CARICHE DELLA POLIZIA SUI MANIFESTANTI ALL’ALCAR UNO DI CASTELNUOVO RANGONE

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Bologna, 17 novembre 2016

Dichiarazione del segretario generale della Flai/Cgil Emilia Romagna Umberto Franciosi

La peggior risposta che le istituzioni potevano dare nella vertenza Alcar Uno di Castelnuovo Rangone (MO) è proprio quella che hanno dato oggi: manganello e lacrimogeni.

Nella lavorazione delle carni, a Modena come in tutta Italia, c’è un problema di legalità. Nella contestabile e discutibile organizzazione del lavoro, con appalti, sub appalti a false cooperative, che cambiano nome ogni due anni, germoglia l’illegalità. Situazioni che la Flai Cgil sta denunciando da oltre dieci anni.

L’illegalità non è determinata da chi, oggi, protesta con blocchi e picchetti, ma da chi, per anni, molti e troppi anni, ha impunemente utilizzato discutibili appalti andando sotto a tutti i minimi contrattuali e di legge generando sfruttamenti, elusioni ed evasioni fiscali e contributive di ogni genere.

Quando si denunciano questi fatti, invece di trovare soluzioni contrattuali, cosa accade? Si allontanano o si licenziano i sindacalisti, si denunciano i dirigenti sindacali e si cambiano gli appalti come in un gigantesco gioco dell’oca. È quello che accade all’Alcar Uno, alla Globalcarni, alla Citterio di Modena, o come potrebbe accadere alla stessa Castelfrigo fra pochi mesi.

Intanto arrivano accertamenti fiscali a ignari soci lavoratori per le modalità di pagamento a cui dovevano sottostare, mentre i loro caporali e committenti, se ne stanno tranquilli godendo della depenalizzazione della somministrazione illegale di manodopera, introdotta dal governo a inizio anno.

Qualche lavoratore, dopo sei o sette cambi di appalto, con conseguente peggioramento delle condizioni lavorative e contrattuali, potrebbe non avere la necessaria luciditá per protestare democraticamente.

Questo distretto, questo comparto produttivo, modenese e italiano deve trovare una soluzione di sistema per arginare e isolare chi non rispetta leggi e i contratti di lavoro. A rischio c’è l’esistenza delle aziende che vogliono rispettare leggi e contratti, ma anche dello stesso comparto.

Per questi motivi, le Istituzioni, avrebbero dovuto mandare la polizia da un’altra parte, dentro quelle aziende che oggi hanno liberato da chi protestava.

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