Cittadinanza per i nati in Italia. Una nuova proposta di legge arriva a Montecitorio

01 Dic 2009

“Ius soli temperato” e cittadinanza “attiva e qualitativa”: sono questi, in sintesi, i due capisaldi della proposta di legge sulla cittadinanza presentata dai deputati Sarubbi (Pd) e Granata (Pdl) a appena calendarizzata a Montecitorio per il 21 e 22 dicembre. L’intento è quello di modificare l’attuale legge 91/1992, introducendo criteri più rispondenti al contesto sociale attuale.
 
A motivare la proposta, alcune cifre significative: nel 2007 i nati di cittadinanza non italiana hanno superato quota 64 mila con un incremento di quasi il 90% rispetto a sei anni fa. “Ogni giorno nascono in Italia 200 bambini figli di stranieri. Vuol dire 8 ogni ora. Insomma, continuano a nascere “non cittadini italiani” – ha detto l’on.le Sarubbi – , che chiedono di essere riconosciuti. I minori stranieri in Italia erano 862 mila nel 2008: come la quinta città italiana. Complessivamente, gli stranieri in Italia sono 4,5 milioni. Gli elettori della Lega sono 3 milioni. Se gli stranieri in Italia formassero un partito, sarebbero un partito del 12%.E’ su questa realtà, che tanti nostri colleghi ancora si ostinano a negare, che si fonda la nostra proposta di legge”.
 
Il primo elemento della proposta è infatti il riconoscimento della cittadinanza per i nati in Italia, sulla base del passaggio dall’attuale “ius sanguinis” a uno “ius soli, temperato e condizionato – si legge nella proposta – dalla stabilità del nucleo familiare in Italia”. Nel caso dei minori stranieri, la proposta prevede la possibilità di riconoscimento della cittadinanza in caso di completamento di un percorso scolastico-formativo nel nostro Paese.
 
Per quanto riguarda gli adulti, la cittadinanza può essere richiesta dopo cinque anni di permanenza stabile in Italia, previa verifica dell’integrazione linguistica e sociale e dopo giuramento di osservanza della costituzione.
 
Un’obiezione frequente alla nostra proposta  è che “sradicherebbe l’identità culturale italiana – ha detto l’on.le Granata – Ma la nostra identità si basa proprio sulla contaminazione. La cittadinanza non è questione economica, né un contratto sociale, ma la partecipazione politica alla polis, fondata sulla volontà di sentirsi cittadini, aderendo alla comunità nazionale. Non basta dimezzare i tempi, ma occorre introdurre una cittadinanza attiva e di qualità, fuori dalla logica concessoria e burocratica”.

Fonte: Inca, 30.11.2009

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