13 Feb 2026 buono pasto, cooperativa sociale, diritti, domus assistenza, educatrici, fp, modena,
C’è un limite che non dovrebbe mai essere superato. Un limite che diventa ancora più invalicabile nelle realtà della cooperazione sociale, che per loro stessa natura dovrebbero fondarsi sulla partecipazione democratica, sulla trasparenza e sul rispetto dei soci lavoratori.
Quel limite oggi viene oltrepassato quando, in aperta violazione del contratto integrativo provinciale (Cip) di Modena, si nega il diritto al pasto all’educatore che, durante il proprio orario di lavoro, si trova in mensa insieme al minore che sta seguendo. Una scelta tanto grave quanto incomprensibile, resa ancor più inaccettabile dalla chiara e formale manifestazione di dissenso espressa dai soci e dalle socie dipendenti.
“Quando si disattendono gli accordi e si ignorano le lavoratici e i lavoratori, non si compromette solo un diritto, ma si tradiscono i principi stessi della cooperazione” affermano Simona Ugolotti e Alex Scardina di Fp Cgil e Uil Fpl.
Nell’incontro conclusivo di lunedì 9 febbraio con la Cooperativa Domus Assistenza di Modena sulla trattativa per il riconoscimento del diritto al pasto agli oltre 300 lavoratori e lavoratrici con mansione di educatore socio-assistenziale per l’inclusione scolastica di bambini e ragazzi con disabilità (detti PEA-personale educativo assistenziale), i sindacati Fp Cgil e Uil Fpl hanno esplicitato alla Cooperativa il mandato ricevuto nell’assemblea sindacale di non siglare l’accordo proposto da Domus in merito al riconoscimento del pasto limitato solo a determinate casistiche di lavoratori e lavoratrici.
“Domus compie un grave passo indietro rispetto al diritto del lavoratore, sancito dal Contratto integrativo provinciale (Cip) di Modena, di poter consumare il pasto, a spese della Cooperativa, insieme al bambino seguito”, afferma Alex Scardina di Uil Fpl Modena e Reggio Emilia.
“Abbiamo portato in assemblea – prosegue Scardina – l’ipotesi di accordo elaborato al tavolo trattante. I lavoratori hanno deciso di non accontentarsi e hanno preteso il rispetto del dettato Cip in vigore. Le educatrici e gli educatori, ai quali non viene prenotato il pasto dalla Cooperativa, e che si ritrovano spesso, unici tra tutto il personale non studente, a non avere un piatto in tavola, chiedono semplicemente l’applicazione del Cip in essere. La scelta di Domus è pedagogicamente miope, e contrattualmente discriminatoria”, conclude il sindacalista.
La negazione del diritto del pasto con l’utenza avviene peraltro in un contesto lavorativo segnato da pesanti criticità, bassi livelli retributivi e part-time involontari diffusi con sospensioni estive prolungate.
“Le educatrici e gli educatori Pea di Domus non hanno contratti a 12 mesi. Normalmente lavorano su incarichi di 9 mesi e mezzo, con possibili ulteriori variazioni contrattuali nel periodo estivo a copertura dei centri estivi. Poi vengono sospesi dal lavoro e dalla retribuzione per il restante periodo estivo di non lavoro. La Cooperativa non ha ancora aperto a nessuna delle proposte messe sul piatto del tavolo sindacale per un’efficace soluzione, e il riconoscimento del pasto poteva essere un primo passo di miglioramento delle loro condizioni” spiega Simona Ugolotti di Fp Cgil Modena.
I sindacalisti Uil Fpl e Fp Cgil segnalano, inoltre, la presenza di ulteriori inadempienze da parte di Domus rispetto al Contratto collettivo nazionale e/o individuale di lavoro: part-time con orari non determinati secondo la normativa contrattuale e di legge, con l’impossibilità di queste lavoratrici e lavoratori di poter accettare un secondo impiego; modalità operative poche chiare, in quanto soggette ad interpretazioni differenti in base alle strutture presso cui si opera; variazioni contrattuali non sottoscritte dalle lavoratrici e dai lavoratori ma applicate unilateralmente dall’azienda (con ricadute negative sulla retribuzione mensile, sull’indennità di malattia o di infortunio e sulla maturazione dei ratei differiti, quali ferie e permessi); incertezze sulle ore lavorabili in caso di assenza dell’alunno e, non ultimo, mancato pagamento delle clausole elastiche per tutto il personale che svolge orari differenti da quelli previsti nel proprio contratto individuale.
FP Cgil Modena e Uil FPL Modena e Reggio Emilia hanno raccolto il mandato dai soci e dalle socie lavoratrici della cooperativa presenti in assemblea il 4 febbraio e hanno quindi dichiarato l’indisponibilità a firmare l’accordo così come proposto da Domus, in quanto esclude una parte significativa degli aventi diritto e non tutela né i lavoratori né l’utenza.
Le organizzazioni sindacali richiamano Domus Assistenza al rispetto sia dell’integrativo provinciale sia di quello aziendale, siglato a febbraio del 2023.
“Appresa la volontà della cooperativa di proseguire nonostante la contrarietà manifestata, i sindacati incontreranno nuovamente le lavoratrici in assemblea lunedì prossimo 16 febbraio per valutare quali azioni intraprendere a loro tutela – affermano Ugolotti e Scardina – Non possiamo accettare che lavoratrici e lavoratori che mettono a disposizione la propria professionalità per difendere un principio educativo imprescindibile, quale l’inclusione scolastica di bambini e ragazzi con disabilità e in cui ogni momento dell’attività quotidiana ha un valore pedagogico importante, compreso il momento del pasto, siano i primi ad essere discriminati da una cooperativa sociale”.
Modena, 13/2/2026

