CRISI. I MIGRANTI NELL'OCCHIO DEL CICLONE

25 Ott 2012

 

di Ciro Spagnulo e Mohcine El Arrrag

“Alla continua crescita del numero di lavoratori e lavoratrici migranti e al loro fondamentale contributo all’economia italiana, si accompagna un continuo peggioramento delle condizioni di lavoro che si sommano alle condizioni di svantaggio già esistenti”. Così Vera Lamonica, Segretario Confederale della Cgil, e Fulvio Fammoni, Presidente della Fondazione Di Vittorio, sintetizzano i risultati di una ricerca Ires dal titolo “Il mercato del lavoro immigrato negli anni della crisi” che sarà pubblicata a novembre, ma della quale sono state date alcune anticipazioni. La ricerca si basa sui dati Istat del secondo trimestre 2012 ed è stata curata da Emanuela Galossi e Giuliano Ferrucci. Tra le condizioni di svantaggio già esistenti, Lamonica e Fammoni annoverano “il permanere di un grande bacino di lavoro nero e irregolare che la recente sanatoria non ha sostanzialmente intaccato”. Il peggioramento delle condizioni di lavoro si traduce nell’aumento del tasso di disoccupazione, che supera il 14%, e della cassa integrazione, pur essendo la maggioranza di questi lavoratori impiegati in piccole imprese; nelll’enorme espansione del lavoro precario, cresciuto solo per il tempo determinato del 67% fra il 2008 e il 2012: nel continuo aumento dell’addensamento delle presenze nei lavori meno qualificati; in una retribuzione media inferiore di quasi un quarto a quelle già troppo basse di un lavoratore italiano. Per Lamonica e Fammoni “tutto ciò conferma, oltre alla crisi, una situazione inaccettabile per i diritti di queste persone e un conseguente meccanismo di dumping e ricattabilità verso tutti i lavoratori, contro cui la CGIL si batte e verso il quale le politiche del governo sono inesistenti”.

“L’andamento del tasso di occupazione e di disoccupazione hanno delle traiettorie sensibilmente più negative per le fasce più deboli e precarie del mercato del lavoro”, scrivono gli autori della ricerca, e, “per quanto riguarda i lavoratori immigrati, in particolare, è possibile affermare che nel corso dell’ultimo anno siamo entrati nell’occhio di un ciclone”. Se dal I semestre 2008 allo stesso semestre del 2012 il tasso di occupazione totale è calato di circa 2 punti percentuali (dal 58, 7% al 56,8% con una perdita di oltre 460 mila occupati), quella immigrata non comunitaria ha perso oltre 6,7 punti percentuali e quella comunitaria il 3,8. Anche il tasso di disoccupazione segnala una forte differenza fra immigrati e italiani. Per gli italiani aumenta del 3,6%. Per i comunitari del 6,1 e per i non comunitari del 5,1.

L’andamento della Cassa Integrazione è altrettanto chiaro circa le maggiori difficoltà che i migranti incontrano nel mercato del lavoro: “ Nel corso del quinquennio di crisi il numero dei lavoratori immigrati che sono dovuti ricorrere agli ammortizzatori sociali è cresciuto in maniera esponenziale decuplicando il dato iniziale a fronte di un incremento per i lavoratorio italiani di circa quattro volte. A seguito di ciò il peso della componente immigrata sul totale dei lavoratori in CIG è passata dal 4,3 del I semestre 2008 all’11,4% del I semestre 2012”.

L’immigrato che invece il lavoro non lo perde, lo conserva a prezzo di una maggiore precarizzazione dei rapporti di lavoro e di una diminuzione delle ore lavorate. Nell’arco di tempo più volte citato gli occupati a tempo determinato sono cresciuti del 67% e quelli con contratto a tempo parziale del 78%.

Tra gli autoctoni e gli stranieri cresce anche il differenziale retributivo: “ “Nel I semestre 2012 la differenza tra i guadagni di un italiano e quelli di un immigrato (entrambi a tempo pieno) sono complessivamente di 328 euro pari ad un differenziale retributivo del 23%”.

Infine ecco alcuni dati di carattere generale offerti dalla ricerca. Al I semestre 2012 sul totale la quota del lavoro immigrato è pari al 10%. Oltre un terzo degli occupati immigrati svolge una professione non qualificata e circa il 60%, contro il 34% degli italiani, è impiegato in una microimpresa. E si sa che in una microimpresa le garanzie difettano da molti punti di vista.

Per saperne di più: http://www.ires.it/node/1668

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