CGIL/MIGRANTI: NECESSARIE AZIONI DI CONTRASTO ALLA DISCRIMINAZIONE E ALLA DIFFERENZIAZIONE DEI DIRITTI

13 Gen 2011

 

CGIL/MIGRANTI: NECESSARIE AZIONI DI CONTRASTO ALLA DISCRIMINAZIONE E ALLA DIFFERENZIAZIONE DEI DIRITTI

Il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, chiudendo con il suo intervento la seconda Assemblea Nazionale delle Camere del Lavoro sulla contrattazione sociale territoriale svoltasi a Chianciano l’11 e il 12 gennaio, ha dedicato spazio anche ai lavoratori migranti.

I cittadini-lavoratori migranti, ha detto la Camusso,  sono sottoposti, nel nostro Paese, a trattamenti differenziati nell’accesso al welfare sia nazionale che locale. Inoltre, informazioni distorte non fanno emergere il reale valore del contributo che i migranti danno alla produzione di ricchezza nazionale, pari a 10 punti percentuali del PIL, ricevendo in cambio solamente il 2,7% in risorse previdenziali e assistenziali.

Questa situazione contribuisce a produrre conflitti per l’accesso alla casa, agli asili nido e ai contributi per le famiglie. I primi responsabili delle crescenti disuguaglianze sono il Governo e le amministrazioni locali, che, attraverso inammissibili politiche xenofobe, praticano discriminazioni nell’accesso ai diritti sociali e civili, alimentando il conflitto e il razzismo. Due esempi chiarificatori: la riduzione da 100 a 5 milioni di euro, che vale di fatto come un azzeramento, del “Fondo integrazione degli Immigrati”, a fronte dei 600 stanziati dalla Spagna e dell’oltre un miliardo di Germania e Francia, e il “Pacchetto Sicurezza”, che oltre a ledere i diritti civili e sociali dei migranti non regolari, introduce discriminazioni anche per quelli che invece sono in regola con le norme sul permesso di soggiorno.

Per la CGIL è dunque di fondamentale importanza che il tema dei diritti per i migranti venga affrontato nella contrattazione nazionale e territoriale, finalizzando l’azione al contrasto e alla rimozione di ogni forma di discriminazione e di differenziazione dei diritti fra italiani e stranieri, anche attraverso l’istituzione di tavoli e programmi regionali e locali che vedano come partecipanti Istituzioni e forze sociali.

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