inferiore a quello in loro possesso) è maggiore rispetto agli italiani. La sottoccupazione interessa infatti il 3,6% dei lavoratori italiani, mentre tra gli stranieri è del 10,4%. La percentuale di sovra-istruzione tra gli italiani è del 19% . Tra gli stranieri è il 42,3%.

Il dossier conferma anche il differeziale retributivo. Gli stranieri guadagnano mensilmente 300 euro netti in meno dei colleghi italiani. La differenza si spiega abbastanza facilmente considerando la collocazione professionale, anche rispetto all’area di residenza. Nel 2010 il 57,9% degli stranieri residenti nel Mezzogiorno era impiegato in un’occupazione non qualificata, contro il 41,2% del Centro e il 31% del Nord. Gli operai sono invece la maggior parte al Nord (45,5%),m entre al Sud arrivano al 20,5%. Basse, se non bassissime sono le quote di occupati in mansioni impiegatizie o qualificate.

«In sintesi”, conclude il dossier”, si è ormai consolidato in Italia un modello di specializzazione dell’occupazione straniera nel segmento basso del mercato del lavoro: gli immigrati svolgono i lavori più disagiati e meno remunerativi anche se hanno credenziali formative utili a ottenere impieghi migliori Ciò nonostante la percentuale di sottooccupazione continua a mantenersi particolarmente alta. Pur affrontando condizioni lavorative penalizzanti, i lavoratori stranieri manifestano il desiderio di lavorare di più”».

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