29 Lug 2026 crisi aziendale, fiom, licenziamenti mascherati, sciopero, vertenza, zenita group,
Adesione totale delle lavoratrici e dei lavoratori della sede di Modena allo sciopero di gruppo di 4 ore indetto per la mattinata di oggi dalle organizzazioni sindacali nazionali (il presidio in FOTO). La mobilitazione nasce in risposta alla decisione unilaterale di Zenita Group (azienda leader nella progettazione, integrazione e gestione di soluzioni digitali e di cybersecurity), di avviare una procedura di trasferimento per 136 dipendenti in tutta Italia. Per il sito di Modena, il provvedimento colpisce duramente 24 lavoratori su un totale di 58, destinati alle sedi di Milano e Salerno.
Dietro questi trasferimenti coatti, secondo i sindacati, si cela in realtà la precisa volontà di indurre il personale alle dimissioni. Fiom, Fim e Uilm non esitano a definire l’operazione come dei veri e propri “licenziamenti mascherati“, aggravati dalla scelta temporale: aver avviato la procedura a fine luglio, a ridosso delle vacanze estive, fotografa perfettamente l’arroganza con cui la direzione aziendale sta gestendo la vertenza.
L’allarme lanciato dalle sigle sindacali non riguarda solo i lavoratori direttamente colpiti, ma il futuro stesso del gruppo. I dati evidenziano un progressivo svuotamento delle attività interne: le lavorazioni affidate a terzi sono aumentate fino a coprire il 43% delle spese sui ricavi, dimostrando la chiara intenzione di prediligere le esternalizzazioni a scapito dell’occupazione interna.
Un quadro che tuttavia non ha impedito ai soci, nel 2025, di staccarsi un dividendo di ben 20 milioni di euro. Per i sindacati, questa è la prova lampante di come l’azienda – controllata all’81% dal fondo d’investimento CVC – sia guidata da una logica puramente finanziaria, priva di qualsiasi visione industriale.
L’appello al Governo: convocazione immediata al MIMIT
Considerando che tra gli azionisti di Zenita Group figura lo Stato italiano, che detiene il 17% delle quote tramite Cassa Depositi e Prestiti (CDP), Fiom, Fim e Uilm chiamano in causa direttamente le istituzioni.
I sindacati chiedono:
– L’apertura immediata di un tavolo di crisi presso il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy).
– Il ritiro immediato della procedura di trasferimento coatto.
– L’avvio di un confronto serio per un vero piano industriale di rilancio che tuteli l’occupazione e il patrimonio produttivo del territorio.
– Le organizzazioni sindacali avvertono che la protesta non si fermerà: la mobilitazione continua.
Paolo Brini Fiom Cgil Modena
Alessandro Gamba Fim Cisl Emilia Centrale
Alberto Zanetti Uilm Uil Modena



Modena, 29/7/2026

