14 Lug 2014
Modena, 14 luglio 2014
Pochissimi giorni fa la Banca d’Italia ha presentato il Rapporto speciale dell’UIF-Unità di Investigazione Finanziaria sull’analisi dei risultati delle informazioni/segnalazioni raccolte nell’intero 2013, sulle operazioni finanziarie di sospetto riciclaggio di contante o di capitali.
In questi giorni, gli organi di informazione ne hanno debitamente riferito con adeguata rilevanza.
La dimensione straordinaria del fenomeno non può in ogni caso essere sottovalutata o solo oggetto di preoccupati convegni.
L’oggetto scottante delle 96 pagine, tra presentazione e rapporto, non “appartiene” alla Banca d’Italia, bensì ai singoli territori ed alle loro istituzioni locali, alle organizzazioni sociali e sindacali, e sopratutto alle imprese ed al mondo delle professioni.
Se nel corso dell’intero 2013 sono state raccolte 64.605 segnalazioni di sospette operazioni di riciclaggio, per un’entità record di ben 84 miliardi di euro, nel primo semestre del corrente 2014 si registra un picco di incremento del 23% !
La direzione UIF aggiunge che “…oltre il 50% delle segnalazioni trasmesse è stato ritenuto meritevole di accertamenti investigativi. Delle verifiche avviate, circa la metà si conclude con riferimenti in sede processuale”.
Si conferma, sia a livello nazionale che nel nostro territorio regionale, il grosso limite che vede la prevalente attività di segnalazione provenire dagli sportelli bancari e postali, ed una troppo inadeguata partecipazione e collaborazione – seppur obbligata per legge – dei professionisti ed operatori non finanziari.
Ma guardiamo più attentamente i dati dell’Emilia Romagna.
Siamo la quarta regione – dopo Lombardia, Lazio e Campania – che si caratterizza con l’invio di 4.947 segnalazioni sospette.
Di queste, poco più di una esigua decina, da avvocati, revisori contabili, consulenti e commercialisti della nostra regione.
Alcune criticità ed anomalie che caratterizzano le recenti tendenze e che più preoccupano.
– Oltre il 30% degli scambi sospetti, avvengono con uso di denaro contante.
– Cresce la quota di segnalazioni riguardanti “bonifici esteri” e di trasferimento tramite “money transfer”, anche se per questi ultimi cresce la tendenza a portare la loro sede all’estero.
– Salgono le “operazioni contabili finalizzate ad occultare…operazioni di investimento finanziario incoerenti col profilo economico del cliente…fatture relative ad erogazione di servizi non resi…emissione di fatture verso controparti inesistenti..” .
– Nel culmine della crisi ed il blocco del credito, crescono ancor più i segnali di usura ai danni di piccoli imprenditori.
– Ma il punto che più colpisce nella parte centrale del Rapporto, è il “nuovo” capitolo dedicato all’indagine sui flussi di scambio finanziario con i Paesi a “fiscalità privilegiata o non cooperante “. Cioè i cosiddetti paradisi fiscali.
E qui emerge una singolare e crescente specificità sospetta nelle tendenze dell’economia emiliano romagnola.
I flussi finanziari con ” bonifici verso paesi o da paesi” a fiscalità sospetta, portano verosimilmente ad operazioni illegali che, il linguaggio felpato della Banca d’Italia, così ben riassume “..tale opacità rende un Paese attraente sia per l’evasione fiscale, sia per i flussi connessi al riciclaggio”.
Ebbene, la nostra regione è al 4° posto fra le regioni italiane, con 4.105 “bonifici in uscita” verso paesi paradisi fiscali e – dato sorprendente – con ben 8.449 “bonifici in entrata” dagli stessi paradisi, siamo addirittura la 2° regione dopo Lombardia. Con un “in” doppio del “out”.
Dati e tendenze che vanno assolutamente analizzati e spiegati, rifuggendo da pregiudiziali affrettate ma compresi nelle loro reali dinamiche illegali ed affrontati con decisione.
Il Sindacato pone l’esigenza di istituire con urgenza una sede istituzionale – regionale e territoriali – aperta alle fondamentali rappresentanze sociali ed economiche, che affronti in termini di analisi e proposta, i principali nodi dell’economia illegale ben presenti e che ostacolano seriamente una credibile ripresa nell’equità e giustizia sociale: dall’estesa evasione fiscale al lavoro irregolare, dai dati sui rischi di infiltrazione malavitosa nell’economia al riciclaggio.
Franco Zavatti, Cgil Modena-coordinatore legalità e sicurezza Cgil regionale

